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28 settembre 2014 / miglieruolo

L’abissale ignoranza degli economisti

di Mauro Antonio Miglieruolo

***

Avete notato quanto poco ne sanno di economia gli economisti (almeno quelli che scrivono sui giornali e discettano sulle televisioni)? Non lasciatevi ingannare, gli piace far apparire (gli conviene) d’essere alquanto ignoranti e un po’ scemi, ma non lo sono. A Roma in questi casi chiedono “ci sei o ci fai?”, domanda retorica, si sa in partenza che il tizio fa lo scemo per non andare alla guerra.

Le cose che sono capaci di propinarci (approfittando della nostra vera, autentica ignoranza dei meccanismi economici)! Buon ultimo ho udito un certo Signor Giavazzi, Dio abbia pietà di lui, affermare con profonda convinzione, nel corso di una discussione sull’art. 18 (ma non sanno pensare a altro, costoro?), che quel che occorreva per risolvere i problemi della nostra vacillante economia è un po’ più di precarietà. Esattamente l’opposto di quel che occorre. E’ infatti l’espandersi del lavoro precario, inrtrodotto dal ministro Treu (PD) e ultraliberalizzato con la legge Biagi (governo Berlusconi), a costituire una delle cause più potenti dell’attuale crisi. Più lavoro precario, lavoro malpagato e provvisorio, meno contante in circolazione, e perciò crescente difficoltà del mercato di assorbire la produzione. Minor costo del lavoro, diminuita propensione a investire nell’innovazione (la tecnologia costa, il lavoro no) per vincere la partita della concorrenza. Elementare Watson. Non per Giavazzi a quanto sembra. Che sono certo potrebbe schiacciarmi dall’alto delle sue competenze, dei mille libri che ha letto, delle astuzie di cui è dotato e che non esisterebbe ad adoperare contro di me per seppellirmi di chiacchiere. Il problema (per lui) è che con quasi i medesimi miei argomenti (anche se meglio articolati) si esprime Stiglitz, il quale alla ADN Kronos sembra abbia dichiarato:

“Attualmente le riforme strutturali sono quasi tutte viste dal lato dell’offerta ma non è questo il problema. Il problema è la domanda. Se si abbassano retribuzioni, stipendi e pensioni, se si indeboliscono gli ammortizzatori sociali, scenderà la domanda aggregata e si inaspriranno i problemi dell’occupazione e il quadro macroeconomico.”

Economista contro economista di chi fidarsi? Non mi schiero. Anche Stiglits ogni tanto ne spara d’assurde. Vedi ad esempio quella su Renzi, il quale secondo lui “sta facendo nel complesso le cose giuste ma le sue mani sono legate”. Opinione rispettabile, come tutte le opinioni; ma non abbastanza rispettabile da indurre a non ridere, o quantomeno non scrollare le spalle: bisognerebbe che il buon Stiglitz chiarisse come può qualcuno far bene pur avendo le mani legate. O una o l’altra, ambedue non si tengono. Ma questi economisti, davvero, ci fanno o ci sono?

Io però qui intendo andare oltre. Oltre il paragone tra due diversi gradi e due diversi modi nel confondere le acque. Intendo andare alla storia degli ultimi cento anni e alla politica di apertura (di una parte del padronato) alle insistenti richieste dei lavoratori. Andare più indietro e ricordare che è stato un reazionario del livello di Bismarck a introdurre le prime misure a favore dei lavoratori. Lui a introdurre un limite alla giornata lavorativa e imporre ai Padroni del Vapore di cercare altrove (nell’innovazione tecnologica) gli strumenti per aumentare il saggio di profitto. Gli economisti alla Giavazzi e i politci alla Renzi invece li spingono a cercare proprio nella pauperizzazione del lavoro gli strumenti per vincere la concorrenza dei paesei emergenti. Bismarck e gli altri che si sono messi sulla sua stessa strada, sotto la spinta del lavoro che altrimenti minacciava di prendersi tutto, hanno salvato il capitalismo (purtroppo); questi di oggi lo stanno portando alla rovina. Prima però porteranno alla rovina noi, comminandoci una sorta di condanna storica alla miseria, all’ingiustizia, alla disperazione.

Non dobbiamo permetterlo. All’abissale ignoranza degli economisti, che fanno gli scemi per non andare alla guerra, deve corrisponde una vertiginosa nostra chiarezza sugli scopi. Sull’unica soluzione praticabile, prenderci tutto. Per farlo dobbiamo smettere di ascoltarli e ridere loro in faccia. Gli argomenti contro non serviranno a farli tacere, il ridicolo forse sì.

One Comment

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  1. Grandeclaudios / Ott 6 2014 17:28

    Bisogna sempre ricordare che il primo ad aprire la “falla” è stato il Partito Democratico (o come si chiamava allora, Quercia, Ulivo, PDS).
    Col ministro Tiziano Treu, che si è “inventato” i co co co. che poi sono diventati co co pro, associati in partecipazione, “partite IVA” ecc ecc.
    Perché tutto questo?
    Ma è stato fatto “per aumentare l’occupazione” (!!!).
    Infatti è vero che dando in mano al Padronato questi strumenti l’occupazione è aumentata, ma sono aumentati i poveracci, strozzati da stipendi miserabili e soggetti al licenziamento in ogni momento.
    Però il Governo all’epoca poteva dire che tanti giovani “lavoravano” ed esibire le percentuali di “occupazione” in crescita….
    Un po’ come hanno fatto, distruggendo completamente l’equo canone (D’Alema): sono spuntati sì tanti affitti, ma a prezzi stratosferici.
    La stessa cosa vogliono fare con l’abolizione dell’art.18: “Non ci può essere disparità tra ricchi (i garantiti!) e poveri: e allora appiattiamo tutto in basso. Tutti senza garanzie…

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