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10 marzo 2015 / miglieruolo

Complotti? È il Capitale in sé un complotto

di Mauro Antonio Miglieruolo
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Parlare di complotti è considerata impresa poco seria. Troppo spesso infatti li si è evocati poco seriamente. Nei fatti però, guardando bene nelle cose, risulta che i complotti esistono, sono quotidiani, essendo il Capitale in sé a costituire un complotto. Un enorme complotto contro l’umanità.

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Bisogna intendersi, comunque. Non è delle trame oscure di cui oggi sono piene le convinzioni degli italiani, che parlo; non del presunto tradizionale accordo tra forze occulte che segretamente tramano contro l’umanità, miscuglio fumettistico di volontà perverse e male assoluto; ma dei complotti veri e permanenti con cui i settori di punta della classe dominante (forze oggettive che utilizzano quelle soggettive, che hanno contribuito a determinare) controllano e coartano le vite dei poveri dominati. Le vite di noi tutti, di coloro che a partire dai primi anni del Novecento, avevano trovato la strada del riscatto. Tra il 1903 e il 1968, il mondo è stato scosso da vari tentativi di dare la scalata al cielo, ottenendo non il cielo ma almeno la possibilità di contemplarlo con animo meno angosciato e più ricco di prospettive.
Purtroppo, durante il cammino, quelle forze, sotto la pressione degli innumerevoli complotti del capitale, complotti veri, aggressioni vere, messa in campo delle spropositate potenze materiali che il controllo dell’economia fornisce, si sono perse. Le sirene del riformismo, l’illusionismo gradualista hanno trionfato. Di tutto quello che era stato costruito, non restano che macerie. Non resta allora (la casa del comunismo essendo da troppo tempo abbandonata) che costruire altrove, con nuovi strumenti (anche teorici). Senza comunque dimenticare la lezione del passato. La grande lezione della Rivoluzione d’Ottobre e di quella Cinese. Sarebbe esiziale. Un asso passato sottobanco ai bari dell’ideologia liberista.
18febb6-ubis312La lunga notte del monopolio dell’offensiva capitalista, quale unica ideologia in campo, sembra però stia per finire. Non più in Europa la parola opposizione è riassunta da nomi indigeribili quali Nigel Farage o Marine Le Pen. Una nuova alba si annuncia, nuove prospettive. Syriza in Grecia, Podemos in Spagna sono i primi segni dei fermenti che percorrono il continente, testimoniati per altro dalle piccole formazioni di sinistra in crescita dappertutto. L’illusione liberista, per mezzo della quale la borghesia è riuscita ad annullare tutte le conquiste dei lavoratori, si avvia rapidamente al tramonto. Più però per merito del Capitale che del Lavoro.
Il Capitale, uguale a qualsiasi altra forza vivente, si nutre dell’ambiente in cui è collocato; lo usa, lo manipola, lo trasforma in vista del proprio accrescimento. A differenza però dei viventi che, raggiunto un certo stadio, si limitano a vivere dell’acquisito, il capitale non può fermarsi, deve continuare a crescere, altrimenti muore. Vita sua, morte nostra. Della Terra stessa, forse. Ma anche di se stesso, del capitale. Uguale al predatore Coeurl di Crociera nell’Infinito di Alfred Van Vogt, esso continua a mietere vittime finché desertifica il proprio habitat, trascinando se stesso nella rovina del mondo. Hai voglia di complottare! Alla lunga gli stessi complotti si rivoltano contro chi li promuove.
Ma così procede il capitale, accumulando denaro e follia. Incontrerà il Grosvenor della situazione, portatore di una nuova scienza (nel nostro caso la Scienza della Storia, cioè il marxismo) che ne determinerà l’annientamento? La risposta è sì, anche se è ignoto il quando.
18febb7uc_082_van_vogtbMarx ne era convinto. Poneva è vero l’alternativa “socialismo o barbarie”, ma riteneva di gran lunga prevalente la prima possibilità. Così credo anche io. Non per ammirazione e acquiescenza a Marx. Per l’orrore che l’avanzata della barbarie genera nelle masse. Un orrore che sta producendo una sana reazione di rigetto.
Il dubbio, perché un dubbio esiste, non riguarda dunque le possibilità del futuro, riguarda il ruolo che l’Italia sceglierà di avere in questa imminente epifania della sinistra. Se lo stupore e lo sconforto, foriero di passività, che attualmente dominano la scena politica, continueranno a prevalere sulla rabbia e sull’indignazione, oppure i lavoratori decideranno di riprendere di nuovo nelle mani il proprio destino e imporre la loro volontà al capitale. Imporgli cioè di smettere di complottare contro il lavoro. Meta realizzabile solo mettendo in campo una controffensiva vigorosa che lo costringa sulla difensiva. Lo costringa a badare su come tenere insieme alla meno peggio la situazione, invece di turlupinare e ulteriormente sfruttare le masse.
L’alternativa è secca: continuare a subire i complotti del capitale (personificate nei governi Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi) oppure levarsi a combattere contro tutti i nostri mali per risolutamente finirli (Shakespeare). In altri termini dare il primo passo alla lunga marcia contro le istituzioni che ci porterà al socialismo.
Ci convinceremo per tempo che questa non è una possibilità, ma l’unica possibilità?

 

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