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25 ottobre 2014 / miglieruolo

La scoperta del noni

dal blog di Daniele Barbieri

di Mauro Antonio Miglieruolo

Fino a poco tempo fa ritenevo che la regina delle piante fosse la papaya, frutto speciale della quale avevo provato in prima persona, con risultati sorprendenti, le virtù terapeutiche. La soddisfazione di questa scoperta mi aveva indotto a parlarne a chiunque si mostrasse disposto a ascoltarmi. “La papaya”, sostenevo con convinzione, “non è una pianta né un frutto: è un medicinale!” Ma ecco, saranno giusto due anni, incontro in Messico una nuova pianta, delle cui potenzialità mi sono subito stupito e non smetto di stupirmi. Si tratta del noni, la vera autentica regina delle piante medicamentose.

Noni "mandala"

La descrizione che se ne dà e sulla quale mi soffermerò, prevede per il noni un ampio spettro di usi che vanno da quello alimentare (una curiosa marmellata dall’inusuale vago sentore di formaggio); a quello “medicinale” (un distillato di del quale mi sono giovato per tenermi in salute, acquistato, come la marmellata, in quel di Las Aguilas, luogo fortunato che presenta la faccia amichevole di una ideale anticamera del paradiso terrestre); alla cosmesi, il cui impiego è stato vasto nel lontano passato e del quale si sta recuperando l’ uso.
La ricchezza delle qualità possedute dal noni si intuisce a partire dalla grande dovizia di sostantivi adoperati per definirla. Solo ciò che è prezioso merita molti nomi. I nomadi del deserto utilizzano una quarantina di termini diversi per definire i vari stati del cammello, animale essenziale per la loro sopravvivenza. Analogamente, per designare la pianta oggetto di questa breve nota, coloro che hanno avuto la possibilità di sperimentarne i pregi, in relazione alle funzioni, all’aspetto o alla località d’origine (ovvero, la presunta località d’origine) le hanno aggiudicato nomi differenti in relazione alle differenti funzioni, alla località d’origine (o la presunta località d’origine) o in relazione all’aspetto. Quest’ultime due opzioni, aspetto e località d’origine, sono state proprio quelle che gli hanno guadagnato il nome scientifico di morinda citrifolia; nome derivante il primo (morinda) dalla fusione tra Morus (gelso) frutto al quale somiglia fortemente e il nome del presunto paese d’origine, l’India; e il secondo (citrus) dalla forma delle foglie, che sembrano quelle di un limone (citrus, appunto). La stessa fusione di elementi ha prodotto uno dei tanti nomi comuni che porta, quello di gelso indiano. Insieme a questa coppia di denominazioni occorre poi porre le tante altre note, tipo bumbo, nonu, munja, nono, lada e Canary wood. Il più comune e usato è noni, di probabile origine polinesiana.
22ott-il noni2Appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, l’essenza è diffusa su un’area molto vasta che va dall’India alla Cina (Taiwan) all’Australia settentrionale, cioè in zone con climi tropicali e temperature medie annuali molto alte. Si tratta di un sempre verde, con foglie grandi ellittiche o ovali, che sviluppa un’altezza tra i tre e i sei metri, anche se a volte, in condizioni ideali, può raggiungere i dieci. I fiori, di 5/6 petali, contengono ambedue gli apparati riproduttivi, il maschile e il femminile (rispettivamente polline e ovario). Il frutto, come avviene per quello del gelso, è un sincarpo, cioè un agglomerato di frutticini legati l’un l’altro in modo da formare un’unica massa compatta (la medesima struttura dei frutti del gelso). Ulteriore singolare caratteristica è che i fiori cadendo lasciano la loro impronta sulla materia sottostante. La traccia che imprimono su di essa, appassendo, è definita “occhi” ed ha andamento pentagonale o esagonale a seconda del numero di petali che sfoggiava all’origine il fiore. Altra particolarità del noni è che, come accade per pochi altri alberi (vedi i “limoni di Luna” che li producono durante tutto l’anno), sullo stesso ramo i frutti nascono in tempi successivi e quindi possono essere trovati nei diversi stati di maturazione. Quando si trova in quest’ultimo stadio, cioè quando è pronto per essere colto, emana un odore che ricorda quello del formaggio. Il colore inizialmente è verde, per poi diventare giallo e diventare infine biancastro e traslucido. Le dimensioni del noni variano da circa 5 a 10 cm. La sua ampia diffusione geografica sembra sia dovuta a una ulteriore particolarità dei semi i quali essendo dotati di minuscole sacche d’aria possono galleggiare sulla superfice dei mari anche per mesi, pur mantenendo la propria carica vitale.
Le radici del noni si espandono lateralmente. Nelle Hawaii però sembra che posseggano la capacità di affondare le radici nella roccia lavica, in cerca di nutrimento e acqua. La pianta prospera in tutto il mondo purché collocata in areali che vantino temperature medie annue collocate tra i 20 e i 35 °C. Può essere coltivato sia su terreni acidi, che alcalini (e naturalmente neutri). Poiché cresce anche in suoli con elevate concentrazioni saline è possibile coltivarlo anche in prossimità delle spiagge.
Per quanto attiene ai possibili usi alimentari del noni, ho trovato di particolare interesse i seguenti:
– i frutti crudi, conditi con sale (Birmania)
– i frutti cotti, mischiati con il cocco e utilizzati per i viaggi in mare (Polinesia)
– uso specifico dei frutti nei periodi di carestia alimentare (Hawaii, Polinesia)
– la cottura delle foglie giovani, da consumare poi insieme al riso (Giava, Thailandia)
– i boccioli in procinto di aprirsi (Kiribati).

22ott-noni fruit1

Dalla pianta del noni vengono poi estratti dei pigmenti (il rosso dalla corteccia e il giallo dalla radici) utilizzati come coloranti. Dai semi inoltre si ricava un olio repellente per gli insetti.
Ancor di più grande interesse sono le proprietà curative del noni. Queste sono così ampie che i guaritori indigeni la definivano utilizzando formule del tipo “albero della vita”, “pianta che uccide il dolore”, “albero del mal di testa” ecc. La farmacologia moderna è oggi costretta a riconoscere la fondatezza di tali espressioni figurate in quanto nel noni sono stati individuati molteplici principi attivi, tra i quali la xeronina e la proxeronina, adoperate per curare diverse patologie. Notevole anche gli effetti sulle malattie della pelle, per combattere le rughe e nella cosmesi in genere. Analoghe proprietà gli sono riconosciute dalla medicina tradizionale cinese, la quale però utilizza una specie differente, affine al noni, la Morinda officinalis.
Le spiegazioni fornite per giustificare le quasi miracolose proprietà del noni (planta tota= cioé intera pianta), ipotizzano favorisca la produzione di melatonina (che presiede alla regolarità del ciclo sonno/veglia), di serotonina (che ha effetti almeno sul sistema nervoso centrale, sul sistema gastrointestinale e sulle piastrine), di cumarine (aventi proprietà anticoagulanti, flebotoniche, antispastiche e antibatteriche), di terpeni e terpenoidi (funzione antiossidante) ecc. ; e sia inoltre in grado di stimolare il sistema immunitario (sistema che è spesso compromesso da un’alimentazione squilibrata), in virtù della presenza dell’acido deacetilasperulosidico, la cui carenza è all’origine di moltissime malattie. Ma se è l’intera pianta a possedere queste qualità medicamentose, è bene precisare che è l’estratto del frutto a produrre gli effetti più benefici.
Le aziende che si occupano della lavorazione e del commercio dell’estratto di noni utilizzano per produrlo gli stessi metodi dei guaritori indigeni della Polinesia, che lasciavano fermentare i frutti al sole.
Doveroso aggiungere infine che solo nel 2003 la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del succo di noni come “nuovo ingrediente alimentare”.
22ott-heart.noni_.fruit_Ovverossia, i principi attivi sono stati individuati, si conoscono malattie che possono essere curate, ma come farmaco il prodotto non può circolare. Può essere venduto esclusivamente come integratore alimentare. Meglio dunque (per le Autorità) gli inquinanti chimici che devastano cuore, fegato, reni, pancreas, milza, intestino e cervello; medicine che una volta adottate costringono il paziente a tornare dal medico e dalle multinazionali del farmaco.
Dio ne guardi guarisca!

 

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