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15 novembre 2014 / miglieruolo

Rosetta: dal lontano passato al lontano futuro,

un evento che oltre a fornire indizi sull’origine del cosmo, forse svelerà il segreto della nascita della vita. E di ciò che possiamo aspettarci dalla futura esplorazione dello spazio interstellare.

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di Mauro Antonio Miglieruolo
***

10606x340_276858Uno strano insetto si libra nel buio vuoto tra le stelle. Non sibila, non batte le ali, attraversa veloce – ma sembra immobile – lo spazio per raggiungere il suo fiore: una cometa. È areo, leggero, una libellula dello spazio, una lenta solenne ape celeste. Diversamente dalla maggioranza degli insetti che infestano gli ormai consueti spazi terrestri (esseri ai quali con difficoltà riconosciamo il titolo di lontani, lontanissimi nostri cugini) non ha aspetto repellente o minaccioso. Ugualmente si appresta a immergere il suo pungiglione sulla superfice della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, sulla quale è atterrato.
PrintSi ignora se potrà terminare la sua missione. Le ultime notizie parlavano di preoccupazioni da parte degli scienziati dell’ESA, l’energia a disposizione del lander Philae sembra stia rapidamente scemando. Tenterà ugualmente oggi (cioè ieri 14 novembre), dalle 14 circa in poi, di prelevare campioni della cometa (utilizzando un trapano speciale ideato e costruito in Italia) per poi analizzarli per verificare se nei componenti sono rilevabili tracce di aminoacidi, i mattoni dei quali la natura si è servita per costruire la vita.
Si tratterebbe di una scoperta epocale: la prova certificata che la Terra non è sola nel Cosmo, la certezza che la vita è ampiamente diffusa nelle galassie e che di questa diffusione il merito va proprio alle comete. Troverebbero conferma le ipotesi che individuano nelle “aggressioni” delle comete (altro che segno di sciagura) lo strumento che ha offerto alla natura i mezzi per dare il via a quel processo che, in miliardi di anni, ha permesso di arrivare a noi. Noi, figli delle comete…

Mappa pereliminare della cometa che indica le differenti morfologie della stessa.

Mappa pereliminare della cometa
che indica le differenti morfologie che la compongono.

Quattro miliardi e mezzo circa di anni fa la Terra, non appena si è raffreddata, è stato sottoposta per centinaia di milioni di anni a un vero e proprio bombardamento di corpi celesti, ognuno dei quali infliggeva una ferita sulla superfice che si era appena solidificata. Scene apocalittiche ne conseguivano. Il pianeta risuonava come una campana percossa. Percossa non dieci, cento o mille volte: miliardi di volte. Con il tempo il Sistema Solare si è assestato, la pioggia di comete si è diradata, ha potuto avere inizio il processo evolutivo che ha portato all’avvento della vita cosciente: l’occhio con il quale il Cosmo osserva se stesso, lo strumento con il quale acquisisce autocoscienza (noi siamo l’occhio, la voce e la coscienza del Mondo). Questo processo si è potuto avviare perché le comete portavano i due elementi fondamentali, le condizioni senza le quali non si può parlare di vita: gli aminoacidi (la cui presenza si spera di individuare); e l’acqua, della quale già si sa che costituiscono gran parte della materia presente nelle comete.
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Se dunque la presenza degli aminoacidi venisse confermata, verrebbe anche confermato l’ipotesi vertiginosa che è data come presupposto in quasi tutti i romanzi di fantascienza. L’esistenza di vita sugli altri pianeti. Non solo. Considerata la vastità dell’universo, il numero iperbolico di Soli in esso presenti (miliardi di galassie ognuna composta da miliardi di stelle), è certo che altrove i mattoni della vita, oltre a dare il via alla produzione gli esseri viventi, hanno quasi certamente prodotto esseri sapienti. Perché se i pianeti all’inizio della loro esistenza, sono aridi e turbolenti (terremoti continui e illimitate eruzioni vulcaniche), col tempo essi vengono riempiti dalle acque delle comete e fecondati da quella sorta di sperma cosmico che sono gli aminoacidi. Teniamo presente che lo spazio è pieno di acqua. L’acqua, essendo combinazione di due elementi molto comuni nell’universo: ossigeno e idrogeno; costituisce uno degli elementi più facile da trovare nel vuoto intergalattico. Si calcola che nella nebulosa di Orione venga prodotta ogni giorno circa un migliaio di volte la quantità d’acqua esistente sulla Terra.
Siamo tutti col fiato sospeso, dunque. L’atterraggio del lander Philae ha colpito l’attenzione e messo in modo l’immaginazione di migliaia di persone. I frutti di quell’atterraggio ribalteranno le fondamenta di tante credenze filosofiche e religiose su chi siamo, da dove veniamo e (soprattutto) dove andiamo.

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E ora concedetemi, dopo questo tentativo di slancio lirico, fondato su una fedele ricostruzione dei fatti, di stimolarvi ulteriormente descrivendo le condizioni in cui il lander Philae si trova a operare. Il freddo, un freddo che è impossibile immaginare, vicino allo zero assoluto. Le relativa assenza di luce, con il Sole ridotto a un piccolo disco nel cielo. La gravità quasi nulla, per cui il lander è costretto a starsene aggrappato alla cometa con le sue esili lunghe zampe infisse sulla superfice ghiacciata. L’energia sua limitata (il trapano con il quale asporterà pezzi di materiale alieno funziona, se non ho capito male, a 9 volts). Il tempo enorme che intercorre tra una comunicazione e l’altra con la base (tra andata e ritorno, 56 minuti in tutto: più il tempo necessario a spedire il messaggio e ricevere le istruzioni)…
05rosetta-comet-spacecraftRilevo a questo punto l’impossibilità di cadere nella tentazione di estrinsecarsi in slanci lirici. Lo slancio è già nelle cose. Slanci lirici ed epici.
Perché, insomma, tutto questo non è già fantascienza? Sì, è fantascienza. Anzi, lo era. Ora è cronaca.

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E ora una ulteriore carrellata di immagini:

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