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29 aprile 2014 / miglieruolo

Camilla ha ragione

Camilla De Luca, universitaria, ha lanciato una petizione su Change.org chiedendo la cancellazione del programma “Come mi vorrei”, quello in cui Belen insegna alle ragazzine, con metaforici schiaffi in faccia costituiti dai commenti sul loro aspetto, come diventare più belle, più sexy, più carine ecc. La petizione ha oltrepassato le 30.000 firme.

Naturalmente la rete che produce il programma, Italia 1, non lo chiuderà nemmeno di fronte a 300.000 firme, e credo che Camilla lo sappia quanto me. Tuttavia, penso abbia fatto benissimo a sollevare la questione, perché ha ragione.
Perché Camilla ha ragione?
Perché l’oggettificazione sessuale delle donne e delle ragazze nei media (quella che i ricercatori/le ricercatrici hanno cominciato a chiamare la “pornificazione” della cultura) ha effetti grandemente negativi sulla loro salute fisica e psicologica: si va dall’anoressia alla depressione, e dalle forme patologiche (Body Dysmorphic Disorder) al suicidio, tanto per fare qualche esempio.
Perché l’oggettificazione sessuale delle donne e delle ragazze nei media è collegata in modo diretto alla promozione e al rinforzo delle attitudini sessiste, del bullismo e della violenza di genere.
Perché l’oggettificazione sessuale delle donne e delle ragazze nei media è anche collegata in modo diretto al consumismo: un vecchio adagio “commerciale” dice che un individuo felice è un pessimo consumatore e rendere donne e ragazze costantemente infelici e ansiose rispetto ai loro corpi è funzionale ai guadagni dell’industria della moda, della cosmesi e dei prodotti dietetici e della chirurgia plastica: ma le donne e le ragazze cosa ci guadagnano nell’essere infelici?

quel che intendo

Le tre ragioni succitate ve le ho espresse io con le mie parole, ma sono sostenute dall’evidenza della ricerca scientifica in modo così schiacciante che Nazioni Unite, parlamenti, organizzazioni non governative ed istituti di ricerca da anni compilano, propongono, pubblicizzano e votano codici di condotta per i media, affinché questi ultimi smettano di gettare secchiate di immondizia in faccia alle donne senza soluzione di continuità.
E’ possibile che i curatori del programma di Italia 1 non ne abbiano mai sentito parlare; è possibile che anche se ne hanno sentito parlare se ne freghino: e qui arriviamo al pezzo mancante nell’interazione. Messi di fronte alla presa di posizione di Camilla rispondono che stanno facendo “dell’intrattenimento”, che non è “compito della tv commerciale e in particolare di un programma come questo fare dell’introspezione psicologica approfondita” (e chi gliel’ha chiesta?), “ci sono programmi simili e nessuno dice niente” ma “visto che nel nostro c’è Belen scatta la polemica”.
Il pezzo mancante nell’interazione è questo: Camilla ha visto il programma e ha dato un giudizio, chi ha risposto in questo modo o non ha letto la sua lettera o non è in grado di capire un testo scritto in italiano. Non cogliendo quindi le motivazioni di chi ha lanciato la petizione, motivazioni peraltro espresse con cristallina chiarezza, a Italia 1 pensano che dev’esserci sotto qualcosa, dev’essere uno strumentale attacco a Belen per il gusto della polemica e per farsi pubblicità. Non è sorprendente: questo schema è all’opera nei media italiani con frequenza ossessiva, così: Presa di posizione – “Questo atteggiamento favorisce e scusa la violenza sessuale”. Replica – “Ti denuncio! Mi stai dando dello stupratore!”, oppure: Presa di posizione – “Non intendo appoggiare in alcun modo pratiche/espressioni/legislazioni che favoriscano l’acquisto di esseri umani a scopo di intrattenimento sessuale.” Replica – “Liberticida! Moralista! Mi stai perseguitando! E’ una congiura!”
Vedete il trucco, sì? Ad essere contestate sono delle AZIONI, ma la risposta viene formulata come se si trattasse di un’aggressione alle singole persone e ridirezionata come aggressione alle singole persone, così il fulcro del discorso si sposta e non si discute più del merito, ma degli scopi vili e nascosti di chi ha preso pubblicamente una posizione.
Il diritto alla vostra libertà di espressione, signori di Italia 1? Deve essere bilanciato con il diritto alla vita e alla salute e alla sanità mentale e a non subire violenza di chi riceve detta libera espressione. Un po’ di senso del limite e delle proporzioni, per favore. Non esistete solo voi a questo mondo e la vostra visione di cosa una ragazza dev’essere non è “oggettiva” ne’ normativa. Sparare in testa a qualcuno può essere descritto come la libera espressione del rancore di una persona verso un’altra, ma ciò non lo rende qualcosa di meno di un omicidio, e non scusa e non giustifica il colpo di pistola.
Sempre secondo Italia 1, Belen sarebbe per le ragazze che partecipano al programma “l’amica che ce l’ha fatta”. Ad ottenere l’approvazione maschile, naturalmente. Un traguardo per cui vale la pena impegnare tutte le nostre energie e se non riusciamo a raggiungerlo, buttarsi dal balcone a 14 anni non è poi così tragico. Amica di chi, se posso chiedere? Maria G. Di Rienzo

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