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12 dicembre 2014 / miglieruolo

Strike – 3

I bambini a Termini Imerese di Giuliano Bugani (*)

 Piangono. Ho visto uno di loro. Tra le braccia di sua madre. Kon le labbra krocifisse al dispiacere. E gli occhi. Piangevano silenziosi. Nascosti tra i capelli di sua madre. E tuo padre? Dov’ è tuo padre? Gli ho kiesto. Il bambino alza il braccio verso un tetto. E c’erano lassù altri padri. Oltre al suo. Grazie Markionne. Grazie di kuesto bambino. Grazie di kuesti padri. Grazie di questi occhi di bambini. Grazie Markionne. Grazie di questo futuro. Grazie di kuesti giorni.

Grazie anke ai tuoi. Di bambini. I tuoi bambini non piangono mai. I bambini di Markionne non sanno piangere. I bambini di Markionne sanno strillare invidia. I bambini di Markionne sanno strillare di noia. I bambini di Markionne sanno strillare di rikkezza. I bambini di Markionne sanno strillare. E basta kosì. I bambini a Termini Imerese piangono di nascosto. Tra i capelli delle madri. Le madri aspettano i padri. I padri sono in lotta. I bambini a Termini Imerese percepiscono il pericolo. I bambini a Termini Imerese non capiscono. Ma sanno tutto. I bambini a Termini Imerese intuiscono il dispiacere. I bambini a Termini Imerese non sanno strillare. Nascondono gli occhi. I bambini a Termini Imerese sanno la dignità. Sono solo bambini. Ma sanno questo. I tuoi bambini, Markionne, non sanno kuesto. Allora guardo sul tetto. Dove i padri hanno dignità per i propri figli. Tu Markionne, non hai tutto kuesto. I padri verranno kolti da malore. Ma resistono. Ritornano sul tetto. E le madri stringono i figli. Grazie Markionne. Ti stringo forte ank’io. Fino alla morte. Fino alla fine di kuesti giorni. Grazie a tutti kuelli kome te, Markionne. Grazie per il futuro ke ci lasci. Grazie Markionne, per il freddo di questi rikordi. Ke ci sarà un futuro. Un inferno su un tetto. Anke per te. Guardo in alto. Vedo lavoratori e padri. Pensano ai figli, di nascosto piangono. Non so se piangere è skonfitta. Ma io sto kon gli skonfitti.

(*) Giuliano Bugani è operaio, giornalista e poeta; questo suo testo è del 24 gennaio 2010. La miscellanea di oggi – cioè 24 post intorno a scioperi, fatica, diritti e alla lunga storia delle lotte per un mondo migliore nel quale lavorare non significhi rischiare la pelle o essere sfruttate/i – è curata dalla piccola redazione di questo blog. Qui e nelle piazze lo ripetiamo: «l’unico generale che ci piace si chiama sciopero».

 

 

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