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28 febbraio 2015 / miglieruolo

Le Convention di Fantascienza a Fiuggi,

non troppo lontane rimembranze.
Di Mauro Antonio Miglieruolo

Ammetto una certa imparzialità nel valutare gli anni, pochi per sfortuna, duranti i quali ho frequentato le convention di Fiuggi. Ancora oggi, nonostante l’Italcon non sia più lì di casa, cerco di ritornarvi. Sarà per la vicinanza, o la facilità di accesso, ma se posso non mi lascio scappare l’occasione di una lieta abbuffata di fantascienza. Arrivavo in macchina, parcheggiavo nello spazio riservato dell’albergo e, qualunque fosse il tempo, mi è capitato un anno di assistere persino a una spruzzata di neve, ripartivo senza necessità di mettere il naso fuori. O mettendolo fuori per andare a prendere un caffè con gli amici, per condividere un pranzo con il gruppo che ruotava intorno a Malaguti; o per acquistare gli irrinunciabili amaretti sui quali, dopo la prima volta che li avevo portati, le nipotine di mia moglie vantavano un qualche severo diritto di gola.
28-italcon_38Il meglio però è dentro, negli spazi dedicati alla convention, in quella realtà di volti sorridenti, alcuni noti, altri meno noti, alcuni sconosciuti, ma tutti accomunati, credo, dalla medesima contentezza di ritrovarsi con persone che condividono la medesima passione: una passione antica, vecchia di decenni, di quelle proprio speciali, la cui fiamma non si spegne mai. A distanza di sessanta anni, le emozioni, i sogni, le fughe nei mondi incantati delle migliaia di possibilità e aperture dello spaziotempo offerte prima dai Romanzi di Urania, Urania Rivista, Scienza Fantastica e poi da Galaxy, Galassia, Robot, continuano a costituire un punto di ancoraggio (ancoraggio più che via di fuga) dal piattume, dalla volgarità, dalla miseria e dalla corruzione dei tempi. Una unica differenza mi sembra di cogliere. Che la passione non porta più a beccarsi, come tanti galli in vena di stabilire il predominio nel pollaio, anche se ancora la prospettiva unica della cura del proprio orticello continua a essere l’orizzonte dei più (verrebbe da dire, di tutti; senonché l’esempio di Lino Aldani, mi induce a frenare le parole e cercare un più ponderato giudizio).
Dunque, quei volti, quelle figure, quelle persone. E poi i riti consolidati, i miti che tornano nei discorsi, le conversazioni a tavola, con la struttura alberghiera che ci ospita trasformata per alcuni giorni in un piccolo universo chiuso, in una sorta di astronave che trasporta il suo piccolo carico di esseri che sognano, o hanno sognato, astronavi in fuga tra le stelle. In quegli spazi per alcuni giorni, quasi un miracolo, vige solo la fantascienza, la tanto negletta e sempre più povera fantascienza (povera di lettori, non di storie da raccontare).

Valla, uno dei pilastri  della critica di Fantascienza in Italia.

Valla, uno dei pilastri
della critica di Fantascienza in Italia.

Tutto questo continua a essere per me l’appuntamento di Fiuggi, il mio vissuto dal, mi sembra di ricordare, 2007. Cioè da quando fui ospite d’onore per aver vinto per quell’anno, con l’antologia “Assurdo Virtuale” il Premio Italia; antologia che prende nome dal titolo dal romanzo in essa contenuto (Perseo Libri, poi Elara, Narratori Europei di Science Fiction n. 32). Il premio, si sa, non porta alcun particolare vantaggio. Chi è noto rimane tale e chi sconosciuto, non per il premio acquista visibilità. Eppure lo accolsi con una certa soddisfazione. Sia perché permetteva all’editore di ricevere un poco di pubblicità, sia perché era il primo riconoscimento dopo il Marziano d’Argento di antidiluviana memoria (anch’esso non il massimo a cui possa aspirare un autore). Ma soprattutto perché mi aveva offerto la possibilità di riprendere contatti che avevo abbandonato da sin troppi anni, almeno dalla fine dell’entusiasmante avventura di Un’Ambigua Utopia, fanzine che valeva più (non solo quanto a lettori), di una rivista d’oggi.
In quegli spazi, in quell’albergo, in quei dibattiti e in quella sale a volte un po’ troppo vuote, ho ritrovato il me stesso di una volta, l’avido consumatore di fascicoli di fantascienza che si appassionava, che aveva la sua da dire e presumeva con essa di poter interessare il prossimo.
Devo però precisare che la voglia di tornare non era sorta in quel fatale 2007. Era esplosa sì, ma era stata preceduta da una lenta marcia di riavvicinamento, dovuta a un presentimento di rinascita e al bisogno di mettere in circolazione idee diverse da quello che vedevo diffuse, delle quali presi iniziale consapevolezza con il riannodarsi dell’amicizia con Lino Aldani, che mi volle, me recalcitrante per paura degli orribili freddi e delle avvolgenti nebbie padane, più volte ospite in casa sua. Credo che senza quel riavvicinamento l’invito a essere ospite d’onore non sarebbe bastato anzitutto a smuovermi dalla mia inerzia e a restituirmi a tempo pieno alla fantascienza.

Vegetti, altro ggrande appassionato della fantascienza italiana, creatore del famoso catalogo Vegetti

Vegetti, altro ggrande appassionato della fantascienza italiana,
creatore del famoso catalogo Vegetti

Purtroppo quel presentimento di rinascita è rimasto tale. L’Italcon inoltre è emigrata altrove (la fantascienza ancora una volta si è divisa; o a dimostrato di non saper unire gli sforzi). Prima a Milano, poi a Bellaria (ignoro per quanti altri anni ancora). So che facendolo ha ottenuto maggiori segni di vitalità e molto più pubblico. Il disagio della distanza mi ha dissuaso dal seguire la convention nei suoi spostamenti. Se non ché ricevo un invito galeotto da parte di Corridore e mi decido. Vado anche anche a Bellaria.
Metto subito le mani avanti. Si è trattata di una bella esperienza. Ma Bellaria non è Fiuggi. Non possiede la calda avvolgente presenza che anche i più modesti centri abitati della penisola posseggono. Tuttavia se sarò inviato ancora, non mancherò di partecipare. Fiuggi però per me è tutta un’altra cosa. Infatti nel 2013 sono stato ben contento di tornarvi per viverne le atmosfere. Nonché per rifornire le silenziose e discretissimi nipotine, che modestamente nulla chiedono, della loro porzione annua di amaretti. Credo si tratti di un buon viatico per il loro futuro sviluppo come lettrici, e lettrici di fantascienza: collegare fantascienza e amaretti di Fiuggi. Sperando in una reazione Pavloviana. Attraverso Fiuggi e i suoi amaretti procurare nuova linfa alla fantascienza!
Oppure, perché no? emigrare anche io definitivamente altrove e cercare e trovare a Bellaria una qualche golosità in grado di svolgere la medesima funzione.

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2 commenti

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  1. Giuliano Spagnul / Mar 27 2015 17:08

    Segnalo, sperando di fare cosa gradita, il blog su Un’ambigua utopia: http://un-ambigua-utopia.blogspot.it/
    Giuliano Spagnul

    • miglieruolo / Mar 27 2015 18:30

      Graditissima non gradita. Sono stato uno degli animatori della gloriosa omonima fanzine milanese, la migliore probabilmente edita in Italia. Ringrazio sentitamente.

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