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27 luglio 2014 / miglieruolo

Voglio continuare a cercare la verità

dal blog lunanuvola

 

(Brankica Stanković, serba, assieme alla statunitense Arwa Damon e alla congolese Solange Lusiku Nsimire, è stata insignita del “Premio per il coraggio nel giornalismo 2014” conferito annualmente dall’International Women’s Media Foundation. Quella che segue è la sua presentazione per il Premio. Autrice/autore non menzionata/o, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo)

Brankica Stanković

“Nonostante tutto quel che è accaduto, nonostante abbia fatto della mia vita un vero casino, voglio continuare. I soli limiti che hai sono quelli che tu imponi a te stessa.” Brankica Stanković

Brankica Stanković è una giornalista del canale TV B92 e curatrice, per lo stesso, di un programma d’indagine chiamato “Insider”. Sin dal dicembre 2009, Stanković vive sotto protezione della polizia ventiquattr’ore al giorno, a causa delle numerose minacce di morte che ha ricevuto.
Dopo anni di lavoro nel giornalismo d’indagine, e dopo aver portato alla luce crimini, corruzione e i legami fra mafia, politica e affari che hanno sconvolto la Serbia, il Ministro degli Interni e i Servizi di sicurezza hanno completato gli accertamenti ufficiali sul suo caso. Da allora la giornalista non può andare a far la spesa da sola, figuriamoci l’andare al lavoro o il fare visita ad un’amica. Viaggia ovunque con una scorta di almeno quattro agenti di polizia.
Sempre dal 2009, i social media serbi sono stati inondati da insulti a Stanković e da minacce alla sua sicurezza. I messaggi, anonimi, andavano dal chiamarla “puttana” all’assicurare che le si sarebbe “fatto saltare le cervella”. L’intensità delle minacce crebbe drammaticamente verso la fine del 2009, quando Stanković produsse un rapporto televisivo sulle violenze degli hooligan e sui loro legami con figure politiche. Il rapporto rivelò che gli hooligan erano usati da anni come “esercito” per scopi politici e personali – e spesso illegali – di alcuni uomini di potere.
Dopo la messa in onda del servizio, un gruppo di hooligan che costituiva la maggioranza degli spettatori ad un incontro di football importante, mostrò alle telecamere una bambola di gomma che rappresentava Stanković: la bambola fu fatta girare a calci e pugni per tutto lo stadio e infine pugnalata. Gli hooligan urlarono che Stanković avrebbe fatto la fine del giornalista serbo Slavko Curuvija, assassinato nel 1999 con 17 colpi di pistola.
L’incidente fu l’inizio di un incubo per Brankica Stanković, che diventò il volto pubblico per antonomasia delle rivelazioni su corruzione, bustarelle e crimine organizzato nel suo paese. Mentre l’opinione pubblica credeva che la sua sicurezza fosse messa in pericolo solo da chi era legato agli hooligan, la polizia scoprì che Stanković era un bersaglio per i più noti criminali serbi: membri del gruppo che nel 2003 aveva partecipato all’assassinio del primo premier democraticamente eletto, Zoran Djindjic.
Più volte Brankica Stanković ha dovuto fare le valigie e spostarsi temporaneamente in parti remote del paese, dopo che le indagini della polizia avevano accertato che non sarebbe stata al sicuro a Belgrado. La polizia scoprì ad esempio che un assassino pagato per ucciderla aveva affittato un appartamento situato sopra quello di lei.
Nonostante tutte queste circostanze, Stanković ha continuato a cercare la verità sul potere e sulla corruzione in Serbia.

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