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5 settembre 2014 / miglieruolo

21 agosto 1917, a Torino si grida «Abbasso la guerra, abbasso i pescecani»

Torino grida «Abbasso la guerra, abbasso i pescecani»

di d. b. (*)   

Già il 1° maggio del 1917 centomila torinesi avevano sfilato contro la guerra. Poi il 17 maggio fu sciopero generale: un falegname cade ucciso sotto le cariche di cavalleria.

L’opposizione ai guerrafondai era stata chiara a Torino fin dal 1914.

Fra marzo e agosto 1917 il pane manca spesso per le speculazioni, per la situazione bellica, per i trasporti e per mille altri motivi. Così in quei mesi decine di fabbriche torinesi scendono in sciopero: le rivendicazioni economiche si intrecciano con la propaganda contro la guerra.

Torino è alla fame pur se i salari sono alti perché il costo della vita aumenta di continuo. Torino è anche il grande cantiere del massacro, cioè della produzione bellica. Torino è infine il luogo dove gli operai sono più organizzati e dove si presta attento orecchio a cosa sta accadendo in Russia.

Così quando il 5 agosto la delegazione russa guidata da Kerenski (dopo la rivoluzione democratica di marzo) arriva a Torino gli operai gridano polemicamente «viva Lenin»: sono decine di migliaia, arrivati in piazza nonostante i divieti.

Quando il 21 agosto manca il pane… Torino esplode. Non è solo questione di tavole vuote. Si inizia a gridare: «Abbasso la guerra» e «Abbasso i pescecani» (intendendo quelli che con le armi si arricchivano).

Il 22 nelle strade si vedono le prime barricate. Gli scioperi al mattino iniziano a macchia di leopardo ma nel pomeriggio dilagano in tutta la cintura operaia. Le forze “dell’ordine” e i soldati arrestano un po’ di sindacalisti ma la lotta non si ferma. Qua e là gli operai assaltano le armerie e nelle strade si vedono gruppi armati.

Il 23 ci sono i primi scontri a fuoco; in piazza Statuto vengono feriti a morte due operai.

Ancora un giorno e tutte le periferie sono in mano agli operai, i soldati controllano solo una parte del centro città. Gli scontri a fuoco continuano. Ma il 24 è sia il giorno del massimo contropotere proletario che l’inizio della sconfitta.

Infatti il 25 agosto la rivolta rifluisce (non c’è una tattica, tanto meno una strategia) mentre la repressione armata si fa più dura. Nella notte le truppe e le forze “dell’ordine” abbattono le barricate. Solo alcune zone operaie cercano di resistere. I soldati hanno sconfitto “il nemico interno”. Ancora una volta – dirà qualcuno con un geniale gioco di parole – «la truppa difende la trippa di chi ha troppo»

Un anno dopo il Tribunale Militare (si noti bene: quello militare) condannerà ad anni di carcere alcuni operai come “dirigenti” della rivolta. I morti proletari sono stati circa 50 e almeno 200 i feriti; fra i militari – secondo lo storico Paolo Spriano – una decina di morti. Gli operai rinviati a giudizio 822.

Le barricate torinesi sono durate 5 giorni con continue battaglie di strada. In qualche caso i soldati fraternizzano con gli operai. Ma non basta: negli anni successivi Gramsci e il gruppo dirigente comunista scriveranno su «Stato Operaio» che uno degli elementi dell’insuccesso di quell’insurrezione è nel mancato passaggio delle truppe nel campo dei rivoltosi. Però, pur con tutti i limiti di una rivolta spontanea – e contrastata dai vertici sindacali e dalla sinistra riformista – a Torino inizia a serpeggiare una parola d’ordine pericolosa (per le classi dominanti) ed esaltante (per il proletariato): «fare come in Russia». E l’Ottobre sovietico deve ancora venire…

Ma di tutto questo nel 1917 ben poco si è saputo fuori di Torino. La censura sulle notizie è totale e la scelta dei gruppi dirigenti sindacali oscilla fra la moderazione e la paura; del resto molti socialisti di fronte alla guerra hanno preso la pazzesca posizione di «né aderire né sabotare». Storie vecchie che purtroppo si sono ripetute e ancora si ripetono.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Qualche volta il tema è più leggero… che sorridere non fa male, anzi.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 21 agosto avevo, fra l’altro, ipotizzato: 1831: Nat Turner dà inizio alla ribellione; 1881: un buffo episodio francese; 1911: rubata la Gioconda (già in blog); 1913: nasce Bruno Pontecorvo e lo stesso giorno inizia a Dublino «la grande serrata»; 1971: muore Gianni Bosio (di lui in blog ha già parlato Remo) e lo stesso giorno viene assassinato George Jackson; 1989: un milione in piazza a Praga; 2006: bombe razziste a Mosca. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.

Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su www.radiazione.info .

Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… vi aggiorneremo. (db)

 

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