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16 gennaio 2015 / miglieruolo

E tu non sei mai vissuto

Postiglione (Salerno), 30 novembre 2014. Cosimo Pagnani, 32enne, uccide a coltellate la ex moglie Maria D’Antonio, 34enne. Sulla bacheca del suo profilo Facebook un post in cui si annuncia l’uccisione della donna: “Sei morta troia”. Gli investigatori stanno verificando, ma le probabilità che sia lui l’autore sono ovviamente assai alte, così come quelle che sia il post sia stato scritto prima del delitto, avvenuto attorno alle 19.00. Pagnani si è barricato nella casa della donna dopo averla ammazzata e i carabinieri – chiamati dal padre e dal fratello della vittima, insospettiti dalle urla provenienti dall’abitazione – hanno dovuto sfondare la porta per entrare.

Due perle dai primi resoconti giornalistici:

Repubblica: “(…) si erano separati da tempo, problemi erano sorti fin dall’inizio per l’affidamento della figlia minorenne. Lui ha lavorato per un certo periodo in Germania, da dove era però rientrato. Ieri sera si è recato a casa della ex moglie e, durante l’ennesimo litigio, ha perso la testa.”

Nessuno sa nulla dell’interrogatorio, però possiamo assicurarvi che – a priori – gli uxoricidi perdono la testa. Irresponsabili, travolti dal raptus, innocenti, immemori. Persino quando annunciano su Facebook che la perderanno fra poco, la testa, o che hanno goduto assai nel perderla, erano incapaci di intendere e volere. E’ un bonus che si riceve con i cromosomi XY, oppure è volontà divina, o ancora è la colpevole ignoranza dei redattori di Repubblica, chissà. Costoro, comunque, non sanno nemmeno perché Pagnani era rientrato dalla Germania: era stato costretto a farlo, nel giugno scorso, per riportare in Italia la figlia di sette anni, da lui sottratta alla madre che ne aveva la custodia legale. La donna aveva dovuto denunciarlo per riavere la bambina.

Il che ci porta direttamente alla seconda perla. La Stampa: “Dalla pagina Facebook dell’uomo si ricostruisce il profilo di un padre dedito a questa figlia, spinto dal desiderio di prospettare per la “sua principessa” il futuro più bello. Ma si intravede anche una storia di dolore e rabbia. Gli amici, su Facebook, lo incoraggiavano a non mollare, a guardare avanti, ad avere fiducia.” Questi ultimi devono essere i “mi piace” al “Sei morta troia.” (sì, ci sono), ma in ogni caso è un sollievo sapere che Pagnani ha assassinato a coltellate la madre della “principessa” per pura dedizione, per assicurarle un futuro fantastico. E’ quello che ha ora. Orfana di madre e con un padre omicida in galera. Bellissimo. Solo un eroico papà separato poteva, tramite il suo glorioso sacrificio, assicurare alla figlioletta tanta felicità: complimenti ai redattori de “La Stampa” per aver colto ciò con delicatezza sublime. Quando sarà cresciuta e saprà la verità forse leggerà anche i vostri sproloqui e vi ringrazio io per lei, anticipatamente, per il dolore che aggiungeranno alla sua vita.

“Sei morta troia”.

E tu non sei mai vissuto, assassino.

Non esisti.

Sei un guscio coperto di fucili e coltelli.

Sei un’ombra di sangue rappreso.

Il tuo nome è un suono vuoto in una lista infame.

Svanirai, inghiottito dalla tua stessa incapacità di essere umano.

Meglio, mille volte meglio essere “troia” che essere te.

Maria G. Di Rienzo

***

Io Uomo, sbigottito dall’esito delle mie azioni, non posso che chiedere perdono. Perdono anche dell’ira che ho provocato.

Mauro Antonio Miglieruolo

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2 commenti

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  1. cristina bove / Gen 16 2015 07:11

    questo è il mondo in cui le donne, con o senza burqa, possono essere uccise di fatto e a parole.

    • miglieruolo / Gen 19 2015 13:18

      Lì lo si fa apertamente, in altri luoghi in modo sotterraneo. A parte una grande dose di misoginia inclusa in gran parte delle culture mondiali, credo che si debba parlare di odio verso la vita, piuttosto che di odio verso le donne. L’asse portante dell’attuale cultura (quella prodotta dal liberismo, a sua volta prodotto della finanza) è l’artificale, il meccanico, il convenzionale, l’apparente e l’uniforme. Cioé la morte. Noi tutti siamo (o si cerca di fare in modo si sia) adoratori della morte.

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