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18 ottobre 2014 / miglieruolo

Luciana Riommi, poetessa terapeuta dell’Umanità

di Mauro Antonio Miglieruolo

(Ei dice cose, voi dite parole…)

Non conosco la persona di cui parlo. A giudicare da ciò che da lontano ispira deve trattarsi di una donna di grande simpatia ed empatia, oltre che di valore. Ma in questa sede poco importa quel che Luciana Riommi Baldaccini effettivamente è (né è importante il mio giudizio); di là delle qualità dell’individuo, appare e appassiona di più la poetessa, una straordinaria elaboratrice di pensieri, che trascritti come solo lei sa trascrivere, producono altri pensieri, inducono la necessità nel lettore di ulteriori riflessioni.
Mi è bastato, per comprenderlo, sorvolare a volo d’uccello la sua opera, traendone il sufficiente per farmene una opinione. La seguente: che di Luciana Riommi sia opportuno parlare, essendo necessario che di lei, e del suo modo, si sappia. Sperando che il semplice atto di parlarne, per i processi mentali e emotivi che ogni discorso (che sia tale) innesta, mi fornisca di ulteriori possibilità di saperne qualcosa in più anche io di lei. Qualcosa in più di quello che traspare dai scarni commenti che seguono.

Con ancora cinque chili da recuperare

Luciana Riommi – Con ancora cinque chili da recuperare

Mi si conceda di iniziare con un inciso: si dice delle donne che siano creature irrazionali, poco propense alla coerenza. Ma questo lo sostengono gli individui di sesso maschile, gli esseri più irrazionali all’interno del genere umano. Intelligenti e colti fin che si vuole, quando le gonadi parlano il senno è costretto a tacere. Traditi da questa enorme debolezza, facilmente si lasciano menare per il naso. Il debole delle donne (e perciò la loro irrazionalità), invece è in tutt’altro. Non nell’irrazionalità, ma nella maggiore profondità del loro essere. Il punto debole risiede nei sentimenti; nonché in quell’arcano di cui si sa solo che rappresenta il passaggio obbligato per l’ascesa dell’uomo, cioè l’amore. È questa la via per manipolarle, per indurle a sottrarsi ai doveri verso se stesse. Perché se non è facile menarle per il naso, le si può però ricattare. Per quanto buon senso abbiano, quando il cuore parla, le questioni di opportunità e d’autotutela sono messe a tacere. Donne e uomini vivono di se stessi, perciò delle proprie contraddizioni, tutti uguali nell’incapacità di governarle, vittima ognuno di quel miscuglio di razionalità e irrazionalità che fa diverse le persone e si riflette, variandole, nelle situazioni.
Ma si dice l’uguale anche del poeta o dei letterati, degli artisti e dei musicisti, degli architetti e degli uomini che abitano i teatri. Li si valuta con un metro tutto particolare, un metro fatto di indulgenza e sufficienza, di ammirazione e forse anche invidia. A volte un sorriso di compatimento accenna a comparire quando si parla di essi. Non sono del tutto normali. Né del tutto in sé, occorre compatirli. Ammirarli, gloriarli e anche tenersene alla larga. Chi vorrebbe avere a che fare con individui il cui livello di responsabilità (sempre nei luoghi comuni del senso comune) è quasi pari a quello di un bambino?
Pensiamo poi quando il difetto raddoppia, quando all’artista si aggiunge la donna, realizzando l’essere sconcertante, fino a oggi rarissimo, ma nei giorni nostri sempre più frequente, dell’artista di sesso femminile. Che non dovrebbe esserci e pure c’è; che non c’è stata la possibilità d’averlo, questo mostro, con adeguata frequenza finché la donna stessa ha creduto di non doverci essere, ma ora che sa di poterci essere, non la vuole cedere a nessuno in quanto a creatività e capacità di entrare nelle cose del mondo. E ne possiamo godere.
Nulla di tutto quello che precede può essere detto della poetessa Luciana Riommi. Salvo l’ultima considerazione sulla maggiore consapevolezza del proprio valore in quanto creatrice, che probabilmente nasconde anche a se stessa (non continuerebbe a scrivere, altrimenti; sarebbe crollata per tempo). Non creatrice di nuovi viventi, che questa è facoltà innata, facoltà biologica ma anche non biologica (le donne a volte creano bambini, sempre creano uomini). Mi riferisco a quella speciale sintesi di pensieri ed emozioni il cui miscuglio chiariamo poesia, nella quale è Maestra.
Quanto all’irrazionalità dell’arte, si tratta molto più d’una semplificazione, non degna di essere detta. Non dovrebbe esserlo in quanto l’arte non è soltanto irrazionalità e non sempre irrazionalità (non che non ve ne sia, non è totalmente e necessariamente tale); come non sono irrazionali gli artisti, le donne e in particolare le donne artiste (non che non ce ne siano, non sono necessariamente tali). Teniamo conto per convincercene solo di questo: che le scienze procedono verso il mondo utilizzando un massimo si razionalità e che dunque noi non possiamo escludere la possibilità all’arte, forma non secondaria di conoscenza, e all’artista che ne attua la pratica, di utilizzarla per realizzare quantità discrete di sapienza del mondo (anche se sapienza altra rispetto a quella cercata dalle scienze) della quale abbiamo tanto bisogno; che aiuta a orizzontarsi nella vita; che fornisce valori e metri di giudizio indispensabili per viverla; e senza la quale, a mio parere, anche gli sforzi della scienza per realizzare i propri fini (la misurazione del mondo materiale) non potrebbero trovare sbocchi.
Ma non dovrebbe esserlo detto soprattutto dopo Luciana Riommi, a causa delle specifiche modalità con le quali il poeta esercita la sua specifica pratica artistica. Una modalità sua peculiare ma che è stata anche tipica di tanti artisti del Novecento; nei quali la spinta maggiore era verso riflessione piuttosto che verso l’emozione; con un più di attenzione in Luciana Riommi (sul web conosciuta come Lallaerre), per la individuazioni di alcuni aspetti del realtà, la ricerca di punti di vista inediti e illuminanti sul mondo.
La fa non tramite discorsi definiti e definitivi (al modo delle scienze), non avremmo risultati poetici in questo caso, ma per allusioni, per brevi illuminanti combinazioni di parole, quasi degli aforismi la cui enigmaticità non deve ingannare: è la carne viva degli uomini quella di cui tratta, dell’umana realtà con i suoi segreti le sue afflizioni. Lo fa frugando non nell’inconscio (o non solo nell’inconscio), come accade di solito (e in questo trovo la sua maggiore originalità), ma nei ripostigli della mente per trovarvi, insieme all’invisibile e al non detto, il più sintomatico (o forse cerca di arrivare all’inconscio, utilizzando la mente). Sintomi delle complicazioni della vita e delle sue vere caratteristiche. Se non addirittura il suggerimento di percorsi diversi con i quali attraversare la vita.
L’impressione che fornisce è di qualcuna che si astrae dall’attività quotidiana per proseguirla su un livello più alto e fecondo, per ottenere differenti e più significativi risultati. In questo modo da casalinga quale forse è, o la professionista o la poetessa, assume una funzione quasi oracolare, attraverso la quale tenta di rischiarare con un poco di luce il buio in cui siamo immersi.
Quelle sue frasi/poesie sembrerebbero il risultato di un lungo ascolto (il terapeuta ascolta il singolo, il poeta l’umanità intera) e di una lunga meditazione. Analisi di se stessa prima che del paziente-umanità. Forse è per questo che riesce a non dilungasi in parole; e che appare tanto controllata, razionale. In quanto l’improvviso da cui sempre nasce la poesia è stato preparato a lungo, preparato dentro di sé, all’interno di quello che appare essere una forma di autoconoscenza (appare ed è: l’arte è sempre in qualche modo un atto sotterraneo d’autocoscienza). Cosicché ci stupisce senza neppure aver tentato di stupirci: le è bastato quel tentativo (in un certo modo stupefacente) di aprirci gli occhi. E io qui li apro gli occhi e vedo quel che è, e perentoriamente affermo che uguale capacità di sintesi può essere incontrata, maggiore no.
Si tratta quest’ultima della caratteristica delle caratteristiche poetiche. Essendo la poesia una sorta di telegramma con cui i viventi si connettono con il creato. Anzi, con cui i poeti offrono la possibilità ai propri simili di svolgere, se lo vogliono, questa preziosa operazione. Ne ha in serbo per noi molti di questi telegrammi, Luciana Riommi Baldaccini, in arte Lallaerre.
Attendiamo li metta a disposizione.

***

Per meglio illustrare quanto sopra riproduco tre brevi poesie di Luciana Riommi.  La preferita è “Contraddiction”. Ma preferita nel confronto con le due che seguono, perché la prima in assoluto è Odore di elicriso  (vedi) della quale, a distanza di tempo, persevero nel lasciarmi commovere

Contraddiction

le braccia aperte
a sciogliere le fila dell’assenza

e un velo di pietà
su tracce malcelate d’innocenza

(https://miglieruolo.wordpress.com/2014/04/15/10906/)

***

rappresa

questa lacrima rappresa

che non sa cadere

e una visione troppo asciutta

impone di tacere

(https://miglieruolo.wordpress.com/2014/07/19/rappresa-di-luciana-riommi/)

***

tace

strappo o scucitura d’ombraluce
tra pieghe insonni
attese
e la domanda tace

(https://miglieruolo.wordpress.com/2014/02/07/tace-di-luciana-riommi/)

***

Per le altre poesia di Luciana Riommi  pubblicate in questo blog vedi (è sufficiente cliccare sul titolo):

lasciati tacere

ho visto

guscio di vento
e sosta

se sapesse

E DOMANI, 19 OTTOBRE: senso (da non lasciarsi sfuggire)

***

Luciana Riommi è nata il 7 dicembre 1945. Una persona dunque relativamente giovane. Ma quando il destino bussa alla nostra porta non c’è nulla da fare, bisogna aprire. Tuttavia se ci può togliere chili e infliggere qualche dispiacere non può comunque rubare le nostre doti più vere. Quella interiori, certo, ma anche quella esteriori. Chiunque guarderà con attenzione la foto che (per mia richiesta e su indicazione dell’interessata) pubblico, non sfuggirà che si tratta di una persona di grande inarrendevole bellezza. Alla quale auguro, dato che si approssima all’età sua più feconda, di poterla godere con pienezza e tanta felicità. (Mam)

9 commenti

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  1. cristina bove / Ott 18 2014 11:48

    La poesia di Luciana è la sintesi più straordinaria in cui mi sono imbattuta, qualità che ritenevo appartenesse soltanto ad haiku e affini.
    La sua genialità è costringere le parole per dar loro modo di dilagare in spazi che sembravano impercorribili col pensiero. O meglio, che intuivamo, ma che avrebbero richiesto troppe parole per poterli descrivere.
    Lei ha trovato il modo: traccia fulminee indicazioni cui la mente si attiene, e seguendo i suoi versi si viaggia in spazi inusitati, si percorrono strade apparentemente strette per ritrovarsi in luoghi senza confine.
    La sua, è un’anima che illumina.
    Io sono felice di averla incontrata e di essermene lasciata incantare.
    grazie a mau e a lu
    un abbraccio
    cri

  2. leopoldo2013 / Ott 18 2014 14:08

    Cristina ci “azzecca” sempre . Complimenti sinceri ad Entrambe .
    leopoldo attolico –

  3. lallaerre / Ott 19 2014 12:10

    Che cosa posso dire ad amici così cari e generosi se non la mia gratitudine e la mia commozione? insieme però a un qualche imbarazzo: è molto impegnativo fare proprie le parole di Mauro e di Cristina, con l’assenso di Leopoldo!
    E’ vero che da moltissimi anni ‘ascolto’ esseri umani, in particolare individui sofferenti che si rivolgono a me, ed è anche vero che non mi sono costruita teorie per tentare di rispondere, forse non ho neanche tentato di rispondere, ma ho semplicemente ascoltato e accompagnato fin dove la mia esperienza personale mi ha permesso di arrivare. Forse proprio da lì nascono i miei ‘pensieri in prova di poesia’, da una rielaborazione parzialmente inconscia di tanti incontri per me significativi. Se poi tutto questo sia davvero ‘poesia’ non sta a me dirlo, né sono in grado di farlo. So che mi piace tradurre in parole, o in parole-immagini, quello che mi si presenta alla mente e se questo suscita emozioni e riflessioni in chi legge mi fa un immenso piacere e mi incoraggia a continuare nel mio ‘gioco’, rimanendo tuttavia sempre legata all’uso delle lettere minuscole per definire quello che faccio, nelle quali mi sento più a mio agio.
    Grazie ancora Mauro, e ti prego di scusare il ritardo di questa mia risposta dovuto a forza maggiore.
    Un caro saluto a Cristina, sempre presente, e a Leopoldo che mi legge.

    luciana

  4. miglieruolo / Ott 19 2014 20:48

    Non dire nulla, Luciana, le parole che leggi non sono altro che l’eco delle tue, della necessità che hai prodotto in noi (in me, certamente) di tradurre a beneficio di tutti i moti interni che hai evocato.
    Non sei sicuro che si tratti di poesia? e chi può esserne sicuro? Fra cento anni, forse, se capiterà qualcuno che le voglia interpretare e se ne voglia interessare. Saprà costui di che si tratta. Il tempo non solo è galantuomo, ma critico inflessibile. Getta nella pattumiera della storia quel che non vale (a volte anche quel che vale); valorizza invece ciò che merita di essere valorizzato. Nel primo caso, nello scartare, può sbagliare (succede che occarrono mille anni per rendere giustizia a chi la merita). Nel secondo caso quasi mai. Chi passa il vaglio del tempo, al 99% passa nella storia dell’arte.
    Ma siamo poi in questa dimensione? O in quale altra? Ripeto, non possiamo dirlo. Passiamo però dire gli effetti che la tua offerta produce ora, oggi, in questo momento e in questo frangente. L’utile che se ne ricava. E su questo non possono esserci dubbi. Sei una da seguire e alla quale dedicare un po’ di più della solita attenzione.
    Per il resto preservati, cura corpo e anima (si tratta di una sola e contemporanea operazione). E’ tuo dovere farlo. Sarò nostro, di tutti noi, il vantaggio.

    • lallaerre / Ott 19 2014 21:01

      Nel futuro lontano non ci saremo, ma oggi eccoci qui, sicuramente a curarci nel corpo e nell’anima, con tutte le forze, e in questo devo molto anche all’affetto sincero di tante persone.

  5. tramedipensieri / Ott 21 2014 23:27

    Che piacere leggere di Luciana!
    Ora ha un volto per me….oltre che conoscere le sue parole.

    Grazie
    .marta

    • lallaerre / Ott 21 2014 23:47

      Marta cara, le tue parole sempre delicate e gentili!
      Grazie

      luciana

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