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22 marzo 2015 / miglieruolo

La svastica sul sole

dal blog di lunanuvola di Maria G. Di Rienzo

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E’ un adattamento televisivo in quattro puntate, “si ispira a”: vediamo di non metterci a strillare “Hanno saltato pagina 32!” – come fece un fan di Tolkien al cinema dopo i primi minuti de “La Compagnia dell’Anello”… inoltre, ragazze/i, è l’adattamento di un libro di Philip K. Dick (“The Man in the High Castle” – “La svastica sul sole”) complesso e intrigante, in cui non osavo sperare.

la svastica sul sole

E’ inevitabile, sul piccolo e grande schermo, che i lavori letterari siano interpretati per rispondere ad un media diverso e risultino quindi differenti dagli originali: per quanto riguarda Dick, il mitico “Blade Runner” è e non è “Do Androids Dream of Electric Sheep?”; se “A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare” ha poche discrepanze con il romanzo, “Rapporto di minoranza – Minority Report” prende a prestito un’idea e racconta tutt’altra storia.

Ma eccoci a “La svastica sul sole”: la prima puntata è uscita il 15 gennaio, l’ho vista e la promuovo senza esitazioni soprattutto per la minuziosa, squisita, attenzione ai dettagli. La realtà alternativa, in cui i nazisti hanno vinto la II guerra mondiale e si sono spartiti il territorio statunitense con il Giappone è resa a livello visivo in modo assai credibile e coinvolgente (e non era facile).

Nel 1962 alternativo le camicie nere controllano le strade di New York, su quelle di San Francisco sono all’opera i poliziotti giapponesi; la tv mostra di continuo nazisti in uniforme nei telegiornali e nei programmi di intrattenimento; le vie cittadine sono un tripudio di svastiche e poster di Hitler; gli ospedali eliminano e cremano disabili e malati terminali: le loro ceneri al vento cadono sulle fatalistiche scrollate di spalle degli altri cittadini. La popolazione americana sembra infatti acquiescente e rassegnata, dopotutto il nazismo ha portato la crescita economica (suona qualche campanello?), ma ovviamente c’è un gruppo di “resistenti” che non si rassegna alla scomparsa dei diritti civili e al pugno di ferro con cui la cittadinanza è governata/controllata.

Nel mentre seguiamo i protagonisti e i loro contatti, fortuiti o voluti, con la resistenza, capiamo come essi si intrecciano alle grandi manovre in atto fra le due potenze alleate ma non leali l’una all’altra – e come forse finiranno per determinarne l’esito: i giapponesi temono che con la morte dell’anziano Hitler, stimata per prossima (nel telefilm si dice che abbia il morbo di Parkinson, non so se ricordo male ma nel libro mi pare avesse la sifilide), il fragile equilibrio sarà spezzato dalle mire degli altri gerarchi e vi sarà di nuovo guerra…

Notevole anche, in questa prima puntata, che l’unico personaggio femminile degno di rilievo nel romanzo, dove assumeva gradatamente un ruolo di spicco, sia qui invece il motore della storia sin dall’inizio.

Nel libro era istruttrice di judo, nel telefilm pratica l'aikido

Juliana, compagna di un ebreo in incognito che teme costantemente per la propria vita, viene in possesso tramite la sua sorellastra Trudy di un filmato che sembra vero, un documentario, in cui fra immagini di Winston Churchill e di soldati che tornano dal fronte si dice che i nazisti la II guerra mondiale l’hanno persa! Trudy, uccisa subito dopo dalla polizia giapponese che la stava braccando, lascia assieme al filmato delle indicazioni per un incontro, e Juliana le segue prendendo il suo posto. Ma quando si imbatte in quello che per tutta la puntata è stato raffigurato come un neofita della resistenza, noi spettatori lo vediamo fare con discrezione una telefonata rassicurante al capo della polizia nazista… e aspettiamo la puntata numero 2 mangiucchiandoci le unghie. Maria G. Di Rienzo

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