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30 settembre 2014 / miglieruolo

ricordo di Samih al Qasim – 1

di Francesco Masala

(dal blog di Daniele Barbieri)

Samih al Qasim  si è spento ieri all’età di 74 anni dopo una lunga malat­tia.

Poeta e gior­na­li­sta, fon­da­tore in Gali­lea del set­ti­ma­nale pale­sti­nese Kol al Arab ed ex mem­bro del Par­tito comu­ni­sta, Samih al Qasim è noto come il poeta della «resi­stenza». Forse è più giu­sto defi­nirlo il poeta della «esi­stenza», dell’affermazione dell’esistenza del popolo pale­sti­nese, come d’altronde lo è stato il suo grande amico e «poeta nazio­nale» Mah­moud Dar­wish scom­parso qual­che anno fa.

Samih al Qasim era un pale­sti­nese druso. La sua fami­glia era ori­gi­na­ria della città di Rameh in Alta Gali­lea e fu costretta ad abban­do­nare la sua casa per la Nakba, la «cata­strofe» che colpì i pale­sti­nesi nel 1948 a seguito della fon­da­zione dello Stato di Israele. «Ritengo che la data 1948 sia la mia data di nascita — ha spie­gato una volta — per­ché le prime imma­gini che ricordo sono di quella guerra. Il mio pen­siero e le imma­gini nascono dal numero 48». Fin da ragazzo mise in luce il suo talento di poeta e le sue poe­sie gli pro­cu­ra­rono non pochi pro­blemi le auto­rità israe­liane che guar­dano sem­pre con sospetto ai cit­ta­dini arabi (ossia pale­sti­nesi) troppo nazio­na­li­sti. Al Qasim ha scritto 24 volumi di poe­sie e pub­bli­cato varie rac­colte. Come gior­na­li­sta ha lavo­rato per i quo­ti­diani al-Ittihad (comu­ni­sta) e al Jadid, prima di dare vita al suo gior­nale. In Ita­lia, a cura di W. Dah­mash, è stata pub­bli­cata una sua rac­colta di poe­sie Versi in Gali­lea (Edi­zioni Q, Roma, 2005)

da qui

***     ***     ***

Fine della discussione col secondino

 

Dallo spioncino della più piccola delle celle
vedo alberi che mi sorridono,
tetti affollati della mia gente,
finestre che piangono pregano per me.
Dallo spioncino – è la più piccola cella –
vedo la tua, la più grande.

da qui

***     ***     ***

 

Palestina

 

Fino a quando avrò pochi palmi della mia terra!

Fino a quando avrò un ulivo…
un limone…
un pozzo…un alberello di cactus!..
Fino a quando avrò un ricordo,
una piccola biblioteca,
la foto di un nonno defunto.. un muro!
Fino a quando nel mio paese ci saranno parole arabe…
e canti popolari!
Fino a quando ci saranno un manoscritto di poesie,
racconti di ‘Antara al-’Absi
e di guerre in terra romana e persiana!
Fino a quando avrò i miei occhi,
le mie labbra,
le mie mani!
Fino a quando avrò… la mia anima!
La dichiarerò in faccia ai nemici!..
La dichiarerò… una guerra terribile
in nome degli spiriti liberi
operai.. studenti.. poeti..
la dichiarerò.. e che si sazino del pane della vergogna
i vili… e i nemici del sole.
Ho ancora la mia anima..
mi rimarrà… la mia anima!
Rimarranno le mie parole.. pane e arma.. nelle mani dei ribelli!

da qui

 ***     ***     ***

(Riprendo il post dal blog di Daniele Barbieri, ma per comodità di lettura lo divido in tre parti. La seconda verrà pubblicata il primo Ottobre e la terza il tre Ottobre.

Poesia bella, parla nello stesso tempo al cuore e alla mente. Grazie all’eccellente Masala per l’ottima proposta.

Mam)

 

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