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13 novembre 2014 / miglieruolo

Qui non si è più diversi

spicchi di sole - by criBo

 

giorni allineati ai sassi
vinti al tirassegno della vita
noi lo sappiamo, il cuore segna tacche
nella prigione il muro afflitto piange
segni riversi              nudi per chi passa
soli
noi che ci siamo battuti con onore
però recalcitranti
al battere di nero sulle porte

uomini dalle braccia forti
forti da scuotere le querce
donne dai seni offerti (senza misure che
l’amore)
fummo prodieri di catamarani
pescatrici di perle
genitori di santi e malfattori
portatori di lumi e di catene
scalatori di cielo

non ci guardiamo più con gli occhi aperti
siamo sogni corsari
sorpresi dal ritorno del mattino

11 commenti

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  1. lallaerre / Nov 13 2014 00:20

    “… siamo sogni corsari / sorpresi dal ritorno del mattino”
    solo Cristina poteva dirlo così bene…

  2. miglieruolo / Nov 13 2014 09:53

    Grazie, Luciana. Hai sottolineato lo stesso passo che aveva dato da pensare anche a me.

    Più forte però, e non me lo spiego, è stato leggere quel “soli” declinato alla sesta riga, una parola anch’essa sola, messa lì come a sottolineare la solitudine di ognuno. Ma io qui offro spiegazioni per una poesia che più di tante altre è fondata su impressioni. L’uso delle parole che viene fatto è particolare (come sempre in Cristina Bove). Le parole non sono date per comunicare concetti, ma un particolare stato d’animo in cui il pessimismo di fondo è come riscattatto da una sorta di soave “leggerezza” che è propria all’essere più intimo della poetessa (per quel poco che so di lei). Direi quasi: voglia di volare. Di passare sopra a volo radente sulla vita. Per non subire i contraccolpi dei suoi aspetti peggiori? No, per darne una rappresentazione più completa, nella quale gradevole e sgradevole si fondono e in cui nessuno dei due procede, solitamente, senza la presenza dell’altro.
    Vedi:
    “Noi ci siamo batuti con onore” a cui segue la correzione “però recalcitranti/al battere di nero sulle porte”.
    “il cuore segna tacche” (dunque è vivo, attivo) “nella prigione il muro afflitto piange” (ma quelle lacrime non sono lacrime di muro, sono lacrime nostre, lacrime del cuore).

    L’effetto complessivo è osservare la realtà con occhi malinconici, più che con dolore.
    Cosicché anche la desolazione di quel “soli” passa inosservato. O è osservato senza fornirgli l’adeguato volere.
    Una poesia davvero sorprendente.

    Mentre ne scrivo mi è venuto il ricordo di una grande opera di Bach, la sua forse più importante. L’oratorio “La Passione Secondo Matteo”. Paragone blasfemo, qualcuno potrebbe pensare. Per me non c’è nulla di blasfemo nel confrontare personaggi molto diversi, se questo è in funzione di meglio capire l’opera di uno dei due o di tutti e due. In “La Passione Secondo Matteo” ciò che più mi ha impressionato (a parte la grandiosità del disegno musicale e drammatico) è la coerenza interiore dell’opera, il messaggio che lascia a chi ha la panzienza di seguirlo in tutte le ore da lui adoperate per svolgere questa sorta di epica cristiana. Si tratta di un messagio che, mentre il contenuto è di dolore, la sensazione che ne consegue è di malinconia. Dalla prima nota all’ultima, senza una sbavatura, sul mondo cade un velo di tristezza, detto attraverso invenzioni musicali bellissime, che riscattano, direi quasi attenuano, la tragedia di cui tratta. Perché è vero che Gesù è morto, ma Cristo è ancora vivo e bisogna che l’oratorio trasmetta, se ne vuole parlare con giustezza, anche questo permanere dell’essenza di quel grande uomo (e Maestro).

    La tragedia, duqnue; ma anche il “non è stato invano”. La separzione, ma l’essenza che rimane…

    Lo stesso, nel suo ambito, fa Cristina Bove. Le pene della vita, la capacità umana di affrontarle e, spesso, superarle.

    • cristina bove / Nov 13 2014 10:38

      Bach! l’Immenso!
      E la Passione, anche secondo me, una meraviglia che compendia tutta la grandiosità delle sue composizioni.
      Ed è talmente bello come la descrivi!
      di primo acchito mi verrebbe da schermirmi: la similitudine è di una portata tale! Ma poi rifletto, se si appartiene tutti al Tutto, allora qualche contaminazione ci accomuna, nell’arte o in qualsiasi condivisione dello spirito.
      Stare ad ascoltare il battito del cuore del mondo, avere dentro l’impronta dell’universo, sentirsi immersi in questa inspiegabile Bellezza in cui bene e male sono soltanto forze opposte per infonderci il desiderio di sperimentare la materia in ogni sua forma.
      “La vida es sueño” come diceva Calderón de La Barca, e io credo che come tutti i visionari , filosofi o artisti, avesse ragione, visto che ormai anche la scienza ci rivela che siamo noi e tutto l’universo una realtà luminosa e numinosa.
      In fondo, apparteniamo al sublime.

      grazie, caro amico, spero che tu ti rimetta presto
      cri

  3. miglieruolo / Nov 13 2014 09:55

    Qualuncuno penserà che si tratta di delirio dovuto all’influenza: preciso che è arrivato senza infliggere neppure una linea di febbre.
    Solo mal di pancia e spossatezza…
    Comunque non temete: da questa immane insignificante distanza che ci separa, non è contagiosa.

    • cristina bove / Nov 13 2014 10:41

      ho sperimentato una cura efficace: decotto di zenzero fresco e buccia di limone (senza il bianco)
      un vero sollievo!

  4. tramedipensieri / Nov 13 2014 13:28

    …siamo sogni corsari
    sorpresi dal ritorno del mattino….

    Un saluto collettivo
    grazie
    .marta

  5. fattorina1 / Nov 14 2014 09:13

    ” siamo sogni corsari…”: bellissima espressione che accosta la buona parola “sogni” a quella ” ladrona ” di corri; i contrari finiscono con il coincidere, noi siamo pietruzze lasciate su quale, chissà, percorso o, semplicemente per essere trascinati dalla corrente. A ragionarci vengono i brividi, ma qui respira la poesia che tiene insieme il simile e il diverso, che accoglie dubbi e verità. Magica.
    Narda

    • cristina bove / Nov 14 2014 14:46

      cara Narda, siamo anche tutti maghi, noi che stravolgiamo in qualche modo il dato e il rato, per inoltrarci in zone rarefatte dove l’orientamento è solo un cerchio concentrico che si espande all’infinito… ci si sente sgomenti, a volte, e forse si scrive, o si fa arte, per non sentirsi persi.
      ed è davvero magia!
      grazie!

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  1. da M.A.M. | cristina bove

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