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23 luglio 2014 / miglieruolo

Il diritto acquisito del macellaio

Cos’è successo: Elliot Rodger, 22 anni, ha passato la sera e la notte fra venerdì e sabato scorsi ad uccidere un po’ di gente a Isla Vista – Santa Barbara, California, Usa.
Per prima cosa ha brutalmente pugnalato a morte tre studenti universitari nel suo appartamento: si tratta di Cheng Yuan Hong, 20 anni, Weihan Wang, pure ventenne, e George Chen, diciannovenne.

Poi, con tre armi da fuoco semiautomatiche legalmente acquistate, si è messo al volante della sua BMW e si è diretto all’Università, mirando alla “sorority” (club universitario femminile) che secondo lui contava il maggior numero di socie bionde, alte e belle: non che facesse differenza, in realtà, poiché aveva pianificato di uccidere tutte le ragazze all’interno dell’edificio. Ma per quanto prendesse a pugni e calci la porta nessuna (che strano…) gli ha aperto. Allora, ha sparato contro le tre giovani donne che erano all’esterno dell’edificio del club, uccidendone due: Katherine Breann Cooper, 22 anni, e Veronika Elizabeth, 19. La terza ragazza è ferita in modo grave ma, al momento in cui scrivo, ancora viva.
A questo punto Elliot Rodger è salito in macchina e si è messo ad investire pedoni e ciclisti e a sparare dai finestrini. La sua sesta è ultima vittima è Christopher Ross Michaels-Martinez, ventenne. Altre sei persone sono ricoverate con ferite più o meno serie. La giornata si è conclusa con il suicidio di Elliot.
Il massacro era stato preannunciato: Esplicitamente con un video su YouTube, ora rimosso, intitolato “Retribution” (nel senso di “Meritato castigo”) in cui dice che si vendicherà di tutte le “puttane” che lo hanno rifiutato: “Voi ragazze non siete attratte da me, ma io vi punirò tutte per questo. Mi prenderò il grande piacere di massacrarvi tutte. Capirete finalmente che io sono quello davvero superiore, il vero maschio alfa. (…) Ora sarò un dio in confronto a voi. Voi sarete tutte animali. Voi siete animali e io vi massacrerò come animali. Sarò un dio che esigerà il pagamento della vendetta da chiunque lo meriti.”; e con un “Manifesto” di 140 pagine online in cui narra la sua vita dalla stessa ottica: “Il comportamento delle donne nei miei confronti si è giustamente guadagnato il mio odio! Io sono la vera vittima in tutto questo. Io sono il “buono” (nel senso dell’eroe positivo nei film e nei libri). Non ho cominciato io questa guerra.” In tali documenti, Elliot Rodger pianifica gli omicidi punto per punto, a cominciare dall’uccisione dei tre studenti, ma non era nuovo a video e post pieni di un odio formidabile per le donne, da frequentatore usuale di forum misogini: “Le donne non dovrebbero avere il diritto di scegliere con chi accoppiarsi e con chi figliare. Questa decisione dovrebbe essere presa da uomini razionali e intelligenti. Le donne hanno più potere di quel che meritano nella società umana, tutto a causa del sesso. Non c’è creatura più malvagia e depravata della femmina umana.” Le donne devono morire, spiega l’assassino, perché lui è ancora vergine; gli uomini devono morire perché hanno avuto una vita migliore della sua.
Era un “malato di mente”? Gli era stata diagnosticata – in passato – la “Sindrome di Asperger”, che non è una malattia mentale, ma un disturbo del comportamento relativo allo spettro autistico, forse una disfunzione neurologica. Dico “forse” perché le origini e le cause della sindrome sono ancora ignote. I suoi effetti sono la difficoltà nei rapporti sociali, interessi ristretti e un modo di agire ripetitivo e stereotipato: ma non vi è ritardo nello sviluppo cognitivo e del linguaggio. Pertanto, Elliot Rodger era perfettamente in grado di intendere e di volere, non subiva restrizioni alla sua libertà personale e ha potuto comprare tre pistole e 400 proiettili senza che nessuno glielo impedisse.
Perché lo ha fatto (secondo i media)?
Perché è rimasto traumatizzato dal divorzio dei genitori quando aveva sette anni.
Perché il rapporto con la matrigna era difficile (al punto che Elliot aveva in programma di far fuori anche lei e il fratellastro).
Perché “le sue difficoltà ad interagire con l’altro sesso sono diventate durante gli anni odio profondo”.
Perché già alle elementari non si sentiva abbastanza “figo”: e pensate che all’epoca si era persino tinto i capelli di biondo.
Perché “gli sembrava di essere invisibile agli occhi delle ragazze”.
Perché “soffriva di profonda solitudine ed era divorato dal desiderio di avere una donna”.
Perché aveva gravi problemi psichiatrici.
Di chi è la colpa (secondo i commentatori online)?
Delle donne che hanno rifiutato di dargli un po’ di patata, poveretto.
Delle donne che non sono uscite con lui: non era poi male, a giudicare dalle fotografie.
Delle donne, principalmente, ma anche un po’ sua. Poteva andare a puttane, i soldi non gli mancavano.
Delle donne che lo hanno abbandonato, in primo luogo sua madre.
Delle donne che non hanno saputo come trattarlo; le studentesse, certo, ma anche la sua matrigna.
Il diritto acquisito.
(tratto da: “Male entitlement begets male entitlement: On Elliot Rodger, misogyny, and the sex industry” di Meghan Murphy, femminista canadese, 25 maggio 2014.)
“(…) In un mondo in cui gli uomini apprendono non solo di meritare, ma di avere diritto ai corpi delle donne, il comportamento di Rodger non è così sorprendente. Fin da quando sono giovanissimi, ai ragazzi si offrono i corpi delle donne. Sono forniti dalla pornografia, che dice loro a cosa servono le donne: ai tuoi occhi, al tuo piacere, al tuo uccello.
Uomini e ragazzi apprendono che quel che vogliono è quel che dovrebbero avere. Che ogni loro fantasia dev’essere soddisfatta. Che esista la prostituzione è una prova di questo messaggio. Che noi si viva in una cultura dello stupro e in una cultura porno è prova ulteriore. Cosa pensiamo, esattamente, possa risultare dal dire agli uomini che il sesso è un diritto? Che le donne glielo devono?
(…) Elliot Rodger pensava di dover essere trattato come un dio. E certo che sì. La pornografia insegna agli uomini che loro sono dei. La cultura pop insegna agli uomini che l’epitome del successo è essere circondati da donne nude che svengono per te. La prostituzione esiste perché noi, come cultura, pensiamo proprio che le donne esistano per compiacere gli uomini. Diciamo alle donne che devono “lavorare” ai loro matrimoni, mantenere felici i loro uomini, prevenire le loro infedeltà: compra lingerie sexy, tenta una cosa a tre, prova con la penetrazione anale, soddisfa ogni fantasia porno lui abbia – ne ha bisogno, ne ha diritto, lo merita, è il tuo lavoro.
Noi possiamo continuare a girare attorno a queste verità, al fatto che l’industria del sesso e la nostra cultura patriarcale generano uomini come Rodger, ma allora dobbiamo aspettarci altra violenza, altri morti, più stupro, più abusi. Il nostro mondo è colmo di tipi come Elliot Rodger. Li creiamo ogni giorno. E non stanno andando da nessun’altra parte.”
(tratto da: “Dear News Media: UCSB shooting is a hate crime”, della dott. Jill McDevitt, sessuologa statunitense, 25 maggio 2014.)
(…) Molti uomini sono socializzati sin da giovane età a credere che siano loro dovuti sesso e attenzione da parte delle donne. Sono guidati a convincersi che se sono educati, o dei gentiluomini, o se fanno dei favori, o se sono “carini”, ciò dà loro il diritto acquisito al sesso. L’intera idea della “friend zone” (“area dell’amico”) e l’indignazione e la paura attorno all’essere un attento e buon amico per una donna e non essere ricompensato con della vagina (come se la sola cosa di valore e degna di nota nella relazione con un altro essere umano sia l’andarci o no a letto) sono indicatori della socializzazione disumanizzante che conduce a risultati estremi ed orripilanti come questo.” Maria G. Di Rienzo

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