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7 dicembre 2014 / miglieruolo

Invasori di Maria G. Di Rienzo

dal blog di lunanuvola

La storia è di qualche anno fa: una giovane donna (la futura moglie di mio nipote) pranza in un ristorante con altre persone. Al termine del pasto, chiede al cameriere che sta sparecchiando un caffè macchiato. “No.”, le risponde lui. Mancherà il latte, la macchinetta del caffè sarà rotta? Niente affatto: “Le porto un caffè se vuole, ma macchiato no, perché fa male allo stomaco.” Prego? “Lei adesso mi vede così, a servire in un ristorante, ma io sono medico…”, e l’uomo si diffonde nella spiegazione dei danni che il caffè macchiato apporterebbe all’apparato digerente. I commensali tutti sono talmente sbalorditi che abbozzano e non chiedono più nulla.

Non intendo approfondire le speculazioni sul perché un medico faceva il cameriere: non trovava collocazione confacente alla sua laurea, stava solo dando una mano nel ristorante di sua sorella, era un medico talmente pessimo da essere stato cacciato a calci… è irrilevante. Si fosse anche trattato del più nobile e preparato e affidabile dei discepoli di Ippocrate, la mia nipote acquisita non era andata nel suo ambulatorio per un consulto, aveva chiesto un caffè macchiato in un esercizio pubblico che vende (anche) caffè macchiati. Inoltre, persino se ciò che aveva chiesto fosse davvero esiziale per la salute umana, sino a che non è proibito per legge e si trova in vendita, lei è libera di comprarlo: e chi lo vende non ha la facoltà di rifiutarglielo. Nemmeno per “obiezione di coscienza”, no. La vita di ogni persona appartiene a quella precisa persona e a nessun altro. Nemmeno se il tizio ha “buone intenzioni”: e non perché notoriamente lastricano la via per l’inferno, ma perché non ha il diritto di tentare di “normare” le esistenze altrui.

Tali esperienze sono imposte sovente da uomini a donne; qualsiasi sia l’età di queste ultime, sono trattate come marmocchie pre-asilo infantile incapaci di prendere decisioni valide per se stesse. Soprattutto per quel che riguarda i loro corpi sono costrette ad imparare sin troppo presto che esistono per essere guardate e valutate dagli uomini, e che sono gli uomini ad avere il potere di decidere se sono sexy / in salute / amabili o no.

C’erano molte cose che la mia nipote acquisita avrebbe potuto rispondere al medico-cameriere:

“Non le ho chiesto una lezione di medicina, le ho chiesto un caffè macchiato. Se non vuole servirlo, lo chiedo ad un altro cameriere.”

“Posso parlare con il/la proprietario/a, per favore? Vorrei capire se questa è un’iniziativa sua o la politica del locale.”

“Lei può anche essere un luminare della medicina, ma lo stato del mio stomaco non la riguarda e io non le ho domandato nulla al proposito. Devo alzarmi e andare a bere il caffè macchiato al bancone o me lo porta lei?”

“Okay, adesso le spiego perché il danaro fa davvero male alla salute psichica e perché quindi non pagherò il conto: a meno che lei non mi porti quel che ho chiesto, intendo.”

A me le risposte alle invasioni del mio spazio, della mia volontà e della mia signoria sul mio corpo sono sempre saltate in mente ad una velocità notevole, quel che ho dovuto costruire è stata la legittimazione per dirle. Gli esempi di altre donne sono stati cruciali per questo. Perciò, eccovi qualche risposta ad un paio di invasioni abbastanza comuni: alcune battute sono mie, altre di amiche, altre raccolte sul web.

“Sei grassa” e osservazioni correlate (la salute, l’esercizio fisico, ecc.):

“Che osservatore eccezionale! Non me ne ero mai accorta! Sensazionale, pazzescooooo!!! Devo andare a dirlo a tutti, scusa se ti pianto qui.”

“Grazie di avermelo detto, è solo che non ho ancora digerito la mucca intera di ieri.”

“E’ perché ho mangiato l’ultima persona che mi ha detto questo.”

“In effetti, ho questa sfortunata mutazione per cui quando mi avvicino troppo alle persone le assorbo come un’ameba.” (avvicinatevi, dicendolo)

“Purtroppo sono allergica agli arroganti e agli ignoranti: mi fanno gonfiare come un pallone.”

“Certo che so nuotare, perché, tu affondi? Dev’essere il cuore di pietra che ti tira giù.”

“Certo che so nuotare, perché, tu galleggi? Dev’essere la testa vuota che ti tiene su.”

“Se voglio un parere medico, vado dal mio medico. Tu fai… il geometra? Be’, va’ a misurare terreni, io non ho in programma di farmi costruire una palazzina addosso.”

“Se voglio un parere medico, vado dal mio medico. Tu sei medico? Occupati dei tuoi pazienti allora, perché vedi, io non ti ho chiesto una beata mazza.”

Dovresti… vestirti, atteggiarti, parlare, truccarti, comportarti, mangiare, bere, dormire, fare sesso… così e colà (perché questo è il modo in cui puoi piacermi).

“Certo che farti avere un’erezione è piuttosto complicato. Hai pensato di vedere un urologo?”

“Sì, e nel contempo mi infilo una scopa nel didietro e spazzo la casa, che ne dici?”

“Non è più semplice se ti compri una bambola gonfiabile e l’attrezzi come vuoi?”

“Curioso, di piacerti non me ne può fregare di meno.”

“Ah aha aha! Che senso dell’umorismo! E’ straordinario! Sei fantastico! Adesso te ne racconto una io: un presuntuoso entra in un bar…”

“Strano, perché secondo la mia mamma sono stupenda e impeccabile e infallibile: un momento, forse anche la tua ti dice così? A parer mio, la tua si sbaglia.”

“Scusa, era il tuo cervello quella palletta minuscola che improvvisamente è volata via dalla finestra?”

“Perché non me l’hai detto subito? Che sei dio in incognito, intendo. Eeeeh, non sprecare la tua onniscienza con me, non ne sono degna. E poi preferisco gli esseri umani, ciao ciao.”

game over

Maria G. Di Rienzo

 

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