Vai al contenuto
21 luglio 2014 / miglieruolo

Jatu

(tratto da: “Liberia’s child prostitues”, di Clair MacDougall per The Daily Beast, 19 maggio 2014, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

ragazza liberiana - foto di R. Blackwell

Jatu ha 14 anni. Dalla soglia della capanna dal tetto di latta in cui vive, in una sola stanza, guarda passare le studentesse delle sua età in uniforme. Hanno i capelli ben pettinati e le loro scarpe ticchettano sul suolo irregolare della strada di New Kru Town, un sobborgo fatto di tuguri a Monrovia, Liberia. Jatu ha una maglietta molto scollata su un reggiseno imbottito e un paio di leggings. Mentre le ragazze passano, Jatu gira la testa per nascondere il lato sinistro del suo volto, segnato da cicatrici che si estendono al collo e alle spalle: quando aveva otto anni un taxi l’ha letteralmente falciata. Il guidatore è scappato lasciandola a terra per morta.
Jatu ha lasciato la propria famiglia a 11 anni, consapevole di essere diventata un peso per la sua madre single e i tre bambini più piccoli. Dice che si è trattato di una sua scelta. Non era in grado di pagare le tasse scolastiche, così è andata a vivere con un’amica più anziana che l’ha avviata alla prostituzione. Aveva sempre 11 anni quando questa donna le presentò due ragazzi in un bar. Jatu ballò con loro e bevve birra con loro, poi si separarono. L’amica le chiese di aspettarla ad un incrocio vicino, ma invece sparì: al suo posto c’erano i due ragazzi, e le dissero che avevano pagato la sua amica per “averla”. Prima che Jatu potesse solo aprire bocca gliel’avevano chiusa con le mani. La trascinarono dietro un’automobile e la stuprarono entrambi, abbandonandola sanguinante sul terreno. Fu sua nonna a prendersi cura di lei e ad andare con lei alla polizia per denunciare lo stupro. La polizia chiese 1.000 dollari liberiani per registrare il caso (circa 20 euro). Non ha mai trovato i perpetratori. “Si sono mangiati i miei soldi.”, commenta Jatu, “A mia nonna dissi: dimenticatene.”
Subito dopo, Jatu fu forzata a diventare una prostituta. Dormiva con i piedi legati assieme ad altre 9 bambine, all’inizio, sorvegliata da donne più grandi che si prendevano una fetta dei loro guadagni. Poi ha deciso che lo avrebbe fatto di “propria volontà” e ora lavora in modo indipendente: paga i “gronnah”, uomini e ragazzi di strada, affinché la proteggano e manda quasi tutto quel che resta a sua madre, che vive con i suoi fratelli e sorelle in un altro sobborgo. Si prostituisce sullo stesso angolo di strada in cui è stata stuprata.
Jatu è una delle tante minorenni a Monrovia che barattano i loro corpi per cibo, oggetti e pochissimo denaro, a volte meno di un dollaro a prestazione. La maggioranza di quelle che ho intervistato hanno fra i 13 e i 16 anni e usano i loro guadagni per mantenere le loro famiglie, tenendo per sé piccole somme. Moltissime hanno abbandonato la scuola per lo stesso motivo di Jatu, e quasi nessuna dice la verità alla famiglia sul denaro che invia. Ma l’aspetto più clamoroso della prostituzione minorile a Monrovia è la sua visibilità: bar, chioschi e alberghi noti per lo spazio offerto alle ragazze e ai loro clienti. Nei club le giovanissime danzano di fronte a clienti allineati al bar con i loro drink in mano, come ora stanno facendo Jatu e la sua amica coetanea, Naomi.
Se fossero stuprate non si rivolgerebbero mai alla polizia: “Vai da loro e la questione è morta.”, ha spiegato Naomi, “Mettono te in prigione. Se mi aggrediscono, invece di andare dalla polizia andrei in ospedale, per le medicine. Comprerei la pillola.” E Jatu ha raccontato di aver dovuto fare sesso con un poliziotto che l’aveva aiutata ad avere il denaro da un cliente che in albergo si rifiutava di pagarla. Lei offrì parte della somma al poliziotto, ma lui preferì riportarla in quello stesso albergo e fare sesso con lei. Jatu aveva 12 anni, allora.
Naomi, a differenza di altre ragazze che definiscono quel che fanno “affari”, dice che è stupro: “E i clienti sanno che è stupro (per la legge liberiana) ma non credo ci si possa fare niente.” E balla alla musica assordante del club con Jatu, che si assicura di avere le cicatrici coperte da una sciarpa. Giovani uomini vanno verso di loro. Le due ragazzine continuano ad eseguire le movenze di cui hanno fatto pratica insieme. Senza mai guardarsi negli occhi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: