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28 marzo 2015 / miglieruolo

La colonna sonora

Identificare cos’hai fatto di sbagliato – Assicurare alla parte offesa che non ripeterai quanto hai fatto di sbagliato – Chiedere se e come puoi rimediare: questi tre “movimenti” costituiscono il cosiddetto scusarsi, un’antica pratica in uso nelle relazioni umane che in Italia nessuno usa più.

L’incapacità di distinguere fra la persona (e il rispetto ad essa dovuto) e le sue azioni (che possono essere errate, causare dolore, ecc.) è il fulcro principale dell’abbandono della pratica nel nostro paese. “Se ho offeso qualcuno mi dispiace.”, dicono per esempio nostrani sessisti e misogini quando sono costretti a rispondere dei loro insulti alle donne, “Probabilmente sono stato frainteso. La frase fuori dal contesto può sembrare (quel che volete) ma tuttavia basta farsi una risata, no? Io amo le donne!”

Poiché non riconoscono come insultante e offensivo il loro comportamento, verosimilmente non lo cambieranno. Le principali ragioni per cui sono “dispiaciuti” non sono collegate all’aver offeso qualcuno, sono bensì il fraintendimento delle loro intenzioni e la condanna delle loro azioni. Inoltre, sarebbe bastato un po’ di umorismo per mettere tutto a posto – ma è notorio che le femministe ne sono prive, eh?

“Io non intendevo offendere Tizia, figuriamoci, non sono sessista, ma lei purtroppo ha preso il mio scherzo come un insulto.” Il che implica: a) il dover tener conto di supposte riflessioni interiori non espresse e non verificabili; b) che le donne possono prendere gli insulti per qualcosa di diverso, basta ci mettano un po’ di buona volontà. Se le donne hanno scelta nell’essere offese o no dal sessismo, possono scegliere di farselo piacere, e questo risolve ogni problema su qualsiasi cosa uno stronzo decida di dire: scusarsi? Per cosa???

“Mi hanno detto che qualche donna si è risentita perché io (quel che volete). Credo che queste persone non sappiamo veramente chi sono e quel che faccio, ecc.” Perché in effetti è impossibile che una donna capisca quel che succede quando lo vede succedere e lo disapprovi: deve prima fare un po’ di ricerca, seguire una dozzina di link consigliati e riflettere molto, molto, molto bene prima di dire che qualcosa la ferisce. Non è titolata a provare indignazione, se detta indignazione è rivolta alle azioni di un uomo. E ribadiamo, cos’è tutta questa cagnara? “Volevamo solo divertirci un attimo, diamine!”

“Se la misoginia ha una colonna sonora essa è fatta di risate in sottofondo. – dice Abigail Bray in “Misogyny Re-Loaded” – Le risate istruiscono il pubblico sul fatto che non solo è permesso ridere dell’oppressione delle donne, ma che ci si aspetta tu ne rida.” Maria G. Di Rienzo

PROBLEMA (donna che parla) RISOLTO (donna gettata via)

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