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18 agosto 2014 / miglieruolo

Le false accuse

dal blog lunanuvola

(tratto da: “Sexual assault allegations and attention seeking”, di D.H. Kelly per The F-Word, 8 luglio 2014, trad. e adattamento Maria G. Di Rienzo.)

bocca della verità

Non è abbastanza attraente per essere aggredita sessualmente. Se la sua storia fosse vera, l’avrebbe raccontata prima. Lo sta dicendo chiaramente per fare soldi, avere attenzione e migliorare la sua carriera.

Identificarsi come vittima di aggressione sessuale, o di ogni altra violenza intima, non ha mai migliorato la reputazione di nessuna. In primo luogo, ci si domanda se stai dicendo la verità o no, e se l’accaduto poteva essere mitigato in qualche modo: Lo hai incoraggiato? Eri ubriaca? Hai reagito?

Poi ci sono le domande sulle tue motivazioni per parlarne e sul modo in cui ne stai parlando – sei davvero traumatizzata se non sembri isterica? Perché ne parli ora?

Poi ci sono le domande sulla credibilità della tua reputazione a confronto della reputazione del tuo assalitore. Dopotutto, lui sembra una persona decente e tu non sei niente di speciale una volta che ti sia dato uno sguardo. Poi, ogni ammontare di prove legali può essere messo in questione dai dubbi.

Infine, se sei fortunata abbastanza da essere creduta, non è detto che sarai trattata come vorresti. Puoi essere vista come “danneggiata”, o al minimo assai fragile, come una “che si porta sempre dietro qualcosa”. Altri, in special modo gli amanti, possono ritenere tu debba essere trattata in maniere speciali che intralciano quelle per avere relazioni normali e rilassate. Anche nelle migliori circostanze, parlare può voler dire disgregare la tua vita usuale.

Sicuramente ci sono delle ragioni per cui una persona può presentare false accuse di aggressione sessuale: gli sceneggiatori televisivi sembrano sguazzare in intrecci simili. Ma non c’è una pentola piena di attenzione e simpatia, al termine dell’arcobaleno oscuro. Non ci sono soldi nelle accuse false – la compensazione in ambito penale è un affare complesso e se alla fine è concessa non ci arrivi prima di una sentenza favorevole al termine di un lungo ed arduo processo.

Non mancano le celebrità di sesso femminile (assieme ad una manciata di uomini) che sono state abbastanza coraggiose da parlare apertamente delle loro esperienze di aggressione sessuale e stupro, e non c’è alcun esempio di una di loro la cui carriera sia avanzata a causa di ciò. (…)

Ho appena dipinto un quadro estremamente negativo delle conseguenze del parlare di abuso sessuale: sono i costi potenziali, le ragioni per cui nessuno fa questo alla leggera. Ma ci sono ragioni molto buone per parlare delle proprie esperienze. Questi abusi, gravi o meno, possono restare con noi per lungo tempo e può essere un grande sollievo condividere le nostre esperienze. Il semplice metterle in parole può essere enormemente utile, al di là del responso. Poi c’è la consapevolezza che altre persone, spesso le più vulnerabili, hanno attraversato esperienze simili e possiamo volerle aiutare, smantellando un po’ del loro isolamento. Infine, c’è la possibilità di avere giustizia, non solo per noi ma per chi ha già sofferto e per chi potrebbe soffrire in futuro.

Nessuna ha l’obbligo di parlarne pubblicamente, ma quando qualcuna è forte abbastanza e sente che, in qualche modo, la sua esperienza potrebbe essere d’aiuto ad altre persone, allora dobbiamo applaudirla, non riderle dietro o scartarla perché non risponde alla nostra idea di una “vittima perfetta”.

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