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29 settembre 2014 / miglieruolo

Renzi: la luna di miele è finita

di Mauro Antonio Miglieruolo

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Brutto segno quel che arriva dal Corriere della Sera. Brutto per Renzi, che vede incrinarsi la coalizione di consensi che gli ha assicurato il trionfo elettorale. Buono per chi, come me, non vede l’ora si concluda questo ennesimo incubo/equivoco costituito da chi, pretendendo a parole di voler salvare l’Italia, finirà con l’affossarla.


È in tutti i talk show la notizia che, tramite la penna del direttore de Bortoli, il giornale ha preso decisamente le distanze da Renzi. Si tratta di un primo allarmante segnale dello scontento che serpeggia tra le fila della razza padrona; e che lo scontato appoggio della Presidente della Repubblica, che ormai sembra orientato a approvare qualsiasi iniziativa indirizzata contro la democrazia, lo stato sociale e il potere d’acquisto dei lavoratori, non è sufficiente a compensare.
Dice de Bortoli: “Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere” … “qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.”
Una presa di posizione inaspettata, molto dura, della quale è difficile capire le vere ragioni. Renzi, ch’io sappia, non ha ancora pestato i piedi a nessuno (i milioni di lavoratori e pensionati non contano; non contano tutti coloro che vedono nella Costituzione Italiana il principale punto di riferimento, etico e politico). Poiché non credo in uno sfogo personale di de Bortoli, c’è proprio da chiedersi cosa possa avere originato questa prima presa di distanza dal Tribuno dei Patrizi, da parte dei patrizi.
Tento di decifrare le ragioni partendo dalla pressoché contemporanea “alzata di toni” in suo favore della stampa di destra. Sallusti & Co. non solo non hanno mai nascosto il loro entusiasmo per il renzismo, creando qualche imbarazzo all’attuale Primo Ministro, ma rilanciano oggi la posta scatenando una vera e propria campagna in suo favore. Renzi, mentre si scopre a “sinistra”, e sfida l’opposizione interna, muovendosi in chiave scissionista, riceve immediati rinforzi a destra.
Ciò che viene subito in mente è d’essere in presenza di una improvvisa accelerazione del processo di costruzione di quel famigerato partito unico (PD-Forza Italia) che dovrebbe assicurare al padronato il controllo assoluto delle istituzioni per decenni. Un obiettivo gradito, ma probabilmente giudicato prematuro. I tempi e i modi con cui viene portato avanti (se di questo si tratta) potrebbe provocare il contraccolpo, molto temuto, della costruzione contemporanea di quel partito di sinistra moderata che, nella situazione attuale, innesterebbe dinamiche politiche in grado di dare un volto effettivamente di sinistra alla nuova compagine. Una sinistra diversa da quella acquiescente e insipiente d’oggi (includo SEL tra gli acquiescenti/insipienti). Non una certezza, un pericolo. Il padronato, si sa, in particolare il padronato italiano, non ama i pericoli. Neppure quello consustanziale del cosiddetto “rischio d’impresa”, che trova molta poca ospitalità nei loro aridi cuori.
L’ipotesi è suggestiva, non ritengo però costituisca il vero motivo che ha spinto de Bortoli alla sua feroce presa di posizione antirenziana. Si tratta in effetti di una ipotesi soltanto un poco più credibile di quella avanzata, da Sallusti & Co., su una ipotetica macchinazione “dei poteri forti” (contro altri poteri forti) per portare la Troika in Italia. Trovo poco verosimile tale ipotesi. Un’ipotesi non funzionale rispetto alla realtà. È stato proprio Renzi infatti a scatenare la bagarre che ha generato tutto questo incrociarsi di veti, minacce e scomuniche, e Renzi non lo ha certo fatto per cagionare la sostituzione di se stesso. Bisogna inoltre considerare che la Troika non ha bisogno di entrare in Italia, perché ci è già dentro: perché Renzi è già la Troika, una Troika che si nasconde pudicamente dietro l’italianità del personaggio che ha scelto per rappresentarsi. Credo piuttosto che il senso della presa di posizione di de Bortoli costituisca un sorta di invito a Renzi a procedere sulla strada delle riforme economiche; cioè di rispettare gli impegni assunti al momento in cui gli è stata conferita la carica che attualmente occupa. Le riforme costituzionali vanno bene. Bene anche la tragica indegna riforma elettorale. Ma ciò che preme al padronato in questo momento non è tanto l’aumento del proprio potere nel paese e sul posto di lavoro. Potere attualmente ne ha tanto. Quello che gli preme e che vengano attuate le riforme economiche, più urgenti e vitali, in assenza delle quali la situazione complessiva rischia di precipitare.
Gli economisti alla Giavazzi possono pure sgolarsi nel sostenere che l’abolizione dell’art. 18 e dello stesso Statuto dei Lavoratori sono indispensabili e fanno parte delle riforme “strutturali” necessarie. Il padronato sa bene che un eventuale successo su questo piano, a parte il vantaggio della piena restaurazione del dispotismo padronale, non comporterebbe alcuna conseguenza sull’efficienza del sistema nel suo insieme. Per uscire dal pantano della recessione occorre ben altro. Occorre mettere mano al problema della corruzione, delle lungaggini del processo civile, dell’evasione fiscale e contributiva, dello stato non certo brillante delle infrastrutture, della delinquenza organizzata ecc. Ben altro persino dallo stesso ridimensionamento del debito pubblico, mettendo mano al quale si aggrava il problema, non lo si risolve.
Verificheremo a breve quale delle ipotesi enunciate si rivelerà quella giusta. Possiamo però essere sicuri di una cosa: che la luna di miele con l’elettorato (che era anzitutto luna di miele con il padronato) è finita. Non ci saranno ulteriori aperture di credito. Non a caso Renzi è totalmente determinato a superare Berlusconi in cinismo, arroganza, ricatti e autoreferenzialità. Alzando la voce spera di far dimenticare omissioni e precoci fallimenti. Ma può strillare e fare il gradasso quanto vuole, già lo si intravede, mete vertiginose quali quelle toccate nelle elezioni europee non le toccherà più.

 

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