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29 giugno 2014 / miglieruolo

Fantasy&Science Fiction n. 2

(Elara, 2013, euro 5,90 – racconti di Silverberg, Goulart, Wilhelm, Sheckley, Di Filippo, Zelazny)

Di Mauro Antonio Miglieruolo

Riprendo la presentazione della bella rivista dell’Elara che credo sia giunta ormai al n. 10 (conto entro un paio di mesi di riuscire a sincronizzarmi con le uscite). Una serie da annoverare tra le migliori del panorama storico della fantascienza e anche una delle più lunghe (credo che, se non ricordo male, a parte Urania Rivista, Robot, Gamma e Galaxy, nessun altra abbia goduto di altrettanta longevità).

18giugno-F&SFn2
Questo felicissimo numero 2, mantiene integralmente le promesse formulate con il n. 1. Il materiale presentato è di buon livello, il prezzo al solito contenutissimo (lo si può avere rivolgendosi alla Casa Editrice, all’indirizzo: http://www.elaralibri.it/; oppure meglio a: ELARA S.r.l. – Casella Postale 2022, 40137 BOLOGNA).
A garanzia della valutazione positiva pongo l’elenco dei sei autori chiamati a comporre il numero: Silverberg, Goulart, Wilhelm, Sheckley, Di Filippo, Zelazny. Nomi pesanti per racconti alquanto leggeri, gradevoli. Tra i quali ritengo siano da citare “Magia Nera per negati” di Ron Goulart, che spiega il modo da tenere per uscire indenne da un patto con il diavolo; nonché il delizioso “I diritti dei padri” del solito Di Filippo, ottimo esempio di come si possa produrre ottima fantascienza partendo dalla fantascienza; nonché il solito leggero, arguto e un po’ feroce Sheckley che in “Gioco di Specchi” risolve da par suo il caso si un assassino che si ostina nella persecuzione delle vittime. Una menzione a parte merita Kate Wilhelm, che coinvolge con “Il Nome dei Fiori”, nel quale riesce nella difficilissima impresa di non precipitare nel patetismo pur affrontando una tematica, come salvare una bambina dalla spietata mano del potere, di per sé scivolosa, che facilmente può sfuggire di mano. Indice di una padronanza del mezzo espressivo, o di un momento felice, che mi piace segnalare.
Ometto solo di citare il primo e l’ultimo racconto (quest’ultimo per altro molto famoso) per non cadere nella tentazione di esplicitare l’equazione che mi limito a formulare: grandi autori=grandi delusioni. Un fascicolo come questo numero due non merita ne si offuschi il valore soffermandosi sulle membra. Al contrario merita solo approvazione. Che non si sia avari di elogi.
Non lo sono, infatti. Lo elogio.

 

 

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