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24 maggio 2015 / miglieruolo

Qualche domanda sull’Expo di Maria G. Di Rienzo

Quanti erano i manifestanti devastatori? Nessuno lo sa. I numeri vanno da 90 a 500. Persino io, che non frequento la matematica con passione, se fossi stata presente come giornalista avrei fatto di meglio. Quante persone sono state arrestate (e non è dato sapere con certezza se facessero parte o meno del gruppo summenzionato)? Idem. I numeri vanno da 5 a 20.

Milano, 1° maggio 2015

Perché la polizia non riesce a fermarli, prevenirli, contrastarli da circa 15 anni?

Tutti i politici italiani, compresi quelli che chiedono le dimissioni del Ministro Alfano, si sono diffusi nelle lodi dell’operato delle forze dell’ordine. La stampa estera manifesta alcune perplessità sulle avvisaglie non prese sufficientemente sul serio; io vorrei chiedere conto delle tecniche. E’ dagli anni ’70 dello scorso secolo che in fotografie e filmati (e di persona quando ero presente) vedo poliziotti travestiti da manifestanti. I solidi, muscolosi e sovente attempati “black-blocconi” di stato erano, chiedo loro di perdonarmi, francamente ridicoli. Ai giorni nostri non sono costretti a tenere i capelli lunghi o a indossare camicie fiorite con le frangette – la divisa nera gli si confà maggiormente – ma sono sempre riconoscibili a colpo d’occhio, se non altro perché vanno avanti e indietro dai furgoni dei colleghi e scambiano informazioni con questi ultimi.

Quindi, sono almeno 35 anni che i poliziotti adottano questa tecnica. E’ almeno da Genova 2001 che chi vuol disfare una città durante una manifestazione – di solito indetta e organizzata da altri, che i devastatori usano come copertura – lo fa senza incontrare alcun ostacolo degno di nota. Non desidero conoscere particolari attinenti le indagini, per carità, ma se i risultati visibili e noti di questo artificio poliziesco si concretizzano nell’arresto di (al massimo) 15 persone – e il loro arresto non significa automaticamente che siano colpevoli, che facciano parte del gruppo dei demolitori o che possano fornire contributi significativi al non ripetersi della situazione – non sarebbe il caso di riflettere sulle strategie, almeno per il futuro?

Quanti sono i volontari che stanno lavorando gratuitamente per l’Expo? Ho letto “migliaia” e “centinaia”: sapete, fra 1.000 e 100 c’è una dannata differenza, ma fossero soltanto una decina NON CAPISCO perché non li si remunera anche se solo “simbolicamente” e non a regolare tariffa oraria. L’Expo non è un’asta di beneficenza per i bambini che muoiono di fame, è uno show commerciale: e per entrare paghi il biglietto.

E a proposito di bambini moribondi, la definizione dell’Expo del buon Papa Bergoglio è citata a profusione: è “un paradosso dell’abbondanza” che “obbedisce alla cultura dello spreco e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile”. Wow, grande! Ma allora perché il Vaticano ha speso 3 MILIONI DI EURO per il proprio padiglione all’Expo stessa?

Perché i manifestanti devastatori hanno dato fuoco ad automobili, infranto vetrine, gettato fumogeni all’interno di negozi, rovesciato bidoni dell’immondizia eccetera?

Se dobbiamo dar credito a Mattia Sangermano, 21 anni, la ragione è: “Minchia, boh, cioè: nel senso si fa bordello”. E’ anche vero che il giorno dopo Mattia ha dichiarato al Corriere : “Forse non sono stato capito.” Be’, figliolo, in effetti cavare significato – politico, sociale o quant’altro – da quel che hai detto è mestiere per solutori più che abili.

Se dobbiamo dar credito a un po’ di sedicenti rivoluzionari queste creature avrebbero incarnato la rabbia del popolo vessato, dei marginalizzati, dei disoccupati… insomma, dei poveri. Ora, il rolex al polso e l’anello d’oro bianco al dito della fiera manifestante che impietosamente le fotografie hanno immortalato potrebbero – come ha detto qualcuno arrampicandosi non sugli specchi, ma sui fili di paglia – essere delle “patacche”. Perché mai la rivoluzione debba ornarsi degli sfarzi del capitale mi è leggermente incomprensibile, come anche il mutamento di pelle che ha indotto i “poveri” a disfarsi di caschi, abiti, fazzoletti, accessori, persino scarpe, una volta terminata l’incarnazione della rabbia. Per favore, smettete di sforzarvi di impersonare una categoria di cui evidentemente non conoscete nulla e, se proprio insistete in questa attitudine, fate un attimo di ricerca sul nostro gruppo sociale: NESSUNO di noi poveri può permettersi di buttar via tutta quella roba. Nessuno di noi poveri sarebbe riuscito a comprarla: con il danaro relativo avremmo preferito fare la spesa o pagare una bolletta. E quando partecipiamo ad una manifestazione lo facciamo nei nostri vestiti vecchi, marciando nelle nostre scarpe bucate. E orgogliosamente a volto scoperto. Maria G. Di Rienzo

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