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11 novembre 2014 / miglieruolo

Mostrare il possibile

dal blog di Maria G. Di Rienzo lunanuvola

Kameron Hurley è una scrittrice di fantascienza e fantasy, vincitrice per due volte del Premio Hugo, uno dei quali lo ha ricevuto per il saggio “Abbiamo sempre combattuto”, che parla delle donne nei conflitti in ambito storico e letterario. Ha due diplomi universitari in Storia conseguiti negli Usa e in Sudafrica. Il suo ultimo romanzo “The Mirror Empire”, pubblicato nell’agosto 2014, sta suscitando un grande clamore nell’ambiente del fantastico: fantastico che Hurley ha usato come attrezzo per puntare la luce su istanze politiche e sociali contemporanee… di conseguenza, il romanzo è franco e talvolta brutale.

Kameron

In un’intervista precedente l’uscita del libro aveva detto: “Sono profondamente interessata ai modi in cui giustifichiamo l’oppressione e la violenza su altre persone, in nome della percezione che abbiamo della loro razza, del loro sesso, della loro classe sociale o delle loro convinzioni. Nel passato e ancor oggi è visibile come la religione e la scienza siano usate per giustificare i pregiudizi esistenti. Noi tendiamo ad enfatizzare le prove che sostengono i nostri attuali convincimenti e ad ignorare le prove che li refutano. Sui media va così tutto il tempo. Si spingono sino a pubblicare studi non ancora controllati dalla comunità scientifica, solo per far sentire tutti meglio rispetto ai loro pregiudizi.”

Non ho idea se “The Mirror Empire” verrà (o sia già stato) tradotto in italiano, ma nel mentre lo spero, devo dire che Kameron mi piace davvero molto. Il brano seguente è tratto da: “On Responding to Reviews” del 25.9.2014, in cui l’Autrice risponde a chi le chiede perché non si impegna in dibattiti sui commenti negativi al romanzo suddetto.

“Ci sono delle ragioni molto buone per questo. Innanzitutto, sono un’autrice professionista e ho cose migliori da fare che discutere con un lettore quattordicenne su internet (specialmente con i troll che fingono di essere lettori). Non c’è miglior segno che indichi un dilettante dell’andar dietro al lettore Pinco Pallino e prenderlo sul serio perché è seccato per quanto sono difficili i nomi nel tuo libro, o perché pensa che tu stia tentando di imporre la tua agenda gay-femminista e la promiscuità socialista/comunista alle masse. E’ solo un libro. Ne ho pubblicati 4 e devo terminare il quinto. Che della gente sia scocciata dalle tematiche che io affronto sulle mie pagine di fiction è qualcosa che mi aspettavo. Il contrattacco dei troll, con tizi che fingono di essere donne queer di colore oltraggiate, pure (e sono anche i troll più facili da individuare). Il comportamento classico dei troll mira al crollo dell’autore. Io effettivamente non sono molto brava con i crolli. I troll tendono ad essere dei sadici che si deliziano del dolore altrui. Ho scoperto che un mucchio di responsi al mio lavoro mi dicono più cose del lettore che del libro, e li trovo assai divertenti, anziché dolorosi. Ecco perché non potrei mai avere una relazione con un sadico: morirebbe disperato mentre io rido. (…)

Non intendo smettere di scrivere perché la gente si arrabbia su internet. Sentite un po’. La gente si arrabbia su ogni sorta di cose. C’è un tipo di rabbia del tutto legittima e comprensibile. Io sono in grado di distinguere se ho urtato davvero qualcuno o se ho sbagliato qualcosa dalla rabbia delle persone che sono a disagio perché hanno dovuto pensare a cose a cui non avevano mai dovuto pensare prima. Perciò, non preoccupatevi. C’è differenza e io sono capace di vederla. Fatevi coraggio. Abbiate un po’ di fiducia. Dirò anche che in un mondo in cui le mail dei miei fan superano di gran lunga le mail degli odiatori, e dove gran parte delle mail dei fan sono del tipo “hai cambiato/salvato la mia vita”, io non intendo smettere di scrivere perché alcune persone sono a disagio. Cos’è un tizio che mi urla addosso di aver rovinato la fantasy epica a confronto del mostrare alle persone cos’è possibile, e dell’aver creato una reale, tangibile differenza nelle loro vite? Il tizio finisce per contare zero. Ok, magari conta al punto che mi faccio del popcorn e mi godo il suo spettacolo. Ma emotivamente, intellettualmente, per la carriera? Nulla.” Maria G. Di Rienzo

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