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21 maggio 2014 / miglieruolo

Le Madri di Soacha di Maria G. Di Rienzo

Luz Maria Bernal

“Quindi, lei è la madre del comandante narco-guerrigliero.”, disse il procuratore generale del distretto di Ocaña all’inizio dell’interrogatorio.
“No, signore. Io sono la madre di Fair Leonardo Porras Bernal.”, rispose la donna.
“Giusto. Suo figlio guidava un gruppo armato.”, continuò il procuratore, “Il gruppo ha avuto uno scontro a fuoco con la 15^ Brigata Mobile e suo figlio è morto in combattimento. Aveva addosso una tuta mimetica e teneva una pistola 9 mm nella mano destra. Le prove indicano che ha sparato.”

Luz Maria Bernal, la madre in questione, spiegò che suo figlio Leonardo, 26enne, era disabile dalla nascita: una capacità cognitiva certificata al 53% di quella normale e un’età mentale di 8 anni circa. Inoltre, il lato destro del suo corpo era paralizzato, inclusa la mano con cui avrebbe dovuto sparare. Era scomparso da casa l’8 gennaio ed era stato ucciso il 12, a 700 chilometri da casa. Come poteva essere un comandante narco-guerrigliero?
“Non lo so, signora.”, replicò il procuratore, “Questo è quel che dice il rapporto dell’esercito.”
Dal 2002 al 2010, durante il governo di Alvaro Uribe, di rapporti su persone uccise dall’esercito durante azioni anti-guerriglia ne arrivarono all’ufficio del procuratore generale 4.716: 3.925 sono stati riconosciuti come “artificiati” e cioè creati ad arte per ottenere ricompense in nero dall’amministrazione. Ma non lo avremmo mai saputo, se Luz Maria Bernal non avesse puntato i piedi, portato simbolicamente il suo cuore – l’immagine del figlio – a tracolla affinché tutti potessero vederlo, e creato nel 2008, con una ventina di altre donne i cui figli erano scomparsi allo stesso modo del suo, il gruppo “Madri di Soacha” (dal nome del distretto in cui cominciarono i rapimenti).
Quando ottenne di far riesumare il corpo del giovane dalla sepoltura di massa, a Luz Maria non fu permesso di vederlo: le consegnarono una bara chiusa che riuscì a far aprire legalmente solo un anno e mezzo più tardi. Essa conteneva un torso umano, sei vertebre e un cranio riempito di una camicia. Le analisi confermarono che si trattava dei resti di Leonardo.
Il caso funse da catalizzatore per far saltare ogni copertura allo scandalo dei finti guerriglieri: membri dell’esercito colombiano rapivano giovani che vivevano nei bassifondi, li spostavano a centinaia di chilometri da casa e li assassinavano, camuffandoli poi da guerriglieri per ottenere i compensi segreti.
Come risultato della persistenza di Luz Maria e delle altre madri, il 31 luglio 2013 la Corte Suprema ha condannato i sei soldati responsabili della morte di suo figlio a 51 anni di prigione. Tuttavia, le Madri di Soacha continuano a lottare perché chiarezza sia fatta sugli altri casi e perché i mandanti che allungavano le mazzette, non solo gli esecutori materiali, siano portati davanti alla giustizia. Il 20 febbraio scorso erano di nuovo in Piazza Bolivar, a Bogotà, a chiedere le dimissioni del Ministro della Difesa Juan Carlos Pinzon. Maria G. Di Rienzo
(Fonti: El País, La Razón, Upside Down World)

 

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