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26 giugno 2014 / miglieruolo

Considerazioni da chaiselongue di Cristina Bove

Considerazioni da chaiselongue

chaiselongue

Non devo far chilometri per arrivare all’acqua
il deserto non soffoca i miei piedi
non mi uccidono se guardo in faccia un uomo
__tuttalpiù mi violentano per strada__
non porto anelli al collo
e non ho il sesso tagliato e ricucito
reco però le ingiurie alla mia età
di chi si crede giovane ed è vecchio.

Avremo forse pace
quando inciampando nelle terre d’ombra
incontreremo lo straniero-io
sabotatore delle traversate
lì sulla costa giunto
sconosciuto alla gente del paese

e ci proclameremo smemorati
c’inventeremo un essere diverso
mangeremo l’ortica per sfamarci
e dalla lingua esangue germineremo bolle di parole

un gran falò
faremo d’ogni lingua e d’ogni glossa
tanto che ce ne viene
da lettere ranocchie orizzontali
alcune imbalsamate come santi
altre lisciate tra le messimpieghe
laccate di carminio e di bon ton

in premio una garrota ad personam
avvitamento ad hoc

o la condanna a vivere da bruti
orfani a vita d’ogni conoscenza

***


5 commenti

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  1. cristina bove / Giu 26 2014 09:43

    buon giovedì, Mauro, e grazie sempre dell’ospitalità
    cri

    • miglieruolo / Giu 26 2014 09:50

      Una bella poesia.
      Una poesia d’impegno civile. Data per l’evoluzione delle persone, non per lamentarsi.
      Un lungo racconto su come siamo, sulle responsabilità che non ci assumiamo.
      Alcune parole forse di speranza. L’indicazione di un percorso.
      Grazie per non aver condannato nessuno. La cosa più difficile, ma ci sei riuscita.

  2. gelsobianco / Giu 28 2014 03:38

    Mau caro,
    sempre è così bello sostare da te, in compagnia di Cri anche.
    Torno per la poesia. E’ molto bella. As usual…
    Sono stanca ora.

    Buon sabato!
    Ti abbraccio
    🙂
    gb

    • miglieruolo / Lug 3 2014 14:04

      Abbracciato da un gelso bianco!
      una sensazione ineffabile, difficilmente riuscirò a descriverla. Parlerò solo dello schioccare sulle guance di un entusiasmante doppio bacio di benvenuto. E della sensazione morbida e compatta al contatto.
      Il gelso è tale che, se maturo, appena colto inizia subito a secernere succo; e mi sembrava di sentirlo scendere giù verso il collo; ed io goloso e impaziente che non badavo a altro che a districarmi dal delicato viluppo dei rami e delle foglie, per correre con le dita a recuperare i rivoli di quell’elisir che non è altro che la traduzione nel gusto delle sensazione ineffabili che fornisce il contatto della seta.
      Albero benedetto, il gelso. E anche generoso. Amichevole. Evocativo… Sa di natura generosa come pochi. Lo sogno, poiché è quasi impossibile trovarlo.
      Buon sabato anche a te, allora, amico albero…

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  1. da M.A.M. | cristina bove

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