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24 maggio 2014 / miglieruolo

Gesù al Bar Sport

Di Mauro Antonio Miglieruolo

Quel tipo si faceva chiamare Gesù, senza che lo fosse (o lo era a modo suo). Era infatti un Gesù tutto speciale, un po’ perdigiorno, un po’ angelo, un po’ alieno tipo extraterrestre. Arrivava puntualmente verso le 18 e come tutti si stravaccava lungo su una sedia, lo sguardo perso nel vuoto e fumava, beveva, criticava il governo con il medesimo accanimento di tutti: strano, ma era in tutto e per tutto uguale a ogni altro avventore del Bar Sport.


30apr-17893_493637018_nA differenza degli altri tuttavia era preceduto (e seguito) da un suono di cimbali e una caterva di ragazzi in tenuta arancione che gli saltellavano e ballavano intorno. Erano capaci di ballare per ore quei tizi, pur intabarrati in quello loro lunghe tuniche pretesche, uomini e donne sempre rigorosamente vestiti da arancione.
– Viva Gesù, – vociava il corteo saltellante, dentro il quale tutti cercavano di sembrare al massimo felici (ce n’erano anche di quelli). E capitava spesso, stranezze della vita, che una voce anonima rispondesse infervorata: – Viva Maria!
Gesù, un gesto della mano, ohoo! Piantatela! Gli faceva capire. Ma quelli niente, fedeli quanto Lui lo era a se stesso, se ne stavano ore e ore in agguato in prossimità del Bar finché non compariva; e allora era tutto un tripudio di gioia. Gesù, un sorriso indulgente, scrollava le spalle e passava oltre.
Il comportamento di quei ragazzi era l’esatto contrario degli avventori del Bar i quali, impassibili, pacati, indolenti (neppure voltavano il capo quando Gesù entrava), attendevano che si sistemasse e iniziasse a parlare. Lo stesso si capiva che erano contenti di vederlo. Lo si capiva da come assestavano il culo sulle sedie; o da come si affrettavano a vuotare il contenuto dei bicchieri, non si poteva mai sapere, nella distrazione che seguiva qualcuno poteva approfittarsene, allungare la mano e vuotare quello del prossimo, oltre che il proprio.
Gesù lo stesso, non dava a vedere il piacere che provava nel trovarli tutti lì riuniti, giorno dopo giorno, sempre più numerosi, per ascoltarlo e abbracciarlo con lo sguardo (tanto numerosi che dopo qualche settimana non c’era più posto per nuovi avventori e il gestore, per tenere a bada i tanti che l’imploravano di entrare, era stato costretto ad abbattere un divisorio per allargare la sala). Sedeva al tavolino accanto all’ingresso, lasciato libero apposta per lui, si metteva comodo, accendeva una sigaretta, faceva sì con la testa al più svelto a porgergli un bicchiere di vino (sì, grazie…) e si beava del silenzio che, lui dentro, scendeva nel locale.
30apr-croc-infinitoPassava qualcosa come un quarto d’ora, o mezz’ora (sempre in assoluto silenzio) e poi iniziava a darci dentro con una delle sue solite affascinanti storie. Non faceva altro, non si occupava d’altro: bere, fumare e raccontare frottole. O quello che parecchi scettici ghignando, definivano volentieri frottole. Raccontava cose del genere:
– C’è un posto, dalle parti di Ophiuco… o si tratta della Grande nube di Magellano? Scusate, i millenni passano, invecchio, non ho più la memoria di un tempo… beh, insomma, lassù (e puntava l’indice verso l’alto)… uno strano pianeta… sapete di cosa parlo, vero? Un mondo simile a quello che abitiamo noi, dove la gente però è diversa, ma molto diversa… non nasce come qui e muore in modo molto strano. Nasce, quel(la gente, dentro le teste di altra gente che abita un pianeta vicino; e muore per consunzione dopo qualche migliaio di anni, non appena il particolare tipo di teste che l’ha creata muore a sua volta. Strano vero?
Tutti trattenevano il fiato, mortalmente curiosi di capire dove Gesù sarebbe andato a parare. Perché da qualche parte, ormai lo sapevano, andava sempre a parare. Non apriva bocca senza uno scopo, Lui; senza un apologo, una metafora, un’allegoria, una morale.
– Gli spazi occupati dei due pianeta si può dire siano quasi lo stesso, essendo ognuno come lo specchio dell’altro. Non materialmente, però. Perché il Primo, quello dove la gente nasce in conseguenza dei pensieri della gente del pianeta vicino, il pianeta necessario (per questo chiamato Primo), è enorme, grandissimo, non finisce mai, milioni e milioni di chilometri di terre, mari, pianure, montagne, fiumi laghi e foreste, tante foreste. Il secondo invece è un pianeta normale, grande pressappoco quanto quello su cui viviamo. Vi si conduce la medesima vita. Alzarsi, bofonchiare, andare al lavoro, firmare cambiali, spettegolare, pagare i conti del dentista, lavorarsi la moglie, o il marito, del vicino o della vicina, la scopatina del sabato sera, magari anche della domenica mattina, ed è tutto, l’esatto mare della merda in cui, senza protestare, entriamo giornalmente a nuotare….
30apr-Network HD (161)Risatine. Sapevano bene quello di cui stava parlando. Della loro vita, parlava. Della loro squallida vita di strafottuti smaniosi intrigati vagabondi dell’esistenza.
– Sapete, no? Come funziona con lo specchio. Da una parte c’è la persona reale, dall’altra quella “ideale”, cioè la raffigurazione di quella reale. Lo stesso che in un disegno o una fotografia. Ora, chi guarda una fotografia, o chi si guarda in uno specchio, sa bene da che parte sia la realtà. (Anche se, mi viene il dubbio, l’altro dentro lo specchio può pensare la stessa cosa: di essere lui dalla parte giusta! e il tizio che lo imita apparentemente oltre la superficie fredda liscia niente altro che un proiezione luminosa!). Invece qui ogni abitante dei due pianeti si presenta nella propria interezza, completo. Cioè indiviso. Ove si incontrassero, i due, potrebbero salutarsi, fingere di essere interessati l’uno all’altro, chiedere notizie sulle rispettive famiglie, dire sbrigativamente “sì sì tutto bene”, stringersi la mano e allontanarsi in fretta per accudire al nulla delle loro rispettive faccende. Cosa impossibile invece con una immagine speculare. C’è mai stato nella storia qualcuno che si sia incontrato con il se stesso dello specchio? Gli abbia stretto la mano? Chiesto casa diavolo ci faceva da quelle parti e perché diamine non si era fatto più vivo? O immaginato, fuori dalle favole, di poterlo fare? Invece tra i tizi dei due pianeti questo sarebbe possibile, non fosse per il piccolo particolare che quelli del secondo (che è poi quello di origine del Primo: paradossi dell’esistenza) non vedono l’altro e perciò neppure possono organizzare spedizioni per andare a visitare l’incarnazione dei loro stessi pensieri (i Primi potrebbero, ma in verità, incazzati neri come sono, non si sognano nemmeno di farlo).
In genere, giunto a questo punto, delineato sommariamente il quadro del racconto, Gesù se ne stava zitto per un po’. Il tempo sufficiente affinché i poveretti che l’ascoltavano assorbissero bene i concetti esposti e le implicazioni che comportavano. Cosicché, quando riprendeva a parlare era sicuro di poter infliggere un’altra mazzata al comprendonio dei quei solenni sbevazzoni, perdigiorno calciofili, scrocconi attaccabrighe, falliti puttanieri della malora, che si illudevano di potersela scapolare nonostante continuassero a affondare nel pantano da loro stessi creato. E continuavano imperterriti, giorno dopo giorno, anno dopo anno: continuavano a create mota e ad affondarvi, senza badare a altro che farsi venire le paturnie e consolarsi con le interminabili dispute su quale fosse la squadra di calcio migliore, se la loro, o la loro.
Questo almeno finché da quelle parti era comparso lo strano tipo che avevano cominciato a chiamare e che volentieri si lasciava chiamare Gesù. Gesù di Roma, AD 2014.
– Immagino vi stiate chiedendo com’è che proceda la faccenda, – riprendeva Gesù nel medesimo tono pacato e avvincente con cui aveva iniziato. – È semplice. Uno, un tizio qualsiasi del Chissà Dove del Secondo Pianeta fa un pensiero (formula, dovrei dire, ma sapete bene che mi sono proposto di parlare come mangio, per non parere che mi voglia dare arie e non incorrere in equivoci)… insomma uno fa un pensiero ed ecco che dall’altra parte, lassù cioè (segno verso l’alto con l’indice), sul Primo Pianeta, nasce una persona… nasce, oddio… si condensa, prende corpo, appare una persona. Una persona bella e fatta, completa, più o meno adulta, a seconda del tipo di pensiero formulato… se è un pensiero adulto, ponderato, ecco l’adulto, fine, maturo, equilibrato; se il pensiero è infantile, arbitrario, capriccioso, ecco il bambino, piagnucoloso, aggressivo, insopportabile. Se invece è un pensiero mezzo scemo, mezzo scemo sarà la persona che ne vorrà fuori. A seconda. Donna o uomo che sia, per quanto intero, si svilupperà secondo le caratteristiche dell’impulso-idea che gli ha dato origine…
30apr-NetWork (165)Qui Gesù, completati definitivamente i preliminari, si concedeva una nuova pausa. Una pausa per se stesso, questa volta. Per godere il silenzio totale che vagolava, ondeggiava, rimbalzava, riecheggiava, maramaldeggiava nel locale. Un silenzio bello, schietto, riepilogo del generale interesse. Un silenzio solenne, adeguato alle iperboli delle sue invenzioni (se pure invenzioni erano). Ma quel silenzio, che non era il prodotto della totale assenza di rumori (i petti continuavano a espandersi e contrarsi, i cuori battevano, il sangue circolava tumultuando; e le mosche, intrepide, insistevano nel manifestare indifferenza); quel silenzio che era pura attesa, puro desiderio di ascoltare il seguito; azzittiva ogni altra istanza che non fosse la richiesta occulta che urlava: continua, ti prego. Continua. Facci sapere! Per cui, pochi secondi più tardi (molto pochi secondi) Gesù si affrettava a ottemperare alle silenziose richieste con una semplice domanda.
– E se i pensieri in questione fossero cattivi? Crudeli? Calamitosi? Corrotti? CRIMINALI?
Quella fu la domanda della sua ultima volta. E se i pensieri fossero una chiavica di pensieri?
Avanzò la domanda e si fermò, in attesa delle reazioni.
Era il momento cruciale, quello. Il costante punto critico di ogni suo racconto. Il passaggio in cui iniziava a coinvolgerli. In cui li costringeva a pensare e partecipare alla narrazione.
Tutti sapevano che voleva una o più risposte da parte loro. Che non avrebbe ricominciato a raccontare finché non le avesse ricevute.
Per un po’ nessuno si azzardò a commentare. Ma prolungandosi l’attesa (e l’imbarazzo conseguente) un tizio lì accanto, uno alto allampanato, uno sornione, scherzoso, un mite avventore che consumava sempre e solo bevande gasate d’origine USA (e getta) e che perciò veniva chiamato “l’Americano”; il tizio non resse e sbottò:
– Allora sono cavoli amari. Ma amari proprio, per quelli di Ophiuco.
Le due frasi diedero la stura alle altre. Per un po’ fu tutto un rincorrersi di commenti.
– È allora che compare Berlusconi… il Berlusconi delle stelle! Ah! Ah! Ah!
– Esatto. Compare Berlusconi. Oppure mia suocera. Mia suocera è peggio di Berlusconi. È un vero e proprio cattivo pensiero! Il peggio.
– E Bossi? Bossi dove lo metti?
– Caspita! Anche lassù? Dio, che punizione!
– Ehi! Contano anche le fantasie sessuali?
– Acci! Non ci avevo pensato! Da quelle parti dovrebbe essere tutta un’orgia continua! Ci si arriva facilmente?
– Spero di sì, ciò voglia di andarci anch’io!
– Mannaggia! Dov’è che fanno i biglietti?
– Devono stare proprio allegri da quelle parti!
– Macché allegri! Con tutta la rabbia che c’è in circolazione! Vi immaginate che cosa si crea lassù? Che vita? Mafia, Politici, Pedofili, Miliardari, Preti…
– Peggio che da noi, cazzo!
– Deve nascere un figlio di puttana al microsecondo, da quelle parti. I cattivi pensieri sono la madre dei figli di puttana…
E via sghignazzando, battendo le palme aperte sul tavolo, chinando le teste uno verso l’altra e dandosi gran manate sulle spalle. Però non appena Gesù accennò a riprendere il racconto, le bocche degli avventori si immobilizzarono all’istante. Alcune persino a metà delle parole che stavano pronunciando.
30apr-comladr-c– Sapete cosa sia una Nova, vero?
Non si trattava di una domanda. Di una vera domanda. Non si sarebbe azzardato, Gesù, su un argomento del genere, tanto lontano dal sapere quotidiano. Gli serviva solo da introduzione alla sommaria risposta che lui stesso si diede.
– È l’esplosione di una stella che è vissuta troppo. Una stella che muore. Gli uomini muoiono e si disfano. Le stelle muoiono e esplodono (si disfano in modo diverso). Succede qualcosa del genere con l’energia psichica. Il principio vale in tutto e dappertutto, anche a Chissà Dove. Uno accumula rabbia ed esplode. Magari non muore, però si mette in un mare di guai. Può perdere gli amici, il posto di lavoro, un amore… oppure mette in fila nuovi errori e rovina tutto quanto, qualsiasi cosa (come morire). Distrugge irrimediabilmente la propria vita. Lo stesso fate anche voi, amici. Vi distruggete con il niente dell’accumulo di insoddisfazioni, piccole nefandezze e errori. Aprite gli occhi amici, apriteli per pietà a voi stessi. Lasciate perdere tutto, tutto quello che vi portate dietro e vi ostacola nel viaggio. Che siete facchini, voi? Siete piccoli Sisifo condannati a trascinare per il mondo case intere piene di carabattole, palazzi inzeppati con le abitudini e isolati rigurgitanti di dolori pregressi e afflizioni? Ma che vi importa di vostra suocera! di vostra moglie, figlio, amante o quello che sia; di com’è e come non è ! Che vi importa della Roma, della Lazio, di D’Alema, Veltrusconi, Richard Geere o Lady Diana! Ma che siete matti? Ma chi ve lo fa fare! Non andrete lontano, se continuate nello steso modo!
Gesù di nuovo si interruppe, apparentemente per tirare il respiro; in verità per dar tempo al ruminio dei pensieri, che sentiva andare a mille, si placasse un pochettino. Ma poi che avvertì come i concetti si fossero fissati nella coscienza di ognuno, si affrettò a riprendere il discorso.
– Avete citato i politici. Ma da dove credete abbiano origine quei bei tomi? Da quale oscuro buco di culo della coscienza? Lo stesso tenebroso che produce l’inflazione di creature perverse su Ophiuco. L’uguale che in Chissà Dove. Solo che voi oltre a mandarli in giro per il Cosmo, li disseminate tra le gente. Seppiatelo, i Governi non sono altro che l’immagine deformata delle vostre stesse deformazioni interiori che condensate a vostro beneplacito e gratificazione. Ognuno si diverte come può e voi apparentemente vi divertite con il peggio del peggio…
Gesù portò l’indice della destra alla tempia e lo batte forte alcune volte.
30apr-566017620_691703030_n– È qui che hanno origine, ragazzi. Qui! I politici sono il concentrato dell’impreferibile che generate. Il corpo produce merda, i pensieri producono politici… o meglio: politicanti, pazzi assassini, serial-killer e i bugiardi integrali privi di scrupoli, feccia dell’umanità. Ce ne sono anche di buoni, eh, non dico di no; ma quelli hanno vita breve, come vengono scoperti (in politica e onesti pure? osceno! insopportabile!), li ammazzano o li costringono a farsi indietro… il problema vero, sentitemi bene, è che in ognuno di noi c’è un politico-politicante, un essere triviale che ha per unico scopo la manipolazione del prossimo… qualcuno qui può vantarsi di non aver mai cercato di far fare qualcosa a qualcun altro, contro la sua medesima effettiva volontà? si tratti di un congiunto, d’un amico e persino dell’essere amato… nessuno è grado di farlo… lo stesso vale per la gente di Chissà Dove, il pianeta più pazzo e sconclusionato della Galassia… ve lo descrivo? Ve lo descrivo… dunque… immaginatevi una distesa ininterrotta di cemento, con qualche macchia di verde qua e là, tanto per dare un po’ di colore al quadro complessivo. L’aria è percossa dai tuoni emessi da strani oggetti metallici che fanno la spola tra un agglomerato di palazzi e l’altro. Gente ingrugnita nelle strade e gente ipnotizzata nelle case, fermi immobili davanti a schermi ultrapiatti giganti, sui quali si muovono figure concitate, che invitano a comprare, comprare e comprare, non esiste altro in pratico, non altro che l’esposizione continua universale delle merci disponibili e signorine seminude, merci anch’esse, che sembrano uscite tutte dalla medesima fabbrica di nasi, culi, mani e tette. In compenso hanno bagni immacolati, profumatissimi, maioliche firmate, come gli abiti; e vasche idromassaggio dentro cui le signorine di prima mostrano caviglie affusolate e gambe assolutamente ben depilate. Tutto questo sarebbe ancora sopportabile non fosse per il pullulare di Comitati Centrali, Consigli di Amministrazione, Case della Libertà di Sfruttare e Rubare, scalate fatte con i soldi degli scalati e le montagne di spazzatura, spazzatura a gogò, muri e muri di spazzatura alti metri e metri, passando sotto i quali la gente rischia costantemente di essere asfissiata e travolta. Niente male, eh? Ebbene, a quelli di Chissà Dove tutto questo non basta. Al peggio non c’è mai fine e loro intendo dimostrare il principio a furia di uno sterminato pullulare di pensieri fuori controllo… un ruminare ininterrotto di pensieri sconclusionati, pensieri folli, pensieri immondi… sono fatti così, quelli di Chissà Dove… masochisti inveterati… drogati di apparenza in pieno delirium scemens… mica riescono a darsi una calmata! Non ce la fanno anche perché sono orgogliosi dei loro pensieri, si sono convinti di non poterne proprio fare a meno. Ritengono che il lasciarli liberi di sfrenarsi sia all’origine di ogni progresso. Lasciano perciò che vadano a mille. Anche a diecimila. Per cui, l’inevitabile: invece che padroni sono schiavi della mente, non la controllano più, neppure quel tanto che basta a guidarsi meglio nella vita. Eh! Sono intelligenti loro! Sono progrediti! Moderni! Sono riusciti a rubare migliaia di segreti al Cosmo! Lo provano tutti i congegni strabilianti con cui si rendono comoda la vita (come se bastasse la sola intelligenza per penetrare nel labirinto della Verità Oggettiva); nonché gli altri che progettano di inventare: Navi Spaziali, Androidi, Robot, Teletrasporto, Viaggio nel Tempo ecc. In verità vi dico che quello che realmente stanno facendo è di mettere in primo piano le manchevolezze proprie agli umani, tipo rabbia, gelosia, avidità, invidia ecc., manchevolezza che rendano la vita un percorso accidentato, quasi un calvario. Vedete, senza i pensieri, che inventano ogni tipo di giustificazione per dire che sì, così è bene, in questo modo deve andare, HAI PROPRIO RAGIONI AD ARRABBIARTI, TUTTE LE RAGIONI DI QUESTO MONDO! E MI HANNO FATTO QUESTO E MI HANNO FATTO QUELL’ALTRO… uno potrebbe ancora riuscire a condurre i propri giorni in modo decente, per quello che gli conviene e non per quello che suggeriscono paura, rancore e aggressività; ma con la mente pronta lì ad alimentare, a far riemergere, a ricordare quello che è stato e non avrebbe dovuto essere, l’impresa diventa impossibile. Invece di godersi le gioie dell’abbandono all’esistenza, si godono quelle della servitù imposta dai pensieri. Si mettono nei guai da soli e creano un sacco di problemi ai loro corrispettivi di Ophiuco. Ora, dai e dai, com’è inevitabile, finiscono con il mettersi nei guai con i loro vicini invisibili, quelli di Ophiuco. Ve li immaginate il casino per quei poveretti del pianeta gigante? non certo degli stinchi di santo, ma comunque gente che cerca di darsi una regolata, di stabilire un po’ d’ordine e un minimo di convivenza civile; ricevere ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, un carico destabilizzante di selvaggi schizzati e un po’ carogna? Senza contare che dopo alcuni secoli, al ritmo in cui li mandano da Chissà Dove, nonostante i miliardi e miliardi di chilometri quadrati disponibili, si verifica un sovraffollamento che non vi dico e non sanno più dove diavolo metterli questi nuovi. Stanchi di dover ospitare gli strani soggetti inviati da Chissà Dove, decidono di darsi una mossa, ovverosia una regolata, cioè di metterci una pezza. Decidono di reagire. E reagiscono, infatti. Reagiscono nel peggior modo possibile (che è anche il loro miglior modo possibile). Riuniscono i loro Capi e deliberano che è arrivato il momento di darci un taglio. Basta con la continua invasione di extraplanetari. Bisogna che Chissà Dove la finisca con tutto il pattume umano che scarica quotidianamente su di loro. Ogni giorno una guerra, una rivoluzione, l’ira di dio del rimescolamento delle carte, maschi e femmine dominanti che si fanno spazio con ogni mezzo, teste calde con tanta voglia di menar le mani, convinti che le regole vengano per ultime, o che come minimo devono essere tutte riviste. Basta! Basta! Non si fa che gridare. Ci sono tizi che dalla rabbia, si fanno venire la bava alla bocca…quelli che gridano più forte sono proprio quelli arrivati molto in alto, soggetti come Porcelli, Anelli, Vacchis, Tronchetto dell’Infelicità, Derlusconi e simili. Non ne possono più dell’arroganza dei nuovi venuti, anzi del fatto stesso che ci sia una invasione continua di nuovi venuti.

30aprilegesu vs satana, battaglia, bene e male 149086– Diamogli addosso come si deve! – Propongono costoro. – Una lezione che se la ricordano!
– Non possiamo mica cambiare il loro modo di essere! – obiettano i concittadini frutto dei pensieri più miti, miti anch’essi.
– Possiamo, eccome se possiamo. O li convinciamo a smettere o li ammazziamo tutti.
– Non lo farete! Diventeremmo i paria dell’Universo. Nessuno vorrebbe più aver niente a che fare con noi!
– Stronzate. Ci baceranno in bocca, invece. Non vi rendete conto che libereremmo lo spazio da una bella manica di rompicoglioni! Non sapete forse che quei tizi si riempiono la bocca dalla mattina alla sera di discorsi sulla Democrazia e le Guerre Umanitarie?
– Cavolo! Sarà veramente dura, allora.
– Non tanto, perché chi mena prima mena due volte e noi siamo ben intenzionati a menare subito… e poi qual è l’alternativa? Quella di sganciare un po’ di bombe nucleari pulite per fare spazio ai nuovi arrivi? Vi piace questo?
– I miti si convincono e il progetto dei duri va avanti. Si tratta sempre di sganciare quelle loro cazzo di bombe intelligenti, non più però sul proprio stesso territorio (per fare un bel repulisti); ma su un asteroide in avvicinamento a Chissà Dove, in modo da spostarne l’orbita e mandarglielo addosso. L’unica che ottengono le “colombe” è di far precedere l’azione dall’invio di un ultimatum ai mentecatti di quello che ormai tutti chiamavano il Pianeta Maledetto. Immaginatevi lo sconquasso in Chissà Dove, non appena lo si viene a sapere. Prima lo scetticismo (il Pianeta dei Pensieri neppure riuscivano a vederlo bene!), poi, quando i Servizi segreti confermano, il Primo Pianeta c’è, lì sono tutti incazzati, allora è lo sgomento e infine il delirio. Il Governo si affretta a promettere impossibili rifugi, le Religioni a consigliare preghiere e pentimenti (promettendo miracoli); e i poeti a chiudere bottega e partirsene per la montagna a contemplare dall’alto la Fine del Mondo.
– Uno solo, tra tanti, prende veramente sul serio il contenuto dell’ultimatum. Proviamoci, propone quest’unico. Tentiamo davvero di governare e ripulire i nostri pensieri. Non tanto, un po’, farà bene anche a noi. Può essere ci salviamo! Lo prendono per pazzo, un traditore, una quinta colonna nemica che cerca di demoralizzare il paese, e a momenti l’arrestano. E poiché insiste, finiscono con l’arrestarlo veramente e dargli una buona ripassata.
– Non avrebbero dovuto farlo. Un sacco di gente inizia a credergli (i martiri godevano anche lì del fascino dei martiri). Prima mille, poi diecimila, poi milioni chiedono una legge per imporre a tutti di frenare i propri pensieri. Cosa impossibile, naturalmente, dato che la gestione dei pensieri non è questione di leggi, ma d’educazione. Il Governo poi, preso com’è da tanti altri problemi, come produrre missili a testata atomica da lanciare contro Ophiuco non appena individuatane la posizione nello spazio, non li bada proprio. Ma, comunque, li lascia fare. Così ché questi possono effettivamente riunirsi per provare a vigilare sui pensieri quel tanto che basta a calmare quelli di Ophiuco…
Qui si interruppe per l’ultima volta. Si interruppe e restò come in attesa. Nessuno si ingannò sulla sostanza di quel silenzio. Stava per arrivare la mazzata. Un minuto dopo arrivò. Sotto forma di domanda.
– Cosa ne pensate voi, voi che siete scafati; – chiese infatti Gesù al termine di quel minuto, – credete ci siano riusciti?
Silenzio.
– Allora? – insistette Gesù. – Non è credibile l’abbiano fatto? Bisognava salvare la buccia, no?
Silenzio.
– E se fosse vostra la buccia da salvare. Pensate che ci riuscireste?
Ancora silenzio. Un silenzio molto lungo e un po’ preoccupato.
– Sì, se foste voi dover mettere la cintura di castità al cervello?
Tutta taceva nel bar. Tacevano i cuori, oppressi da un quesito apparentemente semplice, nei fatti troppo sopra la loro personale esperienza.
30apr-wall_ambiance– Vi vedo perplessi… sentite, perché non facciamo una prova? Vediamo quel che sapremmo combinare noi. Non tanto, un dieci, venti minuti. Orologio alla mano. Per venti minuti non più pensieri di rancore, rabbia, vendetta, invidia, avidità, disdetta e frustrazione. Niente vittimismo, critica e giudizi sul prossimo (e neppure su se stessi). Per venti minuti pensare con calma, senza il solito turbinio, pensare noi, non noi a inseguire la cosa matta che completa il collo e ci porta in giro dove vuole lei e non dove converrebbe a noi d’andare. E soprattutto venti minuti senza l’ossessione del sesso, incorniciato dagli avvenimenti del giorno. Tipo il culo da premio Nobel della vicina che proprio sotto i nostri occhi si è chinata per raccogliere le chiavi che le erano cadute; e le strepitose tette della velina di turno. Che ne dite? Vogliamo provarci?
– Certo! – risposero in fretta (troppo in fretta) a più voci. – Perché no? Non dovrebbe risultare difficile. Venti minuti, cosa sono? Sì, sì, sì, ci stiamo!
Gesù interruppe la valanga delle approvazioni con un gesto energico del braccio.
– Va bene, – disse. – Vi prendo in parola…
Girò in basso il palmo della mano sinistra e lo portò in avanti; e con la destra tirò indietro il polsino per mettere in mostra l’orologio.
– Venti minuti da adesso. Pronti?
Tutti annuirono.
– Allora via, iniziamo… ma facciamolo sul serio, come se si trattasse effettivamente di salvare la pelle…
Iniziarono. Un silenzio di tipo nuovo informò il locale. Un silenzio pesante, vasto, clamoroso, che si diffuse tra i tavoli e investì persino l’immediato del marciapiedi, appena fuori dalla porta. Per un momento parve che anche le macchine s’azzittissero. Il traffico scemò, si ridusse comunque di intensità, prese a scorrere in punta di piedi, con la medesima cautela che si usa nella stanza di un ammalato. Trascorsero lenti i secondi, non molti, un dieci, quindici, venti. I clamori esterni lentamente ripresero forza. Tempo un minuto il traffico ispessì, tornò a rombare disinvolto. Altri tre minuti e lo stesso silenzio nel locale iniziò a essere interrotto da occasionali colpi di tosse, lo schiarirsi delle gole e il disagio dei singoli che si agitarono sulle sedie. Gesù, paziente, attese ancora. Ma passati cinque-sei minuti, senza far motto, si alzò e abbandonò il locale.
Fuori c’era un tizio ad attenderlo. Uno strano tipo. Stava assiso su uno scooter di foggia mai vista, cinque ruote a palla sotto e sopra una piattaforma circolare circondata da una ringhiera alta un buon metro e mezzo. Lo scooter si abbassò e Gesù vi salì sopra.
– Niente da fare, vero? – interrogò il nuovo venuto, un tipo ancora più strano del suo scooter. Tutto bianco, sottile, efebico, con grandi ali a decorargli le spalle e un cerchio giallo dietro la testa. Teneva in mano una specie di telecomando sul quale pigiava dei tasti in continuazione.
– Niente. Nemmeno ci provano. Per quanto glielo si dica che il problema sono loro, non ne vogliono sapere di cambiare. Miracolo che non mi abbiano fatto a pezzi, come le volte precedenti…
– Missione fallita, allora.
– Cazzo, sì, fallita… anzi, sbrighiamoci a allontanarci. La schermatura gravitazionale che impedisce alla luna extrasolare in avvicinamento di produrre i suoi devastanti effetti sta per essere tolta. Rischiamo brutto a indugiare da queste parti.
Infatti già sullo sfondo nero del cielo un grande disco giallastro cominciava ad apparire. Un disco minaccioso e incombente. Con il suo apparire un vento vorticoso, un vento strano, che muoveva l’aria verso l’alto, non in orizzontale, prese a spirare. Il nuovo venuto pigiò un ultimo tasto sul telecomando. Lo scooter si sollevò immantinente nell’aria. Salì leggero e silenzioso, come leggero e silenzioso era sceso. Salì e salì, finché scomparve alla vista.
Niente male. Non c’era più nessuno in grado di vedere.

 

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