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27 novembre 2014 / miglieruolo

Eutanasia del pensiero

Eutanasia del pensiero

 

chi se ne andrà
lascerà indietro il non vissuto
il punto di penombra
il film girato tutto in un istante
si stordirà di giochi
avrà amnesie
per sbarrare le porte alla vecchiaia

chi resta
ha voce fioca
anche se penserà d’aver gridato e se
avrà creduto di mostrare al mondo
un indice puntato sulla luna
senza nemmeno l’indice
_malaluna di sangue ed il suo vuoto_

chi ha coraggio
fotografa la guerra e le macerie
corpi di fango e polvere
(sembrano resti di Pompei)
erano vivi  _forse derelitti_
ma sono diventati  troppo in fretta
soggetti morti da documentare

e c’è chi vuole non saperne più
di proiezioni
di manifesti e resoconti
di promesse e utopie liberatorie
pure sapendo che
nessuno guarda se non c’è chi mostra
nessuno legge se non c’è chi scrive

5 commenti

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  1. miglieruolo / Nov 27 2014 01:11

    Pensosa e accorta Cristina Bove descrive l’apocalisse di tutti i giorni, il demente procedere quotidiano dell’umanità verso l’abisso del non senso. Il vuoto e l’impotenza procedono e anzi precedono la scansione della morte. Il nostro è un mondo crepuscolare dalla cui mediocrità non c’è alcun Dio che ci possa salvare. Ma l’innata pietà della poetessa e della sua personale ispirazione va oltre l’osservazione. Vede e vuole la speranza. Che non risiede in un Dio, ma nell’uomo stesso. Sta in chi si ostina a parlare e scrivere, non per essere poeta, ma per testimoniare la propria volontà di ostinarsi, di dire quel che c’è da dire in quanto offerta di servizio.
    E doverosamente aggiungo: affinché l’alba segua al crepuscolo e le stesse leggi di natura siano rovesciate. Perché non c’è notte che non possa essere rischiarata dall’abbagliante presenza della speranza e dall’intenzione di bene.

    La poesia di Cristina Bove, il suo “fare”, lo specifico suo “agire”, autentico “gesto poetico”, si contraddistingue appunto da questa specifica caratteristica (dominante): dall’intenzione. Dal costante invito a “far la cosa giusta”.

    • cristina bove / Nov 27 2014 09:28

      Una cosa è certa: la lettura che fai dei miei versi ha il potere di aggiungere loro ancora più significato.
      In qualche maniera riesci ad evocare il complesso delle emozioni che provavo mentre scrivevo.
      L’invito, poi, a “fare la cosa giusta” è soprattutto rivolto a me, perché mi sento parte, una come tutti gli altri, rispetto alle problematiche del pianeta, come tutti gli altri che si pongono domande sul destino degli esseri umani, così abbandonati a sé stessi, così incapaci di porre fine a ingiustizie e massacri.
      Ma forse ci sarà un tempo in cui la tenacia del singolo si moltiplicherà nella plurale intenzione di modificare la realtà in meglio, e pervenire alla vera, agognata Armonia

  2. carmen / Nov 27 2014 13:07

    Ricordo che nel commento scritto a suo tempo sul blog di Cristina avevo evidenziato soprattutto i due ultimi versi. Ma ora, leggendo il corposo e significativo commento di Mauro, mi è venuto spontaneo pensare che forse anche il nonsenso ha il suo senso.
    Così come quando si dice che si sta in silenzio per non voler comunicare, e qualcuno ti smonta dicendoti: “guarda che il tuo silenzio comunica di più di quanto diresti a parole”!
    Comunque, a prescindere da queste mie considerazioni appena un po’ tangenti, la poesia di Cristina rivela la sua bellezza interiore, tutta proiettata in questi versi “scandalosamente” belli!!!
    Grazie e grazie
    ciao & ciao
    carmen

    • cristina bove / Nov 27 2014 18:07

      grazie a te, Carmen!
      stasera sono un po’ stanca, ma sono passata ugualmente per ringraziarti del tuo contributo e per manifestarti il mio affetto di sempre.
      un abbraccio
      cri

    • miglieruolo / Dic 2 2014 00:16

      Grazie a te di essere tornata, Carmen.
      Eco del grazie di Cristina Bove (chissà perché, nonostante una certa confidenza che il trascorrere del tempo ha permesso si stabilisse tra noi, mi viene di citarla sempre per nome e cognome. Sono sicuro che lo faccio non per prendere le distanze. O forse sì, per porla alla distanza giusta per poterla osservare e comprendere.); e però guidato dalla necessità di avere un punto di vista, un ennesimo punto di vista che mi aiuterà, la prossima volta, a sondare meglio nella poesia della nostra comune benefattrice.

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