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2 aprile 2014 / miglieruolo

Il cattolicesimo reale/1

Da oggi, ogni domenica, per “santificare le feste”, mi accompagnerete nella lettura di brani tratti dai sacri testi del cattolicesimo, selezionati dalla bellissima opera di Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale, Odradek, 2008.  Propongo i testi sacri a voi peccatori, voi che credete nell’eguaglianza fra gli uomini, nella dignità e libertà delle donne, nella sessualità felice, voi che combattete il dominio di classe e l’omofobia. A voi, perché possiate, con maggior cognizione di causa, perseverare nel peccato più determinati che mai. Buona lettura da Alexik

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Si è detto che per criticare la società basta descriverla. Ciò vale anche per la religione cattolica. Qui pertanto descriveremo, anzi, faremo descrivere alle sue massime autorità, quel che il cattolicesimo reale è stato ed è realmente, specie quanto a dottrina morale, in contrasto con il cliché della religione dell’eguaglianza, della gioia, dell’amore e della vita che si usa per rappresentarlo”. (Walter Peruzzi)

La “religione dell’eguaglianza” e la schiavitù

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che appartengono al tuo prossimo”. (Libro dell’Esodo)

Quanto allo schiavo o alla schiava che avrai in proprietà, potrete prenderli dalle nazioni che vi circondano”. (Levitico)

Foraggio, bastone, pesi per l’asino/pane, castigo e lavoro per lo schiavo. Fa lavorare il tuo schiavo e potrai trovare riposo, lasciagli libere le mani e cercherà la libertà”. (Ecclesiastico)

Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore”. (Lettere degli Apostoli: Lettera di Paolo agli Efesini)

Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi”. (Lettere degli Apostoli: Prima lettera di Paolo a Timoteo)

Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili. E’ una grazie per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente”. (Lettere degli Apostoli: Prima Lettera di Pietro)

“Coloro che sono schiavi sotto il giogo e fuggono a qualche comunità, bisogna rimandarli al loro padrone, dopo averli ammoniti e resi migliori, imitando così il beato Paolo, che dopo aver generato Onesimo mediante il Vangelo, lo rimandò a Filemone, avendolo pienamente convinto che il giogo della schiavitù, portato in modo gradito a Dio, rende degni del regno dei cieli”. (Basilio il Grande, Regole ampie)

Tu Chiesa … sottometti le mogli ai loro mariti in un’obbedienza casta e fedele… Sottometti i figli ai genitori in una sorta di libera servitù. Insegni ai servi ad essere devoti ai padroni, non tanto per la necessità della loro condizione, quanto per il piacere del dovere … Insegni ai re a vegliare sui loro popoli. Ammonisci i popoli a sottostare ai re”. (Sant’Agostino, I costumi della Chiesa cattolica e i costumi dei Manichei).

01-NewsExtra_37556Ti è capitato di diventare cristiano mentre continui ad avere un padrone uomo. Ebbene, non sei diventato cristiano affinché ti rifiutassi di servire. Se infatti presti servizio a un uomo per adeguati a un ordine di Cristo, non servi all’uomo, ma a chi ti ha ordinato di servire…. Ecco, non ha preso i servi e ne ha fatto dei liberi, ma ha preso dei cattivi servi e ne ha fatto dei buoni. Quale debito non hanno i ricchi verso Cristo per il modo come ha loro sistemato la casa !”. (Sant’Agostino, Esposizione sui salmi).

“A buon diritto la condizione servile è stata imposta all’uomo peccatore. Perciò in nessun testo della Bibbia leggiamo il termine “schiavo” prima che il giusto Noé tacciasse con questo titolo il peccato del figlio. Quindi la colpa, e non la natura, ha meritato simile appellativo…. Dunque, prima causa della schiavitù è il peccato per cui l’uomo viene sottomesso all’uomo con un legame di soggezione, ma questo non avviene senza il giudizio di Dio, nel quale non v’è ingiustizia ed Egli sa distribuire pene diverse alle colpe di coloro che le commettono”.  (Sant’Agostino, La Città di Dio).

“I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave”. (Delibera del Concilio di Toledo, V secolo)

Chi dal vescovo giù giù fino al suddiacono (quindi, esclusi i papi e i cardinali ? ndr) abbia generato dei figli di nozze esecrande, sia con una donna libera sia con una schiava, deve essere punito secondo la legge canonica: i figli generati da tale incesto non devono ottenere il lascito dei genitori, bensì appartenere per sempre ome schiavi alla Chiesa, presso la quale i loro padri, che li generarono empiamente, erano impiegati”. (Delibera del Concilio di Toledo, VII secolo)

Tutte le figlie e i figli dei chierici che siano nati da donna libera o schiava, da legittima consorte o da concubina, saranno schiavi della Chiesa per l’eternità … Chi dichiara liberi, in quanto nati da donne libere, i figli di quei chierici che sono schiavi della Chiesa, sarà passibile di anatema in quanto depreda la Chiesa.” (Concilio di Pavia, 1022)    (Continua)

 

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