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5 luglio 2014 / miglieruolo

Fantasy&Science Fiction n. 4

di Mauro Antonio Miglieruolo

Nuova eccellente proposta della Elara che con questo numero 4 (Fantasy&Science Fiction n 4, Elara 2013, Euro 5,90) torna alla grande fantascienza con articoli e racconti di Whitlock, Galouye, Bradbury, Asimov, Duncan, Ellison, Di Filippo, Etchemendy, Robert F. Young; componendo quello che a tutt’oggi risulta essere il fascicolo migliore e più denso dell’intera serie (sono in attesa di ricevere quelli fino al n.9. Quando arriveranno ve ne darò conto).

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Inizio proprio dall’inizio, dal pezzo che apre il fascicolo, il più “curioso” della serie (L’uomo che amava gli Aquiloni di Whitlock); una buona storia a metà tra la favola e il racconto esotico di avventure. In essa la leggerezza degli acquiloni viene contrapposta alla ferocia del maschio alfa dominante, generale Liu Hsin.Vincerà la leggerezza, anche se bisognerà assistere alla sconfitta del bene prima che lo stesso possa battere il male. Buono, a seguire, il pezzo di Bradbury anch’esso un testo sospeso a metà tra due mondi: quello dei ricordi e quello delle fantasticherie. Buono anche il racconto di Galouye (Santuario) sui guai che comporta nella nostra società essere un diverso, anche se diverso per un sovrappiù da abilità (telepatia), anziché un deficit (o presunto deficit). Buono anche il “solito” articolo di Asimov (La Parola che ho inventato) sui suoi robot e sull’evoluzione che col tempo hanno conosciuto. Più che buono invece il racconto di Etchemendy (Nimitseahpah), nonostante sia fondato sull’ormai esausto ed abusato tema delle presenza malefiche, tema che l’autore riesce a rinnovare, rendendolo gradevole tramite una buona scrittura e discreta inventiva.
Chiude il fascicolo una coppia di brillanti racconti che fanno a gara nel rielaborare positivamente:
il primo (Amor fugit di Duncan) l’altro abusato tema delle discrasie tempo dimensionali, riuscendo a costruire su di esse qualcosa di nuovo (l’esito infelice di un amore reso impossibile dalle avverse condizioni oggettive: la tragedia che non nasce più dal fato o dalle passioni o dai rapporti sociali, ma dall’esistenza di piani diversi entro cui si svolgono le vite dei protagonisti);
il secondo (che poi è l’ultimo del fascicolo) un’altra ennesima storia d’amore di Robot e d’amore (gli uomini non finiranno mai di parlarne) di Robert F. Young il cui titolo sembra fatto apposta per ingannare il lettore (Trenta Giorni Aveva Settembre), non trattandosi di una storia amena ma del contraltare di quella da cui è preceduta, una storia nella quale i pur avversi rapporti sociali non riescono a impedire il sorgere di un idillio.
Prese nel loro insieme i due racconti costituiscono un colpo d’ala per permettere alla rivista di salire molto in alto. Fino a quale alto, partendo da questi buoni risultati, sono curioso di constatare leggendo i già numerosi fascicoli che seguono.
Affrettatevi a chiederlo (http://www.elaralibri.it/cat/F+.SF-1.htm). Sembra che dei primi numeri si stia esaurendo la disponibilità.

 

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