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20 novembre 2014 / miglieruolo

Erano valli di Cristina Bove

Erano valli dove
la genziana
punteggiava d’azzurro
l’erba sfinita
della tarda estate
ed Essi percorrevano
i Sentieri
lievemente ondeggiando
tra riverberi e falde
di vapore

mi chiedevano attenti
e disinvolti
sensi
e taciturni addii
e inesistenti brame

ma il mio cuore pulsava
e non voleva smettere
e profonde radici
viscerali
affondava nel Tempo
e invano Essi mi attesero
oblique vele
agli angoli degli occhi
invano si protesero
per attimi di sogno. . .

ed ora dovrò credere
al Presente

e nel presente credere
all’Eterno. . .

***

Intendevo prenderne una a caso, per coprire un giovedì rimasto vuoto, e caso ha voluto prendessi una delle migliori. Una che suggestiona. Un racconto riassunto nel tempo breve, brevissimo richiesto da una poesia. Ho camminato con lei, con Cristina Bove, tra le valli di cui parla. Non sono però riuscito a vedere quel che lei ha visto (lei è poeta, io no, solo ammiratore di poeti). Gli effetti di ciò che ha visto sono comunque entrati in me e rimasti nel mio cuore. Anche io costretto da chissà chi, da me stesso propabilmente, a vivere il presente con l’intensità giusta per renderlo eterno.

Mauro Antonio Miglieruolo

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16 commenti

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  1. lallaerre / Nov 20 2014 00:14

    invano Essi ti attesero… per nostra fortuna! per poter sentire il ‘racconto’ di un’esperienza al limite che solo la poesia sa rendere così intensa e presente…

    • cristina bove / Nov 20 2014 07:12

      sono contenta anch’io che abbiano rinunciato ad attendermi… mi sarei persa tanta e tanta bellezza di amicizia e poesia!
      grazie

  2. cristina bove / Nov 20 2014 07:07

    sempre più mi convinco che esiste una dimensione in cui nessuna cosa accade per caso: questa è una delle mie prime poesie, risale a circa a trent’anni addietro: ero convalescente dall’intervento chirurgico che mi salvò dal cancro, e tra paure di ricadute e mutamenti esistenziali, cercavo un senso alle visioni che mi si presentavano improvvise, ai sogni straordinari in cui mi pareva di essere più viva che nella realtà.
    tanto che quasi speravo di sfuggire a questa, per essere accolta in Quella…
    è contenuta, con altre scritte da allora a circa sette anni fa, nel mio primo libro “Fiori e fulmini”.
    è una sorpresa “riconoscermi” in quei versi brevi, sincopati, e un piacevole ritrovamento, grazie a te, caro Mauro
    un abbraccio

    • miglieruolo / Nov 20 2014 08:56

      La poesia l’ho “trovata” per me, a me è servita. Ma tu l’avevi scritta per te, per non cadere (o ricadere) nell’ingratitudine di non apprezzare a sufficienza l’aldiquà al quale siamo stati destinati. Se noi vivessimo come potremmo ringrazieremmo ogni istante per ritrovarci in questa ampia valle di lacrime nella quale, per altro, si piange molto bene.

      Non sto pontificando. Sto parlando di me, non d’altri che di me (ma io sono tutti e tutti sono Io). Quando leggerai “Due citazioni di Montale, quasi degli aforismi” (previsto su questo blog il 13 dicembre e su quello di Daniele Barbieri il più vicino 26 novembre) ne avrai la prova.
      Gli episodi di ingratitudine che anche io ho attraversato! E che, successivamente ho continuato a attraversare. Sin troppi.

      Cosicché la tua poesia. La tua grazia. il tocco lieve, mi riportano a me stesso. E portano te stessa a raccogliere nelle tue mani la responsabilità di te stessa. Che poi è quanto suggerisci nella poesia di cui sopra. Tu dici che “dovrai”, ma si capisce che si tratta anche quello che “vuoi”, la tua meta.

      Ma adesso permettimi di approfittare dell’occasione per parlare di Lallaerre. Sapevo e so di averla colta fin troppo parzialmente come poeta – lo stesso devo dire di te, anche se i lati che restano da esplorare sono meno ampi – ma mi è venuta come paragone e la inserisco qui per, attraverso il paragone dire qualche altra cosina di te. Perché sei molto diversa da quest’altra fascinosa poetessa che volentieri ospito (grazie, Luciana). Luciana Riommi è robusta, solida, ultrapoetica, una che con autorevole mano femminile (una matriarca fin troppo gentile e premurosa) ti afferra per la collottola e ti scuote, ti grida in faccia: sveglia! apri gli occhi! è arrivato il tuo tempo, ti occorre capire!
      Riflette, lei: ma riflette per sentire. Arriva al sentire utilizzando l’intelligenza. O meglio: arriva al senrtire attraverso il bisogno di capire, di portare alla coscienza ciò che all’interno è intuizione e si manifesta come invito all’interrogazione. Cosa pensi di questo? Cosa ritieni ci sia nella vita che valga la pena d’indagare? La tue lacrime, il tuo stare, i tuoi sorrisi… Luciana Riommi naturalmente non impone, suggerisce, e anche quest’ultimoo solo a chi è disposto ad ascoltare. Ma una volta che una/uno sia presa in quell’interrogazione non ne esce se non a patto di avere afferrato il bandolo della matassa. Non ne esce se non ha formulato un inizio di spiegazione. Il suo è il modo con il quale i maestri (quelli veri) procedono per far procedere gli allievi. Innestando un processo che anzitutto istruisce l’istruttore, prima che gli allievi. Mentre lei scopre dieci, ognuno di noi scopre uno.

      Ma quest’ultimo è quello che fanno tutti, che facciamo anche noi lettori. Dando qualcosa a qualcuno la diamo a noi stessi. Lo fa anche Cristina Bove. La quale però, dato che non sa, istruisce se stessa (o viene istruita da qualcuno qualcosa alla quale non saprei dare nome), imbandendo nello stesso tempo un banchetto al quale invita tutti. Ospite discreto guarda quel che avviene e se qualcosa avviene si felicita. Congratulazioni…

      In ogni caso ambedue, pur uguali nelle differenza, e differenti nell’essere ugualmente poetesse, possiedono almeno quest’altra uguiaglianza: che ambedue sono utili. Disutile sono io, parassita di questa loro utilità.

      Grazie.

  3. miglieruolo / Nov 20 2014 09:02

    Bella, fin troppo bella. La rileggo e mi pento del lungo commento. E mi costringo a ammettere che i poeti creano e i critici, anche quando ci azzeccano, diminuiscono.
    Cosa aggiungere a quanto detto da un poeta?
    Forse solo qualche suggerimento a chi fatica a comprendere per poter meglio comprendere. Il prezzo da pagare però è tanto. Faccio appello alla pazienza e all’indulgenza dei poeti!

    • cristina bove / Nov 20 2014 10:40

      come sempre riesci a sorprendermi ulteriormente, tu che ti definisci nonpoeta e che invece lo sei più di altri.
      resto sbalordita di fronte alla creazione di un “panorama” che prima non c’era: io ho scritto dei versi, tu ne cogli perfino ciò che sfugge a me stessa col grandangolare della tua anima.

      di Luciana, sì, concordo su tutto quanto esponi, è la sintesi che illumina e non dà scampo, devi esserci e starci, non puoi sottrarti alla fascinazione, paradossalmente, logica.

      grazie

  4. miglieruolo / Nov 20 2014 13:01

    Grazie, Crisitna. E’ vero anch’io son poeta, poeta e filosofo, come lo è ogni uomo (cioé uno che sa di poesia, che l’ho dentro, a tratti glie esce in qualche gesto, in qualche frase, in qualche parola, ma non è organicamente abilitato a poetare).
    Tu lo sei in un modo speciale. non come tutti: nel modo proprio di Cristina Bove.
    Io posso essere ripetuto (come critico, dico). Tu come poeta no, c’è solo te stessa in campo.

    Nota: se in qualche racconto ho raggiunto quella dimensione che fa gridare “alla poesia!” ciò è dovuto a quegli occasionali “gesti poetici”, o occasionali “parole poetiche” che come ogni essere umano riesco a concepire, non a una mia capacità organica di accedere a quell’etereo altissimo livello. Non ritengo di diminuirmi dicendo questo. Mi definisco per quel che sono: uno che racconta storie e usa questo storiellare per fare come l’amore, che “mente per dire maggiore verità”. L’amore per la verità è la precondizione di ogni gesto artistico.

  5. miglieruolo / Nov 20 2014 13:04

    “Erano valli dove
    la genziana
    punteggiava d’azzurro”
    Stai parlando del Paradiso, per caso?

    • cristina bove / Nov 20 2014 15:35

      no, forse una dimensione misteriosa somigliante alla terra, un paesaggio onirico in cui mi proiettavo come in un mondo parallelo.
      Essi erano le presenze che ancora avverto, sempre, accanto a me.
      in quel momento pensavo mi aspettassero, presto.
      Ora so che mi stavano solo incoraggiando a procedere.
      e tanta di quella bellezza ne è scaturita!
      dal mio male è nato un Bene inestimabile, di cui sono grata alla Vita e a tutte le meravigliose persone che mi è stato concesso di conoscere.
      e forse, Mauro, il Paradiso è dentro di noi, è lo spirito che ci illumina e protegge, in questo passaggio in ombra, e ci dà modo si sperimentare il mondo sensoriale e psichico: un dono infinito!

      ps- molti tuoi racconti sono punteggiati di poesia.
      anche i tuoi romanzi

  6. miglieruolo / Nov 20 2014 17:53

    Bene. Manterrò questo tuo commento presente il più possibile nella mente. Probabilmente, lo auspico, tu farai altrettanto.

  7. miglieruolo / Nov 20 2014 17:55

    Un ringraziamento particolare a tutti quelli che hanno lasciato il loro gradimento, oggi.
    Oggi mi serviva. Il gradimento è per Cristina, ma in qualche modo ha sfiorato anche me.
    Grazie.

  8. tramedipensieri / Nov 20 2014 18:16

    ..e ora devo credere al Presente…

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