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25 novembre 2014 / miglieruolo

Il salto di qualità compiuto dalla sonda Rosetta

di Mauro Antonio Miglieruolo
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(Il pezzo che segue, lo dico per prevenire eventuale insorgere di pruriti quali quelli che hanno contraddistinto i commenti al post “1905”, serve a stabilire un confronto, non a introdurre un paragone.)

Due sono gli eventi che caratterizzano l’attuale stagione di eventi spaziali. L’ingresso di un manufatto umano nello spazio interstellare; e l’atterraggio del lander Philae sulla cometa 67 P/ Churjumov-Gerasimenko (il lander attualmente è in stato di quiescenza, avendo esaurito le batterie: si risveglierà con l’avvicinamento al sole, dal quale trarrà l’energia necessaria a riprendere l’attività di analisi della superfice cometaria.)

Voyager 1

Del primo evento l’eroe è Voyager 1 che proprio quest’anno dovrebbe aver superato la fascia chiamata eliopausa*. Insieme al Voyager a breve anche gli Explorer dovrebbero entrare nella “spazio di nessuno” galattico, in quello spazio che non è di alcun sole specifico ed è di tutti i soli della Via lattea. La navicella continuerà il suo viaggio nello spaziotempo (senza fine e senza principio) fino a che non si decomporrà nei suoi elementi. A meno che fra diecimila anni, o centomila anni, non entri nella sfera di attrazione di una nuova stella diventando uno dei suoi tanti asteroidi. Lì, o in qualsiasi altra località galattica, la troveranno forse i nostri fortunati lontani eredi, coloro che si svincoleranno degli angusti limiti del pur grande Sistema Solare (che a noi oggi appare illimitato); sempre che riescano a sviluppare il motore a curvatura spaziale (o qualche altra angelicheria quantistica)** che sembra essere il futuro dei viaggi intergalattici.

Voyager 1

Del secondo è protagonista la sonda Rosetta, il cui obiettivo è più limitato, ma non meno entusiasmante. Rosetta infatti, insieme al modulo Philae, sua filiazione, ha realizzato una impresa che era “fantascientifico” immaginare possibile anche solo trenta anni fa (fantascientifico è tutto ciò di cui conclamano l’impossibilità coloro che hanno i piedi un po’ troppo piantati in terra; e che inevitabilmente finisce con il verificarsi). Cioè l’atterraggio su una cometa situata a una distanza doppia di quella di Marte. In pratica un granello di sabbia scagliato nel cielo per colpire un piccolo sasso nascosto nel buio.
Tra i due, qualcuno potrebbe considerarlo paradossale, quel che più fa sognare è proprio l’impresa “minore”. Non solo perché riporta nella realtà le fantasticherie degli autori (maggiori e minori) del periodo d’oro della fantascienza, nel quale c’era gloria per tutti, purché si sapesse costruire una storia leggibile su eventualissimi virtuali “atterraggi” su comete e piccoli asteroidi, nonché sulle avventure che ne derivavano (l’argomento in sé si prestava, alle più fantasmagoriche invenzioni: bisognava solo godere della fantasia necessaria e anche l’affabulatore meno dotato suscitava consensi); ma anche perché rappresenta un segnale dei rapidi progressi compiuti dall’umanità sul terreno dell’esplorazione dello spazio. Non più solo i grandi corpi celesti vicini a noi, ma anche quelli lontani, piccoli e piccolissimi. Non più esplorare in gran parte alla cieca, limitandosi ad andare sui corpi celesti più accessibili per raccogliere dati, o semplicemente per conoscere il “posto”; ma l’acquisire conoscenze specifiche, cioè l’esplorazione vera e propria, quella che è promossa per conseguire obiettivi mirati.

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Con Rosetta si smette di gettare l’amo nel fiume dello spazio tempo per tirare su quel che il fiume stesso è disposto a fornire. Si interroga quel fiume, ci si immerge per trovarvi quel che può servire a noi, noi in quanto scienziati pescatori. Rosetta ha il compito di cercare risposte sull’importante questione dell’origine della vita. La vita dell’Universo, la vita del (e nel) vivente.
Il Sistema Solare con Rosetta dunque diventa un laboratorio all’aperto. Un laboratorio nuovo nel quale aprire un ennesimo capitolo di quell’immenso romanzo che la fantascienza ha sognato e la scienza si accinge a realizzare.

*****

* Dico “dovrebbe” perché si tratta di una fascia ampia il cui spessore è nello stesso tempo aleatorio e convenzionale. Con eliopausa infatti si designa lo spazio nel quale svanisce lo “spirare” del vento solare. Oltre quel limite il flusso di particelle elettromagnetiche cessa di avere effetti (non è più soggetta all’influenza gravitazionale diretta del Sole). Oltre quella fascia siamo nello “spazio interstellare”.

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** Motore a curvatura spaziale: vedi il seguente articolo su Focus: http://www.focus.it/scienza/spazio/velocita-warp-motore-a-curvatura-si-puo-13062014-7844

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