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11 maggio 2014 / miglieruolo

Primavera nuova, canzone vecchia

E’ tornata la Primavera e io (io in questo caso, risponde al nome, se chiamata educatamente, di Maria G. Di Rienzo) non vi ho ancora dedicato una canzone? Rimediamo subito.

http://www.youtube.com/watch?v=DDiAqqlXQqY

Sembrerà strano ma da anni la mia canzone preferita, quella che vi propongo, è… la sigla di un vecchio sceneggiato televisivo coreano. Non importa quante volte la sento e quante volte la canto, il suono dell’haegeum (o haegum, dipende dalle trascrizioni) – uno strumento tradizionale che potete vedere in immagine qui sotto – resta bellissimo e struggente, le voci delle bambine e della donna sono terrene e celestiali al tempo stesso.

kang eun il

Il pezzo si chiama “Onara” (오나라), è di Im Se-Hyeon, e apriva lo sceneggiato “Dae Jang Geum”, altrimenti noto come “Jewel in the Palace”. Lo sceneggiato andò in onda per la MBC dal 15.9.2003 al 23.3.2004, con una percentuale di telespettatori media del 45,8% e un picco del 57,1%. Non fu solo la Corea a “dare i numeri” per questa storia, che durante i nove anni successivi è stata trasmessa con eguale successo in Cina, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Brunei, Indonesia, Filippine, Giappone, Vietnam, Thailandia, India, Bangladesh, Sri Lanka, Arabia Saudita, Australia, Stati Uniti, Svezia, Russia, Iran, Perù, Turchia, Colombia, Egitto, Romania, Israele, Ungheria, Nuova Zelanda… e sicuramente ho dimenticato qualche paese (per esempio, non mi torna in mente quello africano in cui posposero la diretta delle Olimpiadi per mandare in onda regolarmente l’episodio di “Dae Jang Geum”, a causa delle clamorose proteste degli appassionati).

Onara” ha di conseguenza almeno una mezza dozzina di versioni in altre lingue con testi che a volte sono una parziale traduzione, e a volte sono totalmente differenti. I versi in coreano antico dell’originale dicono più o meno questo:

Se chiedo che venga, davvero verrà?

Se chiedo che vada, davvero andrà?

Anche dopo l’attesa di innumerevoli giorni noi non saremo insieme.

No, no, è no.

Allora, se non puoi venire qui, portami via con te.

Ma cosa racconta di così speciale, dunque, lo sceneggiato? La vita, totalmente romanzata, della prima medica “ufficiale” coreana, più esattamente della prima medica autorizzata ad occuparsi della salute di un sovrano (Jungjeong, 11° re di Joseon/Corea) e della famiglia reale. Jang Geum, che riceverà il titolo di “Dae” – “Grande” per i suoi meriti, è menzionata negli Annali di corte, per vari episodi relativi alla sua professione, dal 1515 al 1544, nonché in un testo chiamato “Diario dell’Ufficiale Medico della Dinastia Yi” che ricorda la fiducia del re nei suoi confronti e la sua capacità di curare malattie con il cibo. Jang Geum è semplicemente un nome proprio: il testo ricorda anche che non si conosce il cognome della donna e perciò non è possibile risalire alle sue origini (il che ci orienta a pensare si trattasse di origini umili). Di lei non si sa null’altro.

la medica Jang Geum

Il successo della serie televisiva è dovuto a diversi fattori, fra cui è doveroso menzionare la bravura dell’attrice protagonista Lee Young-ae e dei suoi comprimari, l’accuratezza nella ricostruzione degli scenari storici, la bellezza dei costumi, e persino l’acquolina in bocca dovuta al gran tempo che lo sceneggiato passa nelle cucine reali (che sono il punto di partenza della giovane Jang Geum). Ma se lo chiedete a una qualsiasi delle fan in tutto il mondo – lo sceneggiato è stato amato in modo particolare dalle donne – la risposta che riceverete sarà una variazione qualsiasi sull’apprezzamento di Jang Geum, un personaggio di sesso femminile che riunisce in sé, bilanciandole, determinazione, intelligenza, forza d’animo, compassione, resistenza, speranza, gioia di vivere.

dae jang geum - 2003

Di recente si è tornati a parlare di una “stagione 2” per “Dae Jang Geum” (accade regolarmente da anni) che avrebbe come protagonista la stessa attrice. Le indiscrezioni sulla trama dell’eventuale seconda stagione mi lasciano un po’ scettica: si tratterebbe di una serie successiva di mazzate alla vita di Jang Geum che non aggiungerebbero, a mio avviso, nulla di rilevante alla sua figura. La storia si era conclusa nel 2004 con quello che io avevo percepito come un inusuale trionfo per Jang Geum, e preferisco ricordarla così: non più rinchiusa fra le mura della corte reale dove soffriva continuamente a causa di intrighi e sospetti, finalmente medica di un’intera comunità, riunita all’uomo che amava, madre di una bambina, la vedevamo salvare la vita di una partoriente eseguendo l’ennesimo “atto proibito” a una donna (e ai medici in generale), e cioè il primo taglio cesareo della storia della medicina coreana. Maria G. Di Rienzo

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