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20 agosto 2014 / miglieruolo

L’ennesimo martire

Non possiamo più tacere: per quanto le moraliste liberticide ci minaccino da tutti i media del mainstream, abbiano preso il potere in Parlamento e vogliano imporci per legge le mutande di latta; per quanto scatenino contro di noi una magistratura femminista ad orologeria, l’ennesimo martire della nostra lotta di liberazione sessuale non verrà sepolto dal silenzio.

Già noi puttanieri dobbiamo sorbire un intenso e devastante ostracismo sociale da parte degli altri uomini, che incessantemente ci applaudono e ci danno pacche sulle spalle e ci chiamano “fighi”, “grandi”, “veri uomini”, “maschi selvatici” e “maschi alfa”: si capisce bene che è tutta ironia e sfottò, e che si aspettano noi si finisca a far da badanti agli anziani come il nostro nume tutelare, Santo Silvio da Arcore.

Ed ecco i terribili fatti accaduti in quel di Milano, in questo luglio disperante per il nostro diritto inalienabile di aver l’uccello succhiato a comando. Sergio, un giovane attivista per la libertà di espressione (a quarant’anni un vero uomo è ancora in boccio) esercita le sue prerogative naturali e legittime con la prostituta che ha acquistato, inscenando un “gioco erotico” in cui la lega al calorifero e la prende a coltellate. Istigata dal regime moralista in vigore e per di più rumena, la donna ventisettenne lo denuncia e il nostro eroe subisce una condanna ai domiciliari. Scontata l’umiliante pena in casa dei genitori, Sergio non si arrende e continua a cercare di frequentare la prostituta: “La perseguitava perché era innamorato di lei”, scrivono giustamente i pochi giornali ancora non prezzolati dalle femministe, perché quando un maschio sessualmente libero ama una donna affonda in lei tutto quel che ha, pene – coltello – bastone – tondino da otto, quando un maschio sessualmente libero ama una donna non la perde di vista neppure per un attimo, nella più dolce delle persecuzioni.

Il 3 di luglio, però, la stronza reitera: quando lo vede avvicinarsi per strada chiede aiuto ad un automobilista di passaggio, fugge e avvisa i carabinieri. Poco dopo, l’attivista per la libertà di espressione è bloccato dalle sessuofobe forze dell’ordine mentre tenta di nascondersi sotto una vettura in sosta. Poiché reagisce con decisione alla violazione del suo diritto di possedere le donne che sceglie e paga, “carburato” anche da un bel po’ di bicchierini che lo aiutano ad inneggiare al meglio alla sessualità liberata, lo arrestano per “resistenza e violenza a pubblico ufficiale” e gli contestano pure lo stalking, un reato inesistente creato ad arte dalla potentissima lobby delle femministe passatiste e pruriginose. Vergognati, Italia! Maria G. Di Rienzo

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