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1 giugno 2014 / miglieruolo

Ugo Maraldi, scrittore di fantascienza mancato – 2

di Mauro Antonio Miglieruolo

(segue da ieri ore 00.01, vedi ivi)

Ancora retorica…

Allorché il velario discenderà sul quarto atto, l’ultima pupilla umana sarà spenta per sempre.
All’inizio dell’atto futuro una croce, forse, ricorderà la sepoltura degli ultimi uomini: la tomba del genere umano.

Maraldi-Cop-DalCentroDellaTerraalllaStratosferaLa rappresentazione immaginaria potrebbe continuare verso il fatale epilogo di cui abbiamo la certezza.
La Terra alimenta in sé ardenti risorse di vita, che trae dal Sole. Oggi é ancora nel rigoglio della giovinezza. Ma la decadenza e la vecchiaia incombono su ogni creatura: gli elementi vitali si consumano.
Il Sole, come ogni altra stella, si raffredderà; sempre più debole sarà la quantità di luce e di calore irradiata sui suoi satelliti.
Anche per il grande astro, un giorno, la campana del Tempo suonerà l’estrema ora.
Conosciamo già, attraverso il telescopio, i segni premonitori dell’agonia di Soli lontani. Allorché il raffreddamento avrà raggiunto un certo limite, dalle calotte polari e dalla sommità delle montagne un sudario di neve scenderà sugli altipiani e sulle valli. Infine la temperatura si abbasserà sino a rendere la vita impossibile. Forse, prima ancora che la funerea coltre ammanti l’intera superficie del pianeta, la specie umana sarà estinta per sempre. Altri esseri viventi, estreme forme di una vita che si spegne, sopravviveranno ancora.
Possiamo prevedere l’epilogo.
Il Sole non è più che un disco offuscato, nel suo scialbo splendore, da grandi macchie oscure. Si spengono per sempre le splendide tinte delle aurore e dei tramonti nella luce funerea di un triste crepuscolo.
Un minuto ancora, l’ultimo, nell’immaginaria rappresentazione — quanti secoli nella realtà? — e il grande dramma è compiuto.
Il Sole spento, contornato ancora, come in una funebre scorta d’onere, dai suoi pianeti e dalle sue lune, ridotti ormai a sepolcri senza epitaffi e senza storia, prosegue la macabra danza, lungo la misteriosa corsa che volge alla fine e si perde per sempre nella notte dell’Eternità.
In altra parte del cielo, forse nello stesso istante, nasce una stella nuova…

MaraldipicsUNA GALLERIA AL CENTRO DELLA TERRA

Si potrebbe scavare una galleria al centro della Terra?
Proviamo. Nessuna difficoltà, intanto, per la scelta dell’itinerario. La partenza può effettuarsi da una piazza, da un campo, da qualsiasi altro luogo. Pii semplicemente, anche da casa propria.
Converrà scegliere la via più breve, procedendo lungo un diametro.
Toccato il centro converrebbe proseguire, sino ad affacciarsi alla parte opposta della sfera terrestre. Par tendo, per esempio, dal nostro territorio peninsulare, il ritorno alla luce avverrebbe agli antipodi, ad oriente della Nuova Zelanda, in pieno Oceano Pacifico.
La galleria avrebbe una lunghezza approssimativa di 12.750 chilometri sino agli antipodi.
Immaginiamo dunque un arsenale di perforatrici che stritolano con i durissimi denti le rocce più compatte, un esercito di operai ben preparato, e si dà inizio ai lavori della grande galleria verso il centro della Terra.
Tornano alla mente le drammatiche avventure degli eroi di Giulio Verne che, discesi in un vulcano spento dell’Islanda, compirono un lungo viaggio nei le viscere della Terra e rividero la luce nel Mediterraneo proiettati in aria da un’eruzione dello Stromboli.
MaraldipictStrani spettacoli apparvero a quegli audaci esploratori. Negli strati profondi del pianeta secondo il racconto — esisterebbe ancora una prodigiosa vita di animali, di piante, di minerali, quale fu alla superficie molti milioni di anni fa. Non calore eccessivo, non magma incandescente; ma una lussureggiante vegetazione estesa sino ai lidi di vasti mari sotterranei sconvolti talvolta dalla lotta di enormi mostri antidiluviani.
Nel magico scenario, illuminato spesso da luci misteriose e da esplosioni di meteore, l’uomo potrebbe contemplare la meravigliosa vita interiore del pianeta.
Il Verne escludeva le altissime temperature, in quanto in tali condizioni i gas potrebbero provocare lo scoppio della Terra, cosí come il vapore può produrre lo scoppio della caldaia che lo contiene. Lo stato di materia liquida fusa, inoltre, risentirebbe l’attrazione lunare e sarebbe soggetto ad un fenomeno analogo a quello delle maree.
Ne conseguirebbe il movimento, di tale massa liquida, verso la superficie, che provocherebbe terremoti periodici giornalieri con probabile rottura della crosta terrestre. Inoltre se il nucleo centrale fosse costituito di gas, la Terra dovrebbe avere una massa due volte minore di quella accertata.
Serio ostacolo alla discesa, secondo il romanziere, sarebbe la pressione.
È noto che la pressione diminuisce con l’altezza e cresce con la profondità. Quindi, a mano a mano che si discende, l’aria diviene più densa. Ad una certa quota, tra l’altro, i suoni aumenterebbero di intensità. Mentre due individui, nello spazio cosmico per esempio sulla Luna — non udrebbero il suono delle parole perché dove manca l’atmosfera i suoni non possono propagarsi; nelle viscere della Terra, a cagione della notevole densità dell’aria, i sordi udrebbero il ronzio di una zanzara. Procedendo ancora, forse un chiarore soprannaturale illuminerebbe le cupe voragini. L’aria diverrebbe visibile, di madreperla. Una marea di luce diafana inonderebbe lo scenario con riflessi argentei, azzurrini.
MaraldipicxCome spiegare tale fenomeno? La pressione, superato un certo limite, renderebbe forse l’aria luminosa.
Continuando a discendere, la pressione aumenta sempre mentre il peso del corpo diminuisce. Infatti il peso dei corpi, massimo alla superficie, è ridotto a zero al centro. Quali sarebbero le condizioni fisiologiche di un uomo che non pesasse più?
Questo interessante problema si imporrà un giorno ai medici, in previsione del volo extraplanetario.
Marciando verso il centro della Terra si dovrebbe dunque vincere la resistenza di un’aria densa quasi come un liquido, e la discesa, non più facilitata dal peso, diverrebbe molto faticosa. Gli esploratori dovrebbero aiutarsi con forti pesi applicati al corpo.
Procedendo ancora l’aria potrebbe divenire liquida, e infine anche solida. Di fronte ad una simile muraglia come avanzare? Forse con perforatrici di aria solida? Con l’incendio dell’aria?
Ma… un momento. Siamo precipitati in pieno nel regno della fantasia.
Torniamo alla realtà.
Avanti! Un urlo di sirena e si inizia lo scavo della galleria al centro della Terra. Centinaia di perforatrici, come un gigantesco trapano mosso da una potente centrale elettrica, stritolano con i denti d’acciaio la durissima roccia.
Migliaia di operai sono intenti allo sterro, al trasporto dei molti milioni di metri cubi di detriti. Si consumano rapidamente, nella vertiginosa rotazione, i trapani taglienti logorati dalla roccia compatta. Ma subito si rinnovano, refrigerati da potenti getti d’acqua. Formidabili cariche di dinamite sconquassano il sottosuolo, fanno saltare in aria le robuste soprastrutture dell’edificio planetario.
Si procede. La lotta è dura.
Talvolta solo a cinquanta centimetri è limitata la discesa lungo la verticale in un giorno, ma la vite trivellatrice affonda sempre nella terra.
MaraldipiczAvanti. Un chilometro. Due. L’impresa è ardua, ma la volontà di vincere è ben salda.
Sorgenti sotterranee che zampillano improvvisamente dalla roccia ferita, alte temperature intollerabili, cumuli enormi di materiale da rimuovere, si oppongono alla costruzione della galleria.
Si avanza a stento, faticosamente, di pochi centimetri al giorno.
Avanti! Due chilometri e mezzo… tre… quattro…
Sono circa 6370 chilometri da scavare. Sarebbe già un bel risultato arrivare presto ad una lunghezza di percorso pari almeno a quella delle più lunghe gallerie ferroviarie del mondo. A dieci chilometri. Avanti. Senonché… è impossibile andare avanti. Si arresta l’impeto accanito delle macchine che mordono la terra. Si arrende, sconfitto, l’uomo, cui è vietato l’ingresso nel mistero del pianeta.

Fine

Per le puntate su Desiderius Papp vedi qui & qui

 

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