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8 aprile 2014 / miglieruolo

I fascisti alzano un reticolato di 270 chilometri

dal blog di Daniele Barbieri

(Quella che segue è una Scor-data. Esattamente quella relativa al 5 marzo 1931, che ripropongo in quanto la ritengo di particolare interesse. Cosa siano le Scordate lo illustra Daniele Barbieri medesimo in fondo all’articolo.

Mam)

***

di d. b. (*)  

Italiani, brava gente? Non certo in Africa (o nei Balcani). Genocidio è il termine che gli storici Angelo Del Boca e Giorgio Rochat utilizzano per le “imprese” dei generali Badoglio e Graziani in Libia (o Cirenaica, come allora si diceva).

Massacro dell'Amba Aradam

Massacro dell’Amba Aradam

Fra il 1930 e il 1933 la repressione, avallata da Mussolini, tocca punte terrificanti: quasi 100mila persone – esattamente metà della popolazione – vengono deportate, dall’agosto 1930, in 6 grandi campi di concentramento e in 11 più piccoli. Come scrive Matteo Dominioni su «Storie in movimento» è chiaro cosa accadrà, al punto che il generale Pietro Badoglio annota: «non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla sino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica». Una profezia vicina alla verità: furono circa 70 mila i morti di quella deportazione e della successiva prigionia.

Nel libro (del 2005) intitolato proprio «Italiani, brava gente?» – con il sottotitolo «Un mito duro a morire» – Angelo Del Boca parla di Soluch e degli altri campi di concentramento come di un’Auschwitz. E di «genocidio in Libia» aveva parlato Eric Salerno nel libro omonimo (da poco ristampato) riferendosi a tutta «l’avventura coloniale» o meglio al periodo 1911-1931.

Forche pubbliche di Graziani

Forche pubbliche di Graziani

Però nonostante la repressione feroce restano in circolazione alla fine del 1930 qualche centinaio di guerriglieri capaci, a volte, di colpire le truppe italiane anche grazie all’abilità di Omar al-Mukhtar, «il leone del deserto». Schiumante di rabbia, il generale (e vice-governatore) Rodolfo Graziani ordina di costruire un reticolato di 270 chilometri per bloccare i guerriglieri e il contrabbando (dall’Egitto) che in qualche misura li aiuta. Nel gennaio 1931 il preventivo è pronto e il 5 marzo Graziani dà ordine di cominciare i lavori che vengono affidati alla Silcep (Società italiana costruzioni e lavori pubblici). Furono impiegati – ricorda Dominioni – 2500 operai indigeni sotto la sorveglianza di 1200 soldati. Ci vollero milioni di paletti di ferro e 20 mila quintali di cemento. Il tutto controllato da linea telefonica, 3 ridotte, 6 fortini e 3 campi d’aviazione. Quando 6 mesi dopo “il muro spinato” è ultimato si capisce che Omar al Mukhtar ha i giorni contati. E infatti il 12 settembre il vecchio (73 anni) capo guerrigliero viene catturato e dopo un processo-farsa impiccato, il 16 settembre, davanti a 20 mila persone.

(*) Gran parte dei materiali utilizzati vengono dal citato articolo di Matteo Dominioni su «Storie in movimento» poi ripreso – con il titolo «Il muro libico eretto dai fascisti» – dal quotidiano «il manifesto» del 13 novembre 2004.

Su codesto blog si è più volte parlato dei misfatti italiani (non solo fascisti) in Africa e dell’assassinio di Omar al-Mukhtar; una immonda scia che si allunga sino alla censura, 50 anni dopo, del film «Il leone del deserto». Che gli italiani non sappiano è la parola d’ordine che purtroppo domina ancor oggi, nonostante il coraggio degli storici che tutto ci hanno svelato di quelle infamie. Ovviamente qui in blog si è denunciata la vergogna del “sacrario” eretto al boia Graziani: non è questione solo del sindaco di Affile visto che i denari sono arrivati dalla Regione Lazio e molti altri promessi sono stati bloccati (si spera per sempre) solo dopo lo scandalo che è stato soprattutto internazionale visto che in Italia i “grandi” media e le forze politiche hanno a lungo taciuto anche quando persone sia italiane che migranti africani hanno protestato contro il sindaco di Affile.

08aprile-graziani_nRicordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili ma sinora sempre evitati) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 5 marzo avevo, fra l’altro, ipotizzato: 1179: Alessandro III contro gli albigesi; 1827: muore Alessandro Volta; 1896: Crispi si dimette: 1922: prima di «Nosferatu»; 1938: nasce Lynn Margulis; 1943: scioperi alla Fiat contro i nazisti; 1946: Churchill parla di una «cortina di ferro»; 1955: Pontecorvo ricompare a Mosca; 1957: «L’Osservatore romano» contro libertà di stampa; 1968: ultima esibizione di Duchamp; 1940: in vigore Trattato non proliferazione nucleare; 1993: Ben Johnson radiato per doping; 2008: muore Joseph Weizenbaum… e chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info.

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

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