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1 marzo 2015 / miglieruolo

Il Bosone di Higgs del marxismo

Di Mauro Antonio Miglieruolo

Tempo fa mi è capitato di leggere un articolo (Repubblica del 16 gennaio 2014, al quale rimando) sull’intervista virtuale a Carlo Marx contenuta in un libro che lo storico Donald Sassoon ha pubblicato con Castelvecchi (Intervista immaginaria con Carlo Marx, traduzione di Leonardo Clausi, euro 6). Del libro il quotidiano presentava alcuni stralci per dare possibilità al lettore di farsi un’idea del valore e dell’andamento del libro stesso (ma già il titolo è studiato per fornire attrattive sufficienti per indurre a consultarlo). Su di me però non ha funzionato. Non ho trovato in quei stralci elementi tali da fami venire voglia di interessarmene ulteriormente.

28genn-MarxpeaceRiconosco che lo storico ha effettuato un encomiabile sforzo per non attribuire troppe insensatezze al suo povero, innocente interlocutore. Non è però riuscito a sottrarsi alla pochezza teorica imperante, tentando di dire, o far dire dall’Aldilà a Marx, qualcosa di interessante. Purtroppo non c’è chi oggi tra storici, giornalisti (parlo dei giornalisti seri, specie in via di estinzione), statisti e filosofi, sappia e voglia sottrarsi alla perversa inclinazione – che deforma e invalida ogni giudizio – di lasciarsi sedurre dalla conveniente pigrizia di aderire ai pregiudizi correnti. Né esiste qualcuno tra gli intellettuali in voga che mostri capacità di saper distinguere tra una proposta teorica e le forme che assume una volta trasportata nella storia (una cosa è la teoria, ben l’altra gli effetti di questa teoria nel fuoco dello scontro di classe, cioè fuori dai laboratori, dove la teoria può essere comprovata in condizioni ideali di purezza, mentre nel sociale è condizionata dalle aggressioni teoriche e pratiche degli apparati concettuali avversari: non è mai se stessa, ma sempre un punto mediano tra le forze che si scontrano nel “laboratorio” sociale, una che rema pro, l’altra contro!). è dunque fatale che anche uno studioso a livello di Sassoon, nonostante nel complesso riesca a sottrarsi al peggio, finisca col non far dire a Marx nulla di effettivamente interessante e significativo. D’altra parte, come di questi tempi riuscire a sottrarsi al dominio dell’idea hegeliana che “il reale è razionale”? per entrare invece in quell’altro dominio costituito dall’affermazione marxiana che “le idee dominanti sono le idee della classe dominante”? Senza tale “ingresso” non si può neppure iniziare ad effettuare un qualsiasi approccio costruttivo al marximo e a Carlo Marx. Per poi, terza tappa, prendere le distanze dal marxismo e da Marx per liberare le idee che lo stesso marxismo e Marx hanno abbozzato, elaborato e proposto.

Ecco dunque il motivo del disinteresse: per la sterilità e banalità dei riferimenti a Lenin, ai Gulag e al terrore comunista che quei brani impudicamenteFriedrich Engels esibivano; per il perdurare in essi dell’assenza di un tentativo di storicizzare i grandi eventi del Novecento, per il sostanziale contenuto astorico, contenuto che Sassoon condivide con tutti i commentatori che con quegli avvenimenti si cimentano. Tutti accomunati da una visione distorta e parziale degli avvenimenti e peggio fondata prevalentemente su condanne etiche. Ma le condanne etiche hanno senso solo dopo che sia stato evidenziato l’intreccio di ragioni oggettive e soggettive che stanno dietro gli avvenimenti incriminati; cioé solo dopo aver preso atto delle forze in gioco, spiegato le possibilità e le possibili alternative, riconosciuto le specificità culturali e di abitudini che li surdeterminano; e soprattutto preso atto delle necessità che dispoticamente condizionano gli uomini che all’interno di esse si muovono. Ho trovato poi particolarmente avvilenti le note su Blair e le terze vie, delle quali tanto si favoleggia (o si è favoleggiato: oggi molto meno) e non dovrebbe uno storico: uno storico almeno che abbia rispetto di se stesso e della propria professione. Non è attraverso il piccolo cabotaggio che si può gettare una luce, sia pure parziale, sulla realtà che stiamo attraversando. E un libro su Marx oggi ha senso solo se evita appunto la navigazione a vista, se tenta di illuminare ciò che la grande compagine degli ideologi borghese cerca disperatamente di occultare. Non riconosciamo il valore di Marx? sia pure, ma almeno tentiamo di essere onesti con lui e non fargli dire ciò che non ha detto!

Spero, lo spero per Sassoon, che altrove nel libro qualche squarcio di luce sia dato leggere. Che almeno una verità sia detta, cioè fatta dire a Marx: che non basta entrare nella stanza dei bottoni (come tanti ancora si illudono) per avviare il processo di trasformazione della società; che occorre un lungo processo di modifica nelle strutture sociali e nelle strutture del pensiero prima che gli elementi di comunismo già presenti nella società (lavoro volontario e gratuito, ad esempio) si sviluppino e diventino dominanti; e che questo processo solo in parte dipenderà da scelte consapevoli, atto concreto di manifestazione della volontà di massa, dipenderà per lo più da scelte spontanee e inconsapevoli dei lavoratori. Che non la teoria fa la storia, ma le lotte delle masse guidate dalle classi che aspirano al dominio o già lo posseggono. La teoria avrà la sua parte, ma il più di questa parte verrà fatto procedendo a tentoni, guidati dalle necessità della storia, che costringerà a fare anche quello che l’inerzia e la paura indurrebbero a non voler fare. Sarà la stessa iniziativa del capitale a indurre le reazioni di difesa che spingeranno avanti verso il comunismo le masse. Esse lo faranno, senza sapere di farlo. Storture, quindi, percorsi non lineari, accidenti, a malapena illuminati da una sempre crescente consapevolezza indotta dalla Scienza della Storia (Marx).
Marx giovaneTuttavia, restando in gran parte al di qua del marxismo, ci sono tre punti relativi alla scoperta scientifica che uno scienziato, storici inclusi, dovrebbero tenere presente nell’emanare giudizi e nel fare opera di divulgazione che non sia mera propaganda (la stragrande maggioranza degli ideologi, quando si tratta di marximo, più o meno consapevolmente, fa propaganda). Li elenco:
1) Le difficoltà a cui va incontro ogni scienza ai suoi inizi, quando ancora è priva degli apparati concettuali che rendono possibile l’intelligibilità dello spazio che occupa e della logica interiore che la informa; nonché della terminologia adatta a esprimerne i contenuti;
2) l’assenza di una filosofia adeguata a indirizzare le ulteriori ricerche, nonché a difenderla dai “ritorni” delle pregresse ideologie scientifiche dalle quali la nuova scienza è sorta. Le modifiche introdotte nelle visioni nel mondo provocano una reazione di rigetto radicale negli apparati ideologici di stato, con conseguente censura e repressione al fine di ostacolarne non solo lo sviluppo, ma l’inrtelligibilità medesima. Il fine è di cancellarne la presenza nella società (Galileo e la contesa con la Chiesa); o quantomeno rallentarne e distorcerne lo sviluppo;
3) la ricerca teorica di Marx, come ogni ricerca, non formulava tutte le domande e non forniva tutte le risposte possibili in grado di occupare il nuovo territorio aperto alla ricerca scientifica, ma alcuni fondamenti e il metodo adatto a svilupparli. Ancora oggi il marxismo, nonostante i suoi successi e la sua forza di persuasione, è ben lungi dal poter essere considerata una teoria matura, giunta a completa definizione. Il più è fatto, ma molto resta ancora da definire.

Marx Vs StalinAggiungo di mio un ultimo punto, necessario ed essenziale, ma che non posso far carico a Sassoon, né a chiunque non sia marxista e militante comunista, di presentarlo in proprio. E cioè la necessità di utilizzare Marx per dire qualcosa di nuovo sul marxismo; o quantomeno liberarlo dalle incrostazioni del vecchio, incrostazioni non marxiste, con le quali la borghesia (e a causa della debolezza strutturale della classe operaia, che si traduce in debolezza teorico-pratica), conducendo una implacabile lotta di classe economica, ideologica e politica, è riuscita, in questo scorcio di Ventunesimo secolo, a neutralizzare il marxismo. Un compito di ripulitura lungo è difficile, ma che è essenziale per una operazione quale quella condotta da Sassoon (e nella quale ha fallito): permettere a Marx di parlare oggi come effettivamente parlerebbe se fosse vivo. Uno sforzo creativo che comporta uno sforzo razionale e di avvio di elementi avanzati di lotta di classe, per la verifica dei propri strumenti e per misurare l’effettiva capacità della Scienza della Storia di svolgere, oggi, le proprie funzioni propulsive.
Perché la lotta di classe, oltre a essere lo strumento per la liberazione dell’Umanità, è anche il solo possibile laboratorio dove cercare, scoprire e studiare il bosone di Higgs del nuovo marxismo.

***

già edito in Daniele Barbieri il 28 gennaio 2015

 

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