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4 aprile 2015 / miglieruolo

Non compro aria fritta

Una gentile lettrice mi ha chiesto perché non ho scritto nulla sulla versione cinematografica di “Cinquanta sfumature di grigio” e cosa penso della scena BDSM ecc. La prima risposta è che non essendo un servizio pubblico non mi sento in dovere di commentare tutte le notizie più “in” del momento. La seconda la darò al termine del paio di spiegazioni che seguono.

Innanzitutto, la situazione descritta nel film e la scena BDSM non coincidono. Manca l’elemento fondamentale di quest’ultima, il consenso. Top e bottom, dominatore/dominatrice e sottomesso/a, si accordano sempre sullo scenario in cui reciteranno le loro parti e nella maggioranza dei casi concordano una parola chiave per la sicurezza (“safe word”) che chi subisce userà in caso la recita si stia spingendo oltre quello che lui/lei vuole. Personaggi pubblici della scena BDSM stanno ripetendo in questi giorni in una varietà di lingue, per chi li vuole ascoltare, che con le cinquanta sfumature di abuso loro non hanno nulla a che fare: safe, sane, consensual è il loro motto, e cioè quel che fanno risponde a criteri di sicurezza, salute e consenso.

Rose di DogaYonv

Una di essi, Samantha Field, racconta di essere stata fidanzata con un tipo come Grey per tre anni, tre anni di “abuso verbale, fisico e sessuale”: “Ruppe il nostro fidanzamento tre mesi prima del matrimonio. La sua sola spiegazione fu che non poteva fidarsi del fatto che sarei stata adeguatamente sottomessa. Ero stata orgogliosa, avevo avuto un’aria di sfida, gli avevo disobbedito in mesi recenti e a causa di ciò lui non mi avrebbe conferito il titolo di “moglie”. Nella sottocultura religiosa alla quale appartenevamo entrambi io avevo commesso un grave peccato quando gli avevo detto che non poteva più trattarmi così male: secondo il punto di vista della maggioranza dei miei amici e delle nostre guide, meritavo di essere scaricata.

Perciò, ieri sera, quando ho visto Christian Grey colpire Anastasia Steele per aver espresso frustrazione dopo che lui aveva rubato la sua automobile e gliel’aveva venduta sotto il naso io mi sono sentita Anastasia Steele. Ho trovato allarmante che il film si sovrapponesse alla mia esperienza d’abuso e il modo in cui il pubblico è condizionato ad accettare Christian come “un romantico”. Quale membro della comunità BDSM ero orripilata e nauseata da quello che mi veniva mostrato. Ma mentre sedevo al cinema fra un centinaio di altre donne ero ancora più orripilata dal fatto che stavamo tutte prendendo lezioni per l’abuso.

Quando lui arriva dove lei lavora, dove averla incontrata una sola volta e senza sapere nulla di lei eccetto il suo nome e la scuola che frequenta, non è disturbante che agisca da stalker: è dolce, si sta interessando a lei.

Quando lei si sveglia in un letto estraneo, con addosso abiti che non ha scelto, non è una clamorosa violazione dei limiti: mostra solo che lui è premuroso.

Quando lei rigetta l’offerta di essergli sottomessa, non è disturbante che lui irrompa nel suo appartamento: lo fa perché la desidera moltissimo – e ha persino portato del vino.

Il pericolo in “Cinquanta sfumature di grigio” è che fa quel che chi abusa fa: indurci a pensare che l’abuso sia normale.”

E non è per nulla nuovo. E’ quel che fa l’intera serie di “Twilight”. E’ quel che fanno un buon numero di manga giapponesi e drama coreani. Molti di tali prodotti condividono questo tipo di narrativa: lei è una fanciulla innocente e pura, dal cuore limpido, che si innamora di un uomo incredibilmente attraente (de gustibus) e più spesso che no ricco sfondato. Quelle rare volte in cui si accorge di lei, lui la tratta come immondizia, la umilia, la aggredisce verbalmente e fisicamente, può persino rapirla, forzarla ad abbracci e baci, e distruggere le sue cose (Boys over Flowers: che si apre con un tentativo di suicidio causato dal bullismo dell’incredibilmente attraente e dei suoi compari).

Tuttavia, lei lo ama: perciò non denuncia quest’emerito stronzo, ma continua a saltellargli intorno e a mostrargli solo sorrisi e gentilezza sino a che il gelido cuore dell’uomo si scioglie e lui si innamora di lei. Nell’ultima puntata la loro relazione è ufficiale (sovente si sposano) e il tutto si chiude sulla convinzione che vivranno il resto delle loro vite felici e contenti.

Cioè, noi raccontiamo alle ragazzine – che sono le principali fruitrici di prodotti del genere – che non importa quanto da schifo un uomo le tratti, non importa se le degrada e abusa di loro, perché basta continuare ad essere pazienti e dolci e lui cambierà. MA NON E’ VERO.

Nella vita reale, uno dei modi più comuni con cui il compagno/fidanzato/marito violento trattiene la donna nella relazione d’abuso è l’assicurarle che le cose “cambieranno”, sino a che la vittima interiorizza il convincimento di essere la sola ad avere il potere e la responsabilità di metter fine alle violenze essendo carina, obbediente, comprensiva, mielosa, più attraente, eccetera. MA NON E’ VERO.

L’abuso domestico tende a crescere proprio perché chi lo commette pensa di non avere alcuna responsabilità al proposito. Come Grey, “non può farci nulla” e tu puoi prenderlo – e basta, lasciarlo è un’altra decisione che non spetta a te, perché tutte le decisioni spettano a lui. Non c’è niente che la vittima possa fare per cambiare chi abusa di lei. E nessuna relazione sana comincia con lo stalking, il furto o la manomissione di una proprietà privata, il rapimento, le umiliazioni, le molestie, le minacce e la costrizione. Normalizzare questo è tossico per le menti di ragazze e ragazzi e incredibilmente pericoloso per chi si trova già in una relazione violenta.

Perciò, cara lettrice, questa è la mia seconda risposta: io non compro aria fritta in assoluto, ma meno ancora quando puzza di marcio. Maria G. Di Rienzo

 

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