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13 febbraio 2015 / miglieruolo

auguri (in ritardo) a papa Francesco

(dal blog di Daniele Barbieri)

di Francesco Masala (*)

Chiaro e coraggioso, avercene di gente così (se si toglie la parola Curia, è come se stesse parlando a tutti)

 ***

Caro papa Francesco, Enzo Bianchi parla di “forze demoniache operanti nella storia”, forse è sufficiente riuscire a non far entrare in cucina certe persone, e a non accettare caramelle da sconosciuti, hai solo 78 anni, e tante cose da fare.

Buon lavoro!

ps: non credo in Dio, ma è un dettaglio.

le 15 malattie, secondo Papa Francesco

La malattia del sentirsi «immortale» o «indispensabile»

«Una Curia che non fa autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo». Il Papa ricorda che una visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone che «forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili!». È la malattia di coloro che «si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti. Essa deriva spesso dalla patologia del potere, dal “complesso degli Eletti”, dal narcisismo».

La malattia dell’eccessiva operosità
Quella di quanti, come Marta nel racconto evangelico, «si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”: il sedersi sotto i piedi di Gesù». Il Papa ricorda che Gesù «ha chiamato i suoi discepoli a “riposarsi un po’” perché trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione».

La malattia dell’«impietrimento» mentale e spirituale
È di quelli che «perdono la serenità interiore, la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando “macchine di pratiche” e non uomini di Dio», incapaci di «piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono!».

La malattia dell’eccessiva pianificazione
«Quando l’apostolo pianifica tutto minuziosamente» e crede così facendo che «le cose effettivamente progrediscono, diventando così un contabile o un commercialista. Preparare tutto bene è necessario ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo… È sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate».

La malattia del mal coordinamento
È quella dei membri che «perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità» diventando «un’orchestra che produce chiasso perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra».

La malattia dell’Alzheimer spirituale
Cioè «un declino progressivo delle facoltà spirituali» che «causa gravi handicap alla persona» facendola vivere in «uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie». Lo si vede in chi ha «perso la memoria» del suo incontro con il Signore, in chi dipende dalle proprie «passioni, capricci e manie», in chi costruisce «intorno a sé dei muri e delle abitudini».

La malattia della rivalità e della vanagloria
«Quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita… È la malattia che ci porta a essere uomini e donne falsi e a vivere un falso “misticismo” e un falso “quietismo”».

La malattia della schizofrenia esistenziale
È quella di coloro che vivono «una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare». Colpisce spesso coloro che «abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete. Creano così un loro mondo parallelo, ove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri» e conducono una vita «nascosta» e spesso «dissoluta».

La malattia delle chiacchiere e dei pettegolezzi 
«Si impadronisce della persona facendola diventare “seminatrice di zizzania” (come satana), e in tanti casi “omicida a sangue freddo” della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle… Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere!».

La malattia di divinizzare i capi 
È quella di coloro che «corteggiano i superiori», vittime «del carrierismo e dell’opportunismo» e «vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare». Sono «persone meschine», ispirate solo «dal proprio fatale egoismo». Potrebbe colpire anche i superiori «quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealtà e dipendenza psicologica, ma il risultato finale è una vera complicità».

La malattia dell’indifferenza verso gli altri
«Quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerità e il calore dei rapporti umani. Quando il più esperto non mette la sua conoscenza al servizio dei colleghi meno esperti. Quando, per gelosia o per scaltrezza, si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo e incoraggiarlo».

La malattia della faccia funerea
È quella delle persone «burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza». In realtà, aggiunge il Papa, «la severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia…». Francesco invita a essere pieni di humor e autoironici: «Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo».

La malattia dell’accumulare
«Quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro».

La malattia dei circoli chiusi
Quando «l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando “un cancro”».

La malattia del profitto mondano, degli esibizionismi 
«Quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. È la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri». Una malattia che «fa molto male al corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza!».

da qui

 

Da mille anni nessuno parlava così – Enzo Bianchi

…
L’ho scritto e lo riscrivo: papa Francesco si fa eco del Vangelo e la sua passione per il Vangelo lo porta a misurare la vita della Chiesa e di ogni membro sulla fedeltà al Vangelo. Ma nessuna illusione: più il Papa percorre questa strada e più scatenerà le forze demoniache operanti nella storia e il risultato per i veri credenti sarà l’apparire della croce di Cristo. Non è vero che nella Chiesa si starà meglio, è vero il contrario: la Chiesa infatti può solo seguire Gesù anche nel rigetto sofferto e nella persecuzione e non potrà ottenere successi mondani se incarna il messaggio del suo Signore.

da qui

 

Il cattolicesimo è il nuovo comunismo? – Richard Greeman

…Come vescovo, Bergoglio aveva già sviluppato un incessante ma discreto appoggio ai lavoratori e alle loro organizzazioni. Gli aneddoti sono innumerevoli: solidarietà con i militanti perseguitati, appoggio alle organizzazioni dei contadini (i campesinos), protezione per i venditori ambulanti, promozione dei “preti delle baraccopoli”, sostegno ai lavoratori delle fabbriche che avevano riaperto quelle chiuse, e un atteggiamento esplicito di lotta contro lo sfruttamento e l’emarginazione, il traffico di esseri umani, ed la cultura del consumo. A tutto questo vanno aggiunti la sua leggendaria austerità e stile semplice di vita, il suo costante intervento contro lo stile di vita della borghesia gretta compiaciuta di se stessa, l’edonismo consumista postmoderno, e il “progressivismo dell’elite”, che lo hanno reso un personaggio scomodo, non soltanto per la destra reazionaria, ma anche per i liberali di centro.” [7]
Francesco è il primo papa gesuita, il primo che arriva dalle Americhe, il primo dell’Emisfero Meridionale, e il primo papa non-europeo in oltre 1000 anni. Questi ‘primi’ indicano un importante spostamento nell’equilibrio di poteri all’interno di quella vasta Internazionale dei poveri del mondo. La Chiesa Cattolica (‘Universale’) è l’unico partito mondiale organizzato realmente esistente. La sua vasta ricchezza e influenza sono ora nelle mani di Francesco. Immaginate, per esempio, che questo gesuita rimanga fedele alla missione del suo Ordine e dedichi una parte dei miliardi     messi da parte in Vaticano per promuovere l’educazione cattolica su scala globale, insegnando a  miliardi di bambini poveri a leggere, scrivere, pensare a se stessi in un’organizzazione del mondo che afferma il diritto di opporsi all’oppressione. Se la Chiesa sosterrà realmente lo slogan ‘ Cambiamento del sistema, non cambiamento del clima,’ questo di per sé sarebbe uno sviluppo rivoluzionario, e ne abbiamo visto soltanto l’inizio.
Come è avvenuto questo ‘miracolo’?
Come ha fatto un prete così palesemente radicale a riuscire ad essere eletto? L’assoluta autorità di Francesco all’apice della gerarchia è un importante sconfitta per i  vecchi intermediari del potere che preferirebbero vedere la Chiesa vivente fallire piuttosto che arrivare a un compromesso, come testimonia la loro ricerca di  protezione  durante gli scandali dei preti pedofili, il loro ostinato rifiuto di permettere ai preti di sposarsi o di dare un ruolo sacerdotale di qualche tipo alle donne allo scopo di mantenere vive le parrocchie , e la loro indisponibilità a finanziare l’educazione cattolica – una volta orgoglioso monopolio e importantissima fonte della sua influenza ideologica. La gerarchia cattolica (come i militari, il mondo della finanza e la nomenklatura comunista) ha a lungo funzionato come un’azienda chiusa, uno stato all’interno di uno stato, impenetrabile, opaca, una legge di per se stessa, protetta dai suoi intimi legami  con altre gerarchie corrotte nella politica, nell’esercito, nel settore bancario, nella polizia e nella Mafia.
La burocrazia vaticana è seduta su una pentola d’oro equivalente alla ricchezza di molte nazioni, e ci si può soltanto immaginare le lotte silenziose che si svolgono proprio adesso dietro i muri chiusi della Curia per il controllo di quella ricchezza mentre Francesco e i suoi alleati conducono la purga dell’apparato. Per questi sviluppi potrebbe volerci molto tempo.
Escludendo l’Intervento Divino, che cosa ha reso possibile questa rivoluzione all’interno della Chiesa?  La risposta più ovvia è che la Chiesa era arrivata a una strada senza uscita. I fedeli se ne stavano andando a frotte, il sacerdozio si stava estinguendo con poche nuove “reclute”, specialmente tra gli ‘europei,’ i  laici erano alla disperazione. Un’altra ragione è il cambiamento demografico tra i Cattolici praticanti. C’è anche la solida organizzazione e disciplina dell’Ordine Internazionale Gesuita i cui tentativi di avere il controllo della Chiesa e di esercitare la loro influenza in America Latina, risalgono a secoli fa. (Non per niente i membri dell’Internazionale Comunista si considerano i “Gesuiti rossi.’)
Sfondare i muri della parrocchia
A queste spiegazioni materiali, vorrei aggiungerne un’altra, meno ovvia: Internet e i media sociali. Invece nel corso dei secoli la gerarchia ha avuto il monopolio della comunicazione, tutto dall’alto verso il basso. Oggi i laici cattolici non sono più isolati, privi di voce e passivi davanti all’immensa ricchezza e influenza della gerarchia. Proprio come  i caratteri mobili di Gutenberg hanno contribuito a catalizzare la Riforma protestante nel 16° secolo, rendendo la Bibbia accessibile ai laici, così Internet nel 21° secolo forse ha catalizzato le dimissioni inedite dell’arci-conservatore Papa Benedetto XVI, e il palese nuovo corso di Francesco. Come fa notare il guru di Internet Clay Shirky, “gli strumenti sociali non creano azione collettiva, rimuovono semplicemente gli ostacoli che questa si trova davanti.” [8] Shirky cita l’esempio della campagna tra i Cattolici laici per porre fine agli abusi sessuali dei preti nei confronti dei bambini. E’ iniziata negli anni ’90 quando le vittime hanno cominciato a farsi avanti e gli scandali sono stati rivelati sui giornali come The Boston Globe, ma la gerarchia della Chiesa, guidata dal Cardinal Law (egli stesso colpevole di proteggere i preti pedofili assegnandoli, a rotazione, a parrocchie nuove e ignare), non è stata in grado di schiacciare il movimento delle vittime.
Gli istigatori sono stati denunciati tramite la stampa e dal pulpito e banditi dalle strutture della Chiesa, mentre ai gruppi laici è stato proibito di organizzarsi al di fuori della loro locale parrocchia. Tuttavia, 10 anni dopo, il Cardinal Law è stato costretto a dimettersi, con disonore, dopo che gli strumenti di Internet avevano messo in grado le vittime di mettere insieme le loro testimonianze, metterla on line, diffondere le informazioni e organizzarsi a livello nazionale e internazionale. Nel frattempo, la rivolta contro il fatto di coccolare i preti pedofili ha fatto sì che i laici mettessero apertamente in dubbio i dogmi reazionari come il rifiutare la Comunione a cattolici  divorziati a gay, lesbiche, bisessuali  e trans, e il mantenere il celibato per i sacerdoti.
Internet non ha causato questo cambiamento potenzialmente importantissimo, ma i media sociali e la loro portata mondiale, hanno reso possibile la rivolta (che già covava) dei laici cattolici per superare le barriere istituzionali che hanno messo in grado la gerarchia di isolare e dominare i movimenti di membri ordinari per la riforma e il rinnovo. Quello che è impressionante nella rivoluzione di oggi all’interno del Cattolicesimo romano, è l’intersezione di forme ‘orizzontali’ e ‘verticali’ o di organizzazione. Infatti se le connessioni in rete orizzontali su internet hanno dato ai laici cattolici l’opportunità di mettersi insieme e di esprimersi, la cattura di un ‘partito mondiale’ cattolico strutturato in senso verticale da parte delle forze progressiste, apre immense possibilità per la liberazione umana e forse un’occasione per il pianeta di evitare la catastrofe climatica.
Le suore vendicate
Terminiamo questa storia di speranza con la notizia, diffusa oggi, di un’altra vittoria per i membri ordinari  progressisti cattolici: un rapporto del Vaticano che capovolge l’esplicito tentativo di Benedetto XVI di soffocare  gli ordini delle suore statunitensi socialmente impegnate, autonome, accusate di predicare il ‘femminismo’ e di difendere la ‘giustizia sociale’. I cattolici in tutto il paese sono stati scioccati e indignati per il tentativo del Vaticano di minacciare le donne che per secoli sono state la spina dorsale di questa chiesa. Migliaia di fedeli cattolici hanno tenuto più di 50 veglie in tutto il paese e più di 57.000 persone hanno firmato una petizione organizzata dal Progetto di giustizia delle suore a loro sostegno. Con queste azioni, i Cattolici hanno chiarito che sono solidali con le suore e con il bel lavoro che fanno tra i poveri e gli emarginati [9]. A iniziare da oggi sono vendicate.
Il rapporto si è concluso citando l’invito di Papa Francesco “a creare opportunità ancora più ampie per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa.” [10] Nel frattempo è trapelato oggi che Papa Francesco ha fatto da mediatore dell’accordo tra Obama e Raoul Castro per riprendere le relazioni diplomatiche dopo più di mezzo secolo di sanzioni statunitensi contro Cuba, da tempo condannate dal resto dell’America Latina.  Ieri era anche il compleanno del Santo Padre. Buona fortuna, Francesco.!…
 

(*) «Nella prefazione a “Le folgori d’agosto” (edizione Vallecchi 1973) alla domanda sul perché scrive Jorge Ibargüengoitia ha confessato che scrive un libro ogni qual volta desidera leggere un libro di Ibargüengoitia, che è il suo scrittore preferito. Quella lettura fu una folgorazione, da allora ogni volta che voglio leggere qualcosa di veramente bello e interessante che non riesco a leggere da nessuna parte, me la scrivo da me, anche perché non è mica facile per gli scrittori sapere quello che voglio leggere io». Francesco Masala si presenta così. Aggiungo solo che una delle sue frasi preferite è «La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta» di Theodor W. Adorno. (db)

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