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14 maggio 2014 / miglieruolo

La via delle panchine

La scorsa settimana, in 24 paesi le attiviste anti-molestie hanno organizzato simultaneamente azioni di protesta e proposta: marce, presidi, teatro di strada, poster e volantini, eccetera. In Belgio hanno ad esempio circondato un’università con tre grandi striscioni diretti ai testimoni delle molestie in strada; quello dell’immagine dice: “Se piovono parole meschine, puoi metterti di mezzo”.

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Jolien Voorspoels, co-direttrice del gruppo “Hollaback” locale ha spiegato: “L’ombrello simboleggia il piccolo gesto di un passante, che tiene distanti le parole offensive. Vogliamo che i possibili testimoni delle molestie sappiano come un piccolo gesto possa avere un grande impatto.”
Un’azione di questo tipo è importante e benemerita, poiché trasforma il luogo in cui è compiuta: esso diventa simbolicamente uno spazio in cui comportamenti violenti contro le donne non sono ammessi e scusati. Un passo in più potrebbe essere rendere la trasformazione permanente, perché manifesti e striscioni hanno una durata limitata (dalle leggi vigenti e dal vandalismo).
Come forse qualcuna/o di voi ricorderà, la città in cui vivo ha avuto un momento di orrenda notorietà, nel passato, a causa delle panchine nel parco antistante la stazione ferroviaria. L’allora sindaco-sceriffo le fece asportare affinché non vi si sedessero gli individui “neri-gialli-marroni” che erano per lui e il suo partito – la Lega – l’incarnazione di ogni male possibile, e cioè i cittadini immigrati. Durante la manifestazione di protesta che organizzammo all’epoca ne ripiantammo una, su cui sedetti assieme ad una donna di colore sentendomi finalmente meglio, con la sensazione che l’incubo era destinato a svanire.
Le panchine restano nei luoghi pubblici per un periodo di tempo molto più lungo di un poster. Se costruite in materiali adeguati, sono anche meno vulnerabili ai danneggiamenti volontari. Mettendo insieme gruppi comunitari e artisti a crearle, si può ottenere quello che ha ottenuto “Rock Girl” in Sudafrica. L’organizzazione è stata ispirata dall’iniziativa spontanea di alcune studenti di una scuola media di Manenberg: costoro hanno deciso che volevano fare della loro scuola un posto più sicuro e più bello per le ragazze e, assecondate da insegnanti e genitori, hanno creato una panchina. Le attiviste di “Rock Girl” hanno diffuso l’idea in tutto il paese.

rock-girls

“Rock Girl crede che il desiderio di creare spazi sicuri spezzi barriere culturali, razziali, economiche e sociali. E’ questo il fondamento del nostro impegno. Non imponiamo il tipo di panchina, ma incoraggiamo membri della comunità e designer a lavorare insieme verso una visione condivisa.”

Colpisci una donna e colpisci una roccia

safe space

Devo dirvi che a me piacciono davvero molto. E che potrei lanciare urla di gioia se qualsiasi associazione antiviolenza italiana prendesse in prestito l’idea. Dovesse accadere, vi prego di fare abbastanza rumore affinché io venga a sapere cosa state combinando e lo rilanci ad altre persone, ok? Maria G. Di Rienzo
(P.S. Continuo ad avere problemi con la gestione di WordPress. Ritardi e grafica balenga non dipendono da me, ma mi scuso con voi lettrici/lettori.)

 

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