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11 marzo 2015 / miglieruolo

Raddrizzata – in modo permanente

dal blog di lunanuvola

di Maria G. Di Rienzo

***

Intercettazione ambientale n.1, 5 maggio 2014:

Michele Buoninconti (marito dell’assassinata Elena Ceste),

https://lunanuvola.wordpress.com/2014/10/25/pensateci-bene-uomini/

parla con due dei suoi figli:

“Loro vogliono sentire solo questo, che tra di voi non andate d’accordo. Così uno va da una parte, uno da un’altra parte… Vi va bene vivere così, separati? E a me, perché mamma è… chissà dove, mi mettono ancora da un’altra parte. A casa nostra sai cosa ci fanno venire? Le zoccole, le straniere, a fottere! Perciò cercate di essere bravi tra di voi. Mi avete visto litigare con mamma?“.

Figlio 1: “Sì”.

Figlio 2: “E lo chiedi?”.

Buoninconti: “Eeeh, loro questo vogliono sentire. Se glielo dite, state tranquilli che mi mettono da un’altra parte.”

Intercettazione ambientale n. 2, agosto 2014.

Michele Buoninconti è in automobile con i figli:

“Con mamma – dice – c’ero riuscito a farla diventare donna. Solo, vai a capire cosa ha visto! Diciotto anni della mia vita per recuperarla, diciotto anni per raddrizzare mamma!“

Buoninconti è stato arrestato per l’omicidio della moglie e l’occultamento del suo cadavere. Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice per le indagini preliminari Marson dice che la sua colpevolezza emerge “in maniera dirompente”: ha messo in piedi un “castello di menzogne” e ha posto in essere “vani tentativi di depistaggio”, la sua condotta “dimostra che la scomparsa e il successivo ritrovamento del cadavere (…) non sono stati il frutto di accadimenti accidentali né di scelte estreme volontariamente intraprese” dalla donna.

Buoninconti viene descritto come “un soggetto al quale nulla deve sfuggire, interessato ad avere tutto sotto controllo, a gestire e organizzare la vita del suo nucleo familiare secondo regole non sindacabili”, che ritiene Elena “una moglie e una madre inadeguata”, “una donna infedele e inaffidabile”.

Per quanto riguarda i figli, “Di estrema gravità, anche nell’ottica di valutare la personalità dell’indagato, è il metodo sottilmente intimidatorio utilizzato per raggiungere lo scopo, suggestionando i propri figli più giovani con la paura tratteggiando uno scenario di allontanamento dalla casa e separazione dagli altri fratelli e dal padre” e quando ha accompagnato una delle figlie all’interrogatorio “si è preoccupato di far sì che il suo racconto si uniformasse a quello degli altri figli maggiori”.

Se quest’uomo è colpevole dell’omicidio di Elena Ceste lo dirà la sentenza al termine del processo.

Che sia un pessimo padre, un misogino, un sessista, un megalomane convinto di avere il potere di far “diventare donna” una donna e un violento convinto di avere il diritto di “raddrizzare” sua moglie – e non dev’essere stato facile tenerne dritto il cadavere per buttarlo in acqua, chiunque lo abbia fatto, ve lo dico io. Maria G. Di Rienzo

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