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25 gennaio 2015 / miglieruolo

Un monumento vivente

Dorothy

Chi è dunque questa donna a cui è stato tributato un onore così singolare? Dorothy O’Connell è un’attivista, una femminista, scrittrice e drammaturga, sposata e madre di cinque figli, nonché – come la conoscono in Canada – “la poeta laureata dei poveri”. (Il poeta laureato, cioè coronato di alloro, è/era un artista riconosciuto da un governo o un’istituzione e incaricato di comporre versi in occasioni particolari.)

monumento ottawa

Dorothy lotta per i diritti degli inquilini, per le case popolari, per i senzatetto da oltre quarant’anni. I movimenti canadesi – e non solo – per la giustizia sociale le sono debitori di una valanga di idee, invenzioni, stratagemmi, innovazioni con cui costruire azioni per il cambiamento significative ed efficaci. Due dei suoi lavori letterari sono anche particolarmente noti: “Chiclet Gomez” (la fiaba di Chiclet e delle sue amiche formiche che vivono in case popolari) e “Sister Goose: Feminist Nursery Rhymes and Cautionary Tales” (“Sorella Oca: filastrocche femministe per bambini e fiabe ammonitrici”.)

Il monumento a Dorothy è stato pensato con molta cura e persino con un po’ di umorismo, composto com’è da un podio da oratore e dalla forma di una fetta di pane in cui è intagliata la silhouette di una casa; all’interno è inciso un suo slogan: “La povertà impedisce l’eguaglianza, l’eguaglianza mette fine alla povertà”. Come lei stessa dice, l’opera simboleggia la scelta che spesso le persone povere si trovano di fronte: “Dar da mangiare ai bambini o pagare l’affitto”.

dorothy motto

Dorothy O’Connell non è il tipo di persona incline all’autoincensamento, pure ha appoggiato l’idea del monumento quando le è stata proposta e vi ha contribuito, perché aveva uno scopo: “L’attivismo anti-povertà è un’istanza spinosa: molte persone faticano ad avvicinarsi ad esso. Il ritratto che se ne fa nell’opera lo rende avvicinabile, nel mentre dà dignità alle persone impoverite che hanno collaborato alla sua creazione. In questo monumento, esse asseriscono il loro orgoglio, un senso di appartenenza e la loro visibilità.” Maria G. Di Rienzo

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