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14 novembre 2014 / miglieruolo

Incubatrici ambulanti di Maria G. Di Rienzo

Due incubatrici ambulanti per produzione di neonati si sono presentate – in momenti diversi nelle ultime settimane – al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Voghera (Pavia) chiedendo l’accesso a farmaci per contraccezione d’emergenza.

L’infermiera allo sportello, ambo le volte, ha ricordato alle due scatole accessoriate per la gravidanza che è meglio “salvare vite umane”, ha negato il farmaco e le ha rimandate ai loro magazzini. Incomprensibilmente ripresa da caposala e medico di turno, che hanno considerato le due incubatrici degli esseri umani, l’infermiera con “codice etico”, spinta da nobili “motivi di coscienza”, ha risposto di aver solo “invitato” le due ventenni a rinunciare alla loro richiesta (intrinsecamente omicida, se le si invita a “salvare vite umane”) in nome di un suo supposto “dovere di dialogo”. Non l’ha fatto “per la religione”, però è una fervente cattolica. E’ anche, purtroppo, un’arrogante con mania di controllo sulle vite altrui e una completa ignorante.

La cosiddetta “pillola del giorno dopo”, liberamente in vendita nelle farmacie italiane, non è abortiva. L’effetto principale del progestinico utilizzato (Levonorgestrel) è di ritardare o bloccare l’ovulazione. Inoltre, può impedire la fecondazione inibendo il trasporto degli spermatozoi. Per fare ciò deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto non protetto: in effetti, prima lo si prende più è efficace.

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha già chiarito nel 2005 che: “la contraccezione di emergenza con Levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio o sui livelli di progesterone quando somministrata dopo l’ovulazione. La pillola è inefficace dopo l’annidamento e non provoca l’aborto.”

pillola

“Così, quando gli spermatozoi arrivano nelle Tube di Falloppio non c’è ovulo ad aspettarli per essere fertilizzato. Non sono una furba?”

“Uh” – “Qualcuno ha visto un ovulo da queste parti?”

Se l’infermiera non sa queste cose (ed è grave che essendo infermiera non le sappia) è il caso di farle un corso d’aggiornamento affinché comprenda che uno spermatozoo non è una “vita umana”. Magari potrebbe anche servirle un seminario sulle norme di civiltà da usare nelle interazioni con altre persone: il sermone pseudo-etico servito alle due di notte a una giovane donna in panico, assieme allo svergognamento e alla mortificazione, non è dialogo, è abuso. Maria G. Di Rienzo

 

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