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21 ottobre 2014 / miglieruolo

Guerra ai Nerd

Polemica con (subliminale) appuntamento in coda di lupo

di Riccardo Dal Ferro (*)

Povera piccola fantascienza. Povera fantascienza fraintesa e bistrattata, che sopravvivi a stento fra i raduni di quelli che si vestono come Darth Vader e quelli che soffrono di nostalgia per una Enterprise mai proiettata verso l’iperspazio.

Piccola fantascienza sminuita ed emarginata, chiamata di volta in volta “intrattenimento”, “letteratura minore”, “svago per bambini”. Piccola fantascienza sfrattata, derisa e defraudata.

Che cosa ti hanno fatto?

Te lo dico io, quello che ti hanno fatto: hanno fatto di te il nuovo Classicismo, un museo delle cere, come i totem dei sovrani morenti d’Arcadia, come le salme dei santi esposti nelle teche, come i faraoni imbalsamati. Ti hanno mummificata sull’altare dei raduni, e i tuoi sacerdoti mortuari si chiamano “Nerd”, generalmente trentenni panzoni che scialacquano ogni propria pecunia nell’intento di riprodurre forme del passato, icone del Cretaceo novecentesco e riti di decenni fa.

Questi sacerdoti difendono a spron battuto la loro libertà di darti voce dall’oltretomba, e anzi deridono coloro che si discostano dalla loro visione delle cose, definendosi “moderni”, anzi ancor di più: “evoluti”. Sono le cristallizzazioni di quei simpatici ragazzotti di «The Big Bang Theory» che prendono forma proprio qui, di fronte a noi, ogniqualvolta si scatena l’occasione di indossare il nuovo costume da Yoda. Si bardano da membri dell’Enterprise, parlano il Klingon, affollano piazze con armature da cloni o abiti da cavalieri Jedi, inneggiando alla libertà della creatività. Quella degli altri, ovviamente.

Mia povera piccola fantascienza, a questo ti hanno ridotta.

So che molti si incazzeranno per questa mia presa di posizione, ma vi posso assicurare che io sono molto più incazzato di voi. Sono incazzato per molti motivi, che cercherò di esporre in questo mio breve discorso diretto a nessuno in particolare. Un piccolo sfogo, e me lo concederete. E, se non me lo concedete, io lo faccio comunque. Tié!

Vi ricordate quanto ci stavano antipatici i Classicisti dell’Ottocento? Riproponevano forme antiche, rispolveravano modelli ammuffiti, parlavano lingue vetuste. L’arte, dicevamo noi studenti ancora sotto l’effetto di THC, l’arte è una cosa diversa: è creatività, è invenzione, mica ripetizione, rimasticazione, ruminazione! Al diavolo i Classicisti, ben vengano i romantici e i nichilisti prima, gli esistenzialisti e gli strutturalisti dopo, al diavolo chi riprende forme vecchie, noi vogliamo il nuovo!

E il nuovo venne, maledizione!

Il nuovo venne tanto con Kafka quanto con Calvino! Venne, con Kleist e Bosch nell’arte, con Stockhausen e i Pink Floyd nella musica! Venne con Asimov e Lem, con Orwell e Dick, e fece il botto, ragazzi! Veniva chiamato in tanti modi, questo “nuovo”, ma anche le parole in cui veniva chiamato erano in parte “nuove”: elettronica, digitale, analogica, concreta, techno, così nella letteratura come nella musica e nell’arte.

Un grande gruppo di queste cose nuove venne messo insieme in una nuovissima parola: “Fantascienza”. Una ventata d’aria fresca.

Aria fresca pericolosissima perché portava il fascino della novità parlato in lingua contemporanea. Cioè poteva produrre capolavori al passo con i tempi! Non più “inattuali” in senso nietzscheano, ma proprio attuali, capolavori eterni che potessero cambiare il mondo qui e ora! Raramente una tale opportunità si era affacciata, nel corso della storia umana.

Pensate che miniera per i letterati: la povera Mary Shelley aveva dovuto aspettare 40 anni prima che la sua opera venisse recepita; Jonathan Swift addirittura più di 150 anni prima che Gulliver venisse finalmente rispolverato. E invece ora uno stuolo di straordinari autori parlava la lingua del proprio oggi e lo faceva raccontando la Guerra Fredda, il sentimento umano, il rapporto con il cosmo! Parlava dell’intimità umana più profonda ritrovando lo spirito della fiaba, della narrazione, potendo perciò parlare a un grande numero di persone.

Poi, ecco l’intrattenimento.

Io ve lo dico, chiaro e netto: «Star Wars» e «Star Trek» hanno distrutto questa possibilità. Anzi, non è vero: diciamo piuttosto che i fanatici di «Star Wars» e «Star Trek» (per dirne due di famose, ma ce ne sono altre) hanno disintegrato questo cuore pulsante della povera piccola Fantascienza, cristallizzandolo in un Classicismo da raduni da far invidia ai balli di gala dell’Ancien Régime!

Io amo «Star Wars» ma detesto il fatto che, appena si parla di “fantascienza”, tutti pensino a «Star Wars». Signore e signori, quella non è Fantascienza! Quello è un prodotto di intrattenimento per famiglie che hanno voglia di spegnere il cervello per un paio d’ore! Smettiamola di confondere i termini! La Fantascienza non è intrattenimento, è produzione di arte, produzione di senso, produzione di Mondo! La Fantascienza è il dominio dell’immaginazione come vettore politico, sociale e artistico! Lem, Zelazny, Clarke sono Fantascienza! I libri editi da Multiplayer.it (con tutto il dovuto rispetto) sono prodotti da scaffale di supermercato che siete liberissimi di andare ad acquistare e persino apprezzare, ma non è Fantascienza (si avvicinano tutt’al più a un genere minore del Fantasy che io definisco scherzosamente “troisiate”, ma lasciamo perdere questo doloroso capitolo).

Quindi sì, cari Nerd di tutto il mondo: io dichiaro la guerra totale ai vostri ritrovi in cui diffondete un’immagine della Fantascienza che non è la Fantascienza! Diffondete un fantasma mentre dovreste sentire quant’è viva oggi! Pregate una salma ma il cadavere attorno al quale vi radunate non è neanche lontanamente meraviglioso quanto la Musa!

Ricordate sempre, checché ne dicano le controversie: fanta-scienza non significa “giocare di fantasia con la scienza (tecnologica)” – quindi cannoni ionici ovunque, spade laser a gogò, transformers della Lego e mostruosità avveniristiche dappertutto – ma significa “costruire un sapere (conoscenza) attraverso la fantasia”, quindi vuol dire fare dell’immaginazione una scienza!

Finché ve ne starete nei vostri raduni a insegnare ai vostri figli che il massimo di immaginazione cui possono ambire è indossare l’armatura di Darth Vader, sarete i peggiori dei Classicisti: non evoluti, non intelligenti, ma soltanto tristemente ancorati a immagini che fanno comodo a chi il mondo non vuol vederlo cambiare di un millimetro.

Quando il mondo sarà cambiato per merito di chi la Fantascienza la fa e la conosce non venite a bussare alle nostre porte: non avremo nessun costume, nessun gingillo iper-tecnologico da darvi. Soltanto le spalle.

A voi resterà lo ieri. E a noi il domani.

(*) Concordo appieno con Riccardo Dal Ferro ma resto dubbioso su un punto: non ho mai sentito nominare i due gruppi rock citati (Stock Hausen e Pinkfloyd) ma se erano così bravi perché non hanno suonato con John Coltrane o con Ursula Le Guin? Quanto alla frase «i sovrani morenti d’Arcadia» si tratta di un colpo basso del subliminale visto che il 9 ottobre – vedi locandina qui sotto – Riccardo Dal Ferro presenta all’Arcadia di Schio il suo libro, che è bello oltre ogni dire, e io ben volentieri lo spalleggio. Accurrite. Lupi, umani e alieni: i pianeti “impossibili” vi aspettano, anzi viceversa. (db)

9ottobre-jpeg***

Aggiungo in calce il commento che ho ritenuto opportuno lasciare (per vedere gli altri, cliccare QUI)

***

Le questioni poste da Dal Ferro, poste per altro con veeemenza, sono di tale portata che la necessità di semplificazione e la rapidità insita nei commenti non permette di cogliere.
In ogni caso, si può dissentire dai toni eccessivi

(ma non del tutto infondati; o infondati perché trascura la dimensione del gioco insita nel travestimento, dimensione che è anche una sorta di appello alla fantasia, un tentativo di immergersi nella fantasia)

di cui si serve per bombardare un ambito che, sembra anche a me, ma potrei sbagliare, è poco interessato alla fantascienza letteraria; non però è opportuno porre in secondo piano alcuni punti sui quali la rfiflessione deve precedere di molto l’esternazione. La parola quii è necessario segni il passo. E attenda.
Indico doverosomante un primo punto sul quale riflettere: l’associazione della fantascienza alla rivoluzione culturale che ha messo sottosopra le arti nei primi decenni del novecento, rivoluzione sulla quale si sta concentrando la mia personale riflessione;
un secondo punto sta nell’implicito grido d’allarme sul pericolo di “classicismo” (per Dal ferro sinonimo di arteriosclerosi) che incombe sulla fantascienza. Può avere torto o avere ragione, io propendo a dargli ragione, in ogni caso non è opportuno liquidare l’argomento limitandosi a non parlarne; o facendo riferimento “alle cose buone” che ancora circolano nell’ambiente (e su questo prego anche l’estensore dell’articolo di riflettere; è meravigliosa la fantascienza di oggi? il pericolo viene sola dai nerd? su questo l’invito alla prudenza è obbligatorio);
un terzo punto risiede nell’annotazione su Star Wars; che dire, a proposito? la fantascienza è (è!) intrattenimento, la sua prima motivazione in faccia al “classicismo”. Se dunque un momento di intrattenimento ha potuto funzionare come leva per il fraintendimento, come attribuire tutto questo agli appassonati di Star Wars e ai media? No, noi abbiamo il dovere di seguire l’intera parabola della fantascienza e spiegare perché non suscita la medesima curiosità, i medesimi entusiasmi che nel passato; e questo dovere fa coppia con il dovere di pesare con prudenza fenomeni come Star Trek, per poter effettivamente stabile come e quanto abbiano nociuto. Qui ogni semplificazione sarebbe pericolosa. Mortale persino. Il fenomeno c’è, molte persone se ne servono per passare bei momenti di svago, lasciamo lo facciano, non pesiamo anche noi, come i governi, sull’innocenza delle persone. Non possiamo però evitare di vedere i limiti del fenomeno e dare a Star Trek ciò che è di Star Trek e alla fantascienza ciò che è della fantascienza. Guai a non guardare il “visus” del malato: non verrebbe mai trovata in questo caso né la vera malattia (un complesso di ragioni) né pertanto la cura (un complesso di modifiche delle nostre concezioni del mondo, e anzitutto qualcosa che non è nella nostra possibilità – disponibilità in quanto fantascientisti – attuare: la modifica dello stato delle cose presenti, il dare nuovo alimento alla speranza, far sorgere di nuovo il sole sulle utopie ecc.).

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