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29 dicembre 2014 / miglieruolo

Il Natale (o la voglia di pace?) può vincere la guerra?

Quella che segue è una scor-data; esattamente quella relativa al  24 dicembre 1914. La riproduco oggi con qualche giorno di ritardo ritenendola sempre valida. L’episodio che narra è memorabile. Come tanti altri la storiografia tende a dimenticarla. Invece dovrebbe essere ricordata continuamente, in quanto espresione dei veri sentimenti che animano gli uomini. Sentimenti? no bisogno, necessità, fame di pace. Una fame che nessuna predica in favore della violenza, che pure alberga in ogni essere umano, riuscirà mai a occultare.

Mauro Antonio Miglieruo

***

di Fabrizio Melodia (*)

Quasi sempre è un luogo comune trito, ipocrita e ingannevole. A volte però il Natale sembra compiere miracoli: uno di questi accadde quando i cannoni della prima guerra mondiale tacquero senza che fosse stipulato alcun armistizio, appunto a cavallo fra Vigilia e Natale del 1914.
Andò così.
Il 3 agosto 1914 la Germania dichiarò guerra alla Francia, cercando di invaderla con un colpo di mano, ovvero invadendo il neutrale Belgio per colpire di sorpresa sul fianco lasciato scoperto dall’esercito francese. L’esercito tedesco apparve inizialmente inarrestabile, i francesi riuscirono però a bloccare l’avanzata con la battaglia della Marna, fra il 5 e il 14 settembre 1914, grazie anche all’aiuto degli alleati inglesi, con i quali attuarono una inefficace controffensiva, subendo una brutta batosta nella battaglia dell’Aisne. Nei mesi successivi i rispettivi spiegamenti cercarono di aggirare il rispettivo fianco settentrionale dell’avversario, espandendosi nella Fiandre, fino a raggiungere una fase di stallo dopo lo scontro di Ypres (un nome che rimanda all’uso di gas, appunto l’iprite) a fine novembre. Si stabilì un fronte di trincea dove i rispettivi eserciti si ammassarono, conquistando e perdendo continuamente pochi metri al giorno, in un mostruoso massacro.
All’avvicinarsi delle festività natalizie, viste le ingenti perdite da ambo le parti e l’effettiva inconsistenza degli attacchi, si cercò di negoziare la pace. Le donne britanniche batterono tutti sul tempo, scrivendo una «lettera aperta di Natale», con 101 firme, e indirizzata alle donne tedesche e austriache, come messaggio di pace.
Il 7 dicembre anche papa Benedetto XV si espresse a favore di una tregua natalizia, chiedendo che «i cannoni possano tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano», richiesta che tuttavia fu ufficialmente respinta.
Però durante la vigilia di Natale, alcuni soldati tedeschi in trincea a Ypres – stremati dai combattimenti – cercarono di risollevare il morale delle truppe, mettendo candele sui bordi delle trincee e su alcuni alberi, intonando poi festose canzoni natalizie, seguiti immediatamente dai soldati britannici in coro.
Bruce Bairnsfather – noto umorista e illustratore britannico, all’epoca capitano di un’unità di mitraglieri del Royal Warwickshire Regiment – riferì l’avvenimento con dovizia di particolari: oltre a cantare e mettere decorazioni, alcuni soldati degli opposti reggimenti attraversarono la terra di nessuno, per scambiarsi strette di mano e piccoli doni come tabacco, cibo, alcolici, bottoni delle divise e berretti. I festeggiamenti si protrassero al punto che molti soldati e alcuni ufficiali organizzarono improvvisate partite di calcio e approfittarono della “tregua” per coprire i tanti cadaveri insepolti e per organizzare cerimonie funebri in comune: per l’occasione le artiglierie di ambo parti salutarono i caduti rimanendo in silenzio.
La tregua a Ypres durò tutto il giorno di Natale, mentre in altre parti arrivò sino a Capodanno.
Il citato Bairnsfather, testimone degli avvenimenti, scrisse: «Non dimenticherò quello strano e unico giorno di Natale per niente al mondo… Notai un ufficiale tedesco, una specie di tenente credo, ed essendo io un po’ collezionista gli dissi che avevo perso la testa per alcuni dei suoi bottoni [della divisa]… Presi la mia tronchesina e, con pochi abili colpi, tagliai un paio dei suoi bottoni e me li misi in tasca. Poi gli diedi due dei miei bottoni in cambio… Da ultimo vidi uno dei miei mitraglieri, che nella vita civile era una sorta di barbiere amatoriale, intento a tagliare i capelli innaturalmente lunghi di un docile “Boche”, che rimase pazientemente inginocchiato a terra mentre la macchinetta si insinuava dietro il suo collo».
Il tenente tedesco Johannes Niemann scrisse: «afferrato il binocolo e scrutato con cautela oltre il parapetto, ebbi la vista incredibile dei nostri soldati che scambiavano sigarette, grappa e cioccolato con il nemico».
Una tregua che venne censurata da ambo parti, per poi essere narrata sui principali quotidiani britannici e francesi, con resoconti tratti direttamente dalle lettere che i militari al fronte avevano spedito alle famiglie, mentre in Germania la censura fu più dura, anche se qualcosa trapelò: i soldati tedeschi che avevano partecipato alla tregua furono criticati negativamente per essersi mostrati deboli.
Quel Natale magico rimase ben impresso nella Storia, lasciando profonde e indelebili tracce anche nella cultura di massa.
Ne troviamo una sapiente citazione nel finale dell’antibellico e anticelebrativo film «Orizzonti di gloria» di Stanley Kubrick, dove i soldati si lasciano andare ascoltando una donna tedesca cantare.
Lo scrittore William Wharton, nel romanzo autobiografico «A midnight clear» (1982), ambientato nella seconda guerra mondiale, parla di avvenimenti simili accaduti a lui.
Il video della canzone «Pipes of Peace» di Paul McCartney (1983) presenta una versione romanzata degli eventi della tregua di Natale.
La canzone «Christmas in the Trenches» di John McCutcheon (dall’album «Winter Solstice» del 1984) presenta un resoconto dal punto di vista di un fittizio soldato britannico; anche «Christmas 1914» dell’inglese Mike Harding (1989) e «Belleau Wood» dello statunitense Garth Brooks (1997) contengono simili descrizioni. La canzone «Let the Truce Be Known» del gruppo heavy metal israeliano «Orphaned Land» trae ispirazione dagli eventi della tregua, ma ha per protagonisti soldati israeliani e musulmani invece che britannici e tedeschi. Nella musica italiana, il gruppo Vibrazioni ricorda la tregua nel videoclip della canzone «Sono più sereno».
Fra i libri che ricordano la tregua di Natale: «Silent Night: The Story of the World War I Christmas Truce» di Stanley Weintraub che riporta la cronaca degli eventi da testimonianze di prima mano e «La piccola pace nella Grande Guerra» di Michael Jürgs che si propone di riportare alla luce l’evento con testimonianze e aggiungendovi considerazioni di carattere storico, sociale e politico.
La tregua del 1914 è al centro di un bel film franco-anglo-tedesco (pensato per ragazzi): «Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia» del 2005, regia di Christian Carion; e «Silent Night», un’opera in due atti di Kevin Puts basata sulla trama del film, ricevette il Premio Pulitzer per la musica nel 2012.
Molte le commemorazioni: nel 1999 i cosiddetti Khaki Chums (Associazione per il Ricordo Militare) visitarono una parte delle Fiandre e ricrearono la tregua di Natale, vivendo come i soldati britannici della prima guerra mondiale, privi delle comodità moderne.
In occasione del centenario della tregua, la catena di supermercati Sainsbury’s ha creato (insieme alla Royal British Legion) un cortometraggio pubblicitario ispirato all’evento, ottenendo successo di pubblico e critica.
Un monumento alla tregua di Natale venne inaugurato l’11 novembre 2008 a Frelinghien, al confine tra Francia e Belgio.

Per approfondire:
Martin Gilbert, «La grande storia della prima guerra mondiale», Mondadori, 1994.
Michael Jürgs, «La piccola pace nella Grande Guerra», Il Saggiatore, 2003.
Geoffrey Reagan, «Military Anecdotes», Guinness Publishing, 1992.
Stanley Weintraub, «Silent Night: The Story of the World War I Christmas truce», Londra, Pocket, 2001.
Antonio Besana, «La Tregua di Natale del 1914», Libreria Militare, 2009.
AA.VV. (a cura di A. Del Bono), «La tregua di Natale, lettere dal fronte», Lindau, 2014.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano in blog. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia o triplica, pochi minuti dopo – postata di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 24 dicembre avevo, fra l’altro, queste ipotesi: 1818: nasce Joule; 1865: nasce il Kkk; 1886; nasce «l’uomo dei lupi» (di Freud); 1913: massacro a Calumet (c’è anche una canzone di Woody Guthrie); 1927: nasce Pio La Torre; 1951: Babbo Natale “impiccato” a Digione (un saggio di Levi-Strauss); 1983: inizia il super-processo ad Autonomia Operaia; 2001: muore in galera Horst Fantazzini: 2008: muore Huntington. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it ) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”.
Ogni sabato (o quasi) c’è un riassunto di «scor-date» su Radiazione (ascoltabile anche in streaming) ovvero, per chi non sta a Padova, su http://www.radiazione.info .
Stiamo lavorando al primo libro (e-book e cartaceo) di «scor-date»… è un’impresa più complicata del previsto, vi aggiorneremo. (db)

 

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