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22 maggio 2015 / miglieruolo

A che punto siamo arrivati!

di Mauro Antonio Miglieruolo
***
È da tempo che i commentatori dei media spacciano sfacciatamente e spensieratamente come verità cosmica indiscutibile la loro convinzione che l’autorevolezza di un governo si misura non tanto sulla base della capacità di risolvere i problemi, ma di risolverli scaricandone le conseguenze sulle teste delle masse popolari. Secondo costoro la credibilità e l’eccellenza di qualsiasi esecutivo risiede nel coraggio (io direi: temerarietà) con cui varano misure inique a carico sempre dei più deboli. Un buon governo dunque è quello che minaccia, ricatta, inganna, arzigogola e finge di non fare quello che fa: taglieggiare spietatamente la povera gente, i lavoratori, i pensionati, i precari; e da un po’ di tempo in qua taglieggiare anche i ceti medi, che tanto medi più non sono.

Al riparo dello scudo ideologico di codesti signori (privi di signorilità) i governi si possono muovere con disinvoltura e con disinvoltura manifestare la loro vocazione di boia per la quale sono scelti a fare il mestiere che fanno: sgovernare. Si distingue in quest’opera l’ultimo unto da Marchionne, il governo del “rottamatore” Renzi (che in verità ha rottamato solo chi ha trovato il coraggio di opporglisi). Un governo che fin’ora di nuovo ha solo promosso il vecchio, quel vecchiume utilizzato esclusivamente (ad altro non serve) a far strage di diritti, di pensioni e salari. Da sempre chi lavora è stato sottoposto alla ghigliottina dei reazionari. Renzi, come politico, non fa eccezione. Anzi, si distingue per capacità di ingannare, mentire, svuotare le tasche dei lavoratori e restare impermeabile alle loro istanze e lamentele.

Ma costoro, questa bella combriccola di governanti (si fa per dire) e impiegati dei media, di cotanta perpetua ingiustizia, non si contentano. Per loro è naturale che un esecutivo si preoccupi soltanto di menare botte da orbi sulle spalle degli innocenti. A mettere il bastone tra le ruote all’attività di coloro che, in mezzo a mille difficoltà e a costo di grandi fatiche e sacrifici, mandano avanti la società. Siamo nel Duemila, che diamine, bisogna innovare, pretendere di più. Occorrono audacie e coraggi ulteriori. Dobbiamo essere nuovi, pragmatici, in grado di vedere e andare oltre le norme (i famosi lacci e lacciulo con i quali vanamento si è tentato di contrastare le malefatte di LorSignori): oltre persino le stesse norme costituzionali.

Il governo decide di operare tagli iniqui alle pensioni sotto forma di non adeguamento delle pensioni all’inflazione (neanche a quella programmata, sempre inferiore a quella reale)? Bravo, bene, essendo iniquo, si proceda. Se non ché l’Alta Corte si sveglia e boccia il provvedimento, imponendo la restituzione del malloppo. Una decisione del genere, venendo da una fonte tanto autorevole, uno penserebbe che non lascia spazio che al solo problema di trovare i soldi per ottemperare. Raggranellando soldi qua e là, nei tanti canali dove le risorse dello stato vengono gettate. Ad esempio, buttati per acquistare i funesti, inefficienti F24; oppure spesi per finanziare le famigerate “missioni di pace” all’estero. Il buon padre di famifglie si preoccuperebbe di contenere gli sprechi assumendo qualche iniziata adatta a contrastarela corruzione (punendo corrotti e corruttori; confiscando i loro beni; scoprendo gli evasori fiscali ecc.). O magari imponendo, dopo tanto averne parlato, una patrimoniale sugli abbienti (contribuirebbero a risollevare le sorti della nazione anche loro: finalmente!). Niente di tutto questo. Per la Banda Bassotti fatta di politici e giornalisti che molto poco democraticamente, a furia di trucchi elettorali, si è impadronita del paese, il problema è come non applicare o applicare parzialmente la sentenza della Corte. Il problema è quello al quale si ricorre con sempre maggiore frequenza negli ultimi anni: diritti o meno, costituzione o meno, trovare il pretesto giusto, un qualsiasi straccio di motivazione che faccia ingoiare alle masse l’ennesima prevaricazione. Alla quale si cercherà di dare una veste giuridica decente, anche se rattoppata alla peggio.

La soluzione a tutt’oggi non è ancora data. Si ignora cosa effettivamente l’esimio chiacchierone che le istituzioni ci hanno imposto come presidente del consiglio, a parte la (per lui) sacrosanta necessità di beffare i pensionati, abbia intenzione di fare. Le ipotesi formulate sono tante. Restituire solo ad alcuni, restituire il 50%, dilazionare, pagare in bot ecc. Di una sola cosa possiamo essere certi. Che se qualcosa verrà restituito, questo avverrà prima delle elezioni regionali (in Italia qualsiasi decisione favorevole alle masse popolare arriva sempre alla vigilia di una qualche elezione: bisognerebbe farne di più di queste elezioni!). Il quanto e il come effettivo non è dato sapere. Non per discrezione, moderazione o contegno da parte dell’esecutivo, che a tali parole non annette né ammette alcun significato. Ritengo si stia solo temporeggiando in cerca di un inghippo con qualche apparenza di ragionevolezza che giustifichi l’ennesimo esproprio a danno dei pensionati. Uno che possa essere spacciato come corretto, inevitabile e opportunosono certo che lo si troverà. Non siamo forse nella patria della furbizia e del diritto?
Il diritto del più forte. Sì.

 

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