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21 ottobre 2014 / miglieruolo

La politica del fiiiiiiguriamoci di Daniele Barbieri

dal super blog di Daniele Barbieri

Un’altra puntata di «sparite-sparate»

I – Di che razza sono i numeri?

L’uso in questa rubrica dei numeri romani è sarcasmo verso chi vorrebbe liberarci della multiculturalità (antica quasi come il mondo e necessaria come l’acqua) e perciò anche dei numeri arabi.

II – Ferguson e l’iceberg

Quando negli Usa scoppiano le rivolte dei «neri» ci sono alcune informazioni che i media (locali o, per esempio, italiani) curiosamente dimenticano di dare. A esempio queste undici. Le copio così … con i numeri romani dell’autore.

Tra il 1980 e il 2008, negli Stati Uniti i bianchi sono passati dall’80 al 66 per cento della popolazione, gli ispanici dal 6 al 15 per cento, i neri sono rimasti al 12 per cento.
Entro il 2030 i bianchi saranno la minoranza degli statunitensi sotto i 18 anni ed entro il 2042 saranno la minoranza del totale della popolazione.
Tra i neri, i bambini che vivono in condizioni di povertà sono il 34 per cento, tra gli ispanici il 27, tra gli asiatici l’11, tra i bianchi il 10.
Il tasso di disoccupazione dei neri è il doppio di quello dei bianchi. La ricchezza accumulata dalle famiglie bianche è 6,1 volte maggiore di quella delle famiglie nere. I lavoratori bianchi guadagnano in media il 21,6 per cento in più dei neri.
Più di un maschio nero trentenne su dieci si trova in prigione.
Un nero nato nel 2001 ha il 32 per cento di probabilità di finire in prigione nel corso della vita, un ispanico il 17 per cento, un bianco il 6 per cento.
A parità di reati commessi, le detenzioni a cui sono condannati i neri sono del 20 per cento più lunghe di quelle dei bianchi.
I ragazzi neri di più di 25 anni con un titolo universitario sono passati dal 4 per cento del 1970 al 20 per cento del 2010, quelli con un diploma scolastico sono passati dal 31 per cento del 1970 all’84 per cento del 2010.
Gli studenti neri vengono sospesi o espulsi da scuola tre volte più spesso degli studenti bianchi.
A Ferguson i neri sono il 67 per cento della popolazione, i bianchi sono il 94 per cento degli agenti di polizia della città.
Nel 2012 il 51 per cento degli statunitensi ha dichiarato esplicitamente opinioni razziste nei confronti dei neri, tre punti percentuali in più rispetto al 2008.

Così racconta sulla rivista «Internazionale» (numero 1065, 22 agosto 2014) il direttore Giovanni De Mauro. Che fornisce anche le fonti: 1. National center for education statistics; 2. Population reference bureau; 3. National center for education statistics; 4. Bureau of labor statistics; 5. The sentencing project; 6. Us bureau of justice statistics; 7. Us sentencing commission; 8. Us census bureau; 9. Us education department; 10. Los Angeles Times; 11. Ap.

Tutte notizie interessanti, un paio impressionanti, che cambiano di parecchio il contesto. Ho scritto «cambiano»? Errore: «cambierebbero»…. se le sapessimo. Ma c’è appunto questa curiosa dimenticanza che qualche maligno potrebbe prendere per censura.

III – Bologna e l’iceberg

Di nuovo Giovanni De Mauro (su «Internazionale» 1059, datato 11-17 luglio) e di nuovo una piccola storia, condita da qualche informazione, che alla stragrande maggioranza dei giornalisti italiani non interessa dare.

«“Devi scegliere fra me, dio e lo stipendio perché lo stipendio te lo do io e io sono il tuo dio. Qui Allah non esiste”. Trentadue secondi per imbustare un vestito. Centodieci pezzi all’ora, altrimenti urla e insulti. “Voi qui dovete sputare sangue”. Magazzini roventi d’estate e gelidi d’inverno. Seicento euro al mese, senza pause e con straordinari non pagati. “Mi hanno messo da sola a cucire in una stanza buia senza finestre”. Sembrano storie dell’altro mondo ma vengono da un magazzino dell’Interporto di Bologna. “Voi marocchine siete tutte porche, soprattutto quelle di 18 anni come te”. Il 17 giugno dodici lavoratrici hanno presentato una denuncia “per una serie di condotte di sfruttamento lavorativo che vanno dalle offese al credo religioso a un caso di molestie sessuali” spiega l’avvocata Marina Prosperi che assiste le ragazze, quasi tutte provenienti dal Marocco. La storia è stata denunciata da InfoAut e Radio Città del capo, poi è uscita sull’Huffington Post e sull’Unità. “Se i fatti dovessero essere accertati la cooperativa non mostrerà alcuna tolleranza nei confronti dei responsabili” ha fatto sapere la società cooperativa per cui lavorano le donne. Si chiama Mr Job e ha un contratto d’appalto con Yoox, uno dei marchi di moda online più importanti d’Italia. “Qualora dovessero emergere inadempienze non in linea con il codice etico della società, Yoox metterà in atto tutti i provvedimenti del caso e di propria competenza”. Dal 2009 Yoox è quotata in Borsa, nel 2013 è cresciuta del 25 per cento con ricavi netti per mezzo miliardo di euro». Il titolo del breve articolo di De Mauro è «Borsa».
IV – Impreparati

Di fronte al continuo esplodere di guerre nel cosiddetto medio Oriente (in realtà per noi è il Vicino Oriente, ma lasciamo perdere: persino la geografia sembra smemorata o censurata) e in Africa, o meglio nelle molte e diverse Afriche, il governo italiano sembra impreparato. Le cause? Ignote. I traffici d’armi che dall’Occidente arrivano a chiunque (compresi i peggiori nemici, veri o presunti, dello stesso Occidente) non risultano. Quali sono i numeri di chi è costretto a fuggire dalle guerre? Secondo l’Unhcr (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) sono cinquantun milioni ma questo non sembra richiedere alle foirze politiche italiane una riflessione. Il legame fra queste guerre e l’aumento di migrazioni disperate – e di tragedie nel Mediterraneo – è noto a chiunque studi un poco gli scenari ma non è alla base di una tattica (neppure immaginiamo che esista una strategia) per la politica italiana. Ci si stanca a ripetere queste verità e ci si deprime a vedere che i media (presunti) grandi quasi mai ne tengono conto. «Così non fa notizia la richiesta (di ong e associazioni, a esempio) di «canali umanitari per i migranti»

V– Figuriamoci

Così non fa notizia la richiesta (di ong e associazioni, a esempio) di «canali umanitari per i migranti», figuriamoci – anzi fiiiiiiguriamoci – se fa notizia il silenzio del governo. Così pochissimo fa notizia la “rivolta” in luglio dei migranti a Castelvolturno (che sono stati aggrediti a colpi di pistola) fiiiiiiguriamoci se interessa che Alfano sia disinteressato. Idem per varare una politica sui molti minori che arrivano da soli in Italia; se non c’è un’idea seria per la scuola, fiiiiiiguriamoci se al governo si interessano dei quattordicimila circa minori stranieri arrivati nei primi sette mesi di quest’anno. E a lungo purtroppo si potrebbe continuare.

VI – Straparlatori

Si farnetica di migranti che ri-portano la vecchia tbc (o la nuova Ebola, un ancor più improbabile spauracchio) in Italia. Inviterei chi ha IX-X minuti e un computer a leggere quanto ha scritto Furio Colombo, sotto il titolo «Lunga e felice la vita senza migranti», su «Il fatto quotidiano» del V settembre. Perché, a esempio, «la tubercolosi viaggia, se c’è e quando c’è, negli affollati jumbo set del turismo». Ma questa è una delle verità che non si può dire. Perciò si strillano titoli, si vendono mascherine e tute di lattice, non si perde tempo a informarsi o almeno a riflettere.

VII – Empatia

Per contrapporsi agli impreparati e agli straparlatori, invece dell’ambiguo e rassegnato «fiiiiiiguriamoci» ci vorrebbero progetti ma soprattutto empatia. E su come ha scritto qui in blog Bozidar Stanisic che da molti anni vive in Italia, dopo esser fuggito alla prima (come è terribile scrivere «la prima» per prendere atto che altre ne sono seguite) delle guerre nell’ex Jugoslavia.

10 (numero romano) – Finchè c’è lei...

… la Costituzione, qualche speranza c’è – anche in questi brutti tempi – ma bisogna difenderla e applicarla. A partire dall’articolo 10 (numeri arabi sì). Questa rubrica chiude sempre così: un richiamo all’Italia migliore ma soprattutto un impegno a non arrendersi a quella peggiore.

SOLITA NOTA

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Ho pensato codesta rubrica molti anni fa per la rivista «Come solidarietà» con l’idea di provare a recuperare e/o commentare quel che i media tacciono e/o pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di de-contestualizzarlo) su migranti, razzismi, meticciato, intercultura e dintorni. Le puntate precedenti si possono vedere anche qui in blog. (db)

 

 

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