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4 giugno 2015 / miglieruolo

Penelope stanca di t’essere

balaustra sull'irreale - by criBo

 

Vorrebbe abbandonare trama e ordito
allontanarsi dall’intreccio
perdere il filo del discorso _subbio e liccio _
salvarsi dal ribattere del pettine
le scie di sottintesi
e diventare quasi evanescente

esserci o no

a volte come estranea
nell’ascoltarsi dire e dubitare
d’avere detto ciò che andava detto
_aumenta la distanza_
tra chi recita un mantra e chi non sente
chi la vorrebbe solo un io narrante

la si scontorna giorno dopo giorno
le si perdona d’essere presente
le si perdona d’essere mancante.

Invece lei
vorrebbe accantonare la matassa
e starsene accucciata ad aspettare
sotto la balconata dei ricordi _un filo d’oro
che termini la tela_

                                    

***
La Penelope d’Omero ha atteso la vendetta di Odisseo e l’ha adoperata come sostituto del perdono.  Come è nata, così è morta, donna simbolo di una dimensione nel quale alla donna non era dato perdonarsi (ma solo chiederlo), perché praticare il perdono è atto di libertà, acquisizione di consapevolezza, il vedere nelle  proprie scelte: è sospensione del giudizio, mai atto contrizione. Essere perdonati se prima non ci si perdona è nulla, pia illusione.
La Penelope d’oggi sa di dover contare solo su se stessa, nessun Odisseo verrà a (fingere di) salvarla, in realtà volendo tutalare i suoi interessi d’uomo. Penelope si salverà da sola, o non si salverà. Si assolverà da sola, o non sarà assolta. Impresa che sembra impossibile, essendo incompiuta dopo tanti decenni (e secoli, e millenni). Pur innocente deve fare i conti con un oscuro indeterminato, del quale è difficile venire a capo.
Per fortuna c’è la poesia, o meglio l’atto poetico che va oltre le aleatorie possibilità del pensiero e della mente. La poesia che a volte spiega (indica la via), altre volte nega (quel che è da evitare). Altre volte suggerisce ciò che la persona, almeno nell’immediato, non intende capire.
Penelope: la si scontorna, vero. Tutti contribuiscono, ognuno sovrappone l’immagine alla realtà. Lo facciamo tutti, nei confronti degli altri e, ahimé! anche contro noi stessi. Io però vedo, settimana dopo settima, a furia di poesie, la persona prendere rilievo. E il filo d’oro che continua a allungarsi.
Lunga vita, Cristina. Piena dell’armonia a cui tendono i tuoi versi. Anche quelli malinconici.
Mauro Antonio Miglieruolo

26 commenti

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  1. lallaerre / Giu 4 2015 00:32

    Come non associarsi all’augurio di Mauro? Lunga vita, Cristina, a te e al filo d’oro della tua poesia.

    • cristina bove / Giu 4 2015 05:28

      Parche permettendo, Lu… 🙂
      grazie

      • lallaerre / Giu 4 2015 12:23

        certo, ma lo sappiano che non sono gradite… 😉

    • miglieruolo / Giu 4 2015 09:24

      Un abbraccio fraterno, Luciana. Un augurio. Un auspicio. Che tu possa tornare. Senza le tue poesie mi seno un po’ più povero. Ma ti leggo e qui e un poco mi consolo.

      • lallaerre / Giu 4 2015 12:22

        Un abbraccio fraterno che ricambio volentieri.

  2. cristina bove / Giu 4 2015 05:57

    Mauro, t’essere o non t’essere, ecco il dilemma.
    Penelope, che con la sua opera mai finita consente il prolungarsi della sua stessa “agonia”.
    Ofelia, mite e remissiva tanto da lasciarsi morire…
    Entrambe appaiono qui, una bene in vista, l’altra celata nel gioco di parole. Entrambe vittime della propria fedeltà a un amore illusorio.
    Rivendico la loro vita, la loro morte, ma, mentre lo faccio, ahimé!, mi accorgo di essere come loro.
    Dovrei perdonarmi di essere stanca.

    grazie delle tue profonde riflessioni, mam
    buona giornata
    cri

    • miglieruolo / Giu 4 2015 09:22

      No, Cristina, questa volta mi vedo costretto a contraddirti. Non devi perdonarti di essere stanca, ma di non esserti già perdonata. Figlia di Dio, meriti tutti i perdoni di questo mondo, ma non ti concedi il tuo. Come fa ogni donna, anche la più rispettabile, come fa ogni uomo, anche il più mite, che rifiuta di accedere a quella dimensione in cui conta solo la gioia che può essere nei cuori, che noi rifiutiamo e che costituisce l’unica possibile fervida preghiera che può essere elevata all’Invisibile: donare la nostra gioia, ecco tutto quello che dobbiamo alla Creazione e che poter donare alla Creazione dobbiamo donare a noi stessi.
      Ma noi, noi tutti, siamo umani, deboli, sempre in procinto di cadere. E siamo qui proprio per imparare, passo dopo passo, vita dopo vita, a non cadere più.
      Ciao

      • cristina bove / Giu 4 2015 17:23

        capisco, Mauro, e so anch’io di dovere molto alla vita.
        sono momenti che ciclicamente si ripresentano, dai quali dovrei prendere le distanze,ma a volte mi riesce, a volte no.
        spero di riuscire a compiere l’ultimo sforzo per imparare ad amarmi.

        grazie ancora
        ciao

      • miglieruolo / Giu 5 2015 00:07

        Guardati con gli occhi dei tuoi tanti ammiratori. Guarda anche i difetti, quelli veri che solo tu sai. Vedi come l’ammirazione scaturisca anche da quei difetti, che completano la tua personalità: non è forse contro di essi, CONTRO I LIMITI DELL’ESSERE UMANO, che si erge la tua poesia? Tu ti sollevi e noi con te. Completa ringraziantodi, grata a te stessa per le cose buone di cui ti fai tramite. R che non inventi perché sono già nel mondo. Le cerchi, le trovi, le sottoponi a noi…

        Vedi Cristina Bove tutta intera. Senza alcuna immagine di perfezione a far da filtro. Il povero essere umano, con le sue miserie e le sue grandezze, che offre qualcosa di sé al mondo.

        Ringrazia per tutti i riongraziamenti che ricevi…

      • cristina bove / Giu 5 2015 14:50

        caro Mauro, è consolatorio che tu sia convinto che l’ammirazione scaturisca anche dai difetti… e io ne ho tanti.
        mi faccio tramite di cose buone, dici, e voglio crederti, anche perché “non invento perché sono già nel mondo. Le cerco, le trovo, quale essere umano con le sue miserie e le sue grandezze” e non voglio offrire cose al mondo, che il mondo non abbia già…
        ringrazio sempre, siine certo-

  3. gelsobianco / Giu 4 2015 22:31

    Come è bello leggere un poesia di Cristina, pregna di profondi significati, e riflettere sulle parole di Mauro!
    E’ un grande piacere essere qui.

    Grazie grazie.
    gb

  4. gelsobianco / Giu 4 2015 22:36

    “Rivendico la loro vita, la loro morte, ma, mentre lo faccio, ahimé!, mi accorgo di essere come loro.
    Dovrei perdonarmi di essere stanca.”
    Eh, sì, Cri, dovresti perdonarti. Avresti dovuto già farlo.
    Siamo tutti così umani.
    E mi accorgo di usare parole di Mauro per risponderti, Cri!
    Sono anche mie. Esprimono ciò che sento.
    Grazie, Cri, per il filo prezioso della tua poesia.
    Un abbraccio
    gb

    • cristina bove / Giu 5 2015 14:38

      grazie della tua presenza, cara, io faccio quel che posso. tesso la mia tela di essere umano, a volte ingarbugliando fili.
      la mia poesia non è un grido, è un affondare lento, da cui, forse, potrò riemergere.
      un abbraccio

      • miglieruolo / Giu 6 2015 08:43

        Per noi che leggiamo la tua poesia non è un grido e neppure un affondare, ma un sussurro pensoso sugli aspetti ignorati dell’esistenza e un’esplorazione su quelli invisibili (o quasi invisibili): o che comunque non attengono ai pensieri ordinari della quotidianità.
        Per il resto ti tieni bene a galla, anche se non ne hai consapevolezza piena. Probabilmente per gli acciacchi dell’età e la perdita di energia, sempre sotto i livellio ai quali eravamo abituati. Ma siamo qui, possiamo guardarci negli occhi e lavorare su di noi. Cosa chiedere di più?
        Non illudiamoci, non è dato all’umano il volo.

      • cristina bove / Giu 6 2015 11:20

        io ci ho provato (scherzo)… ma non mi è stato consentito.. per quanto riguarda la consapevolezza, è altalenante, a volte mi pare di sapere, a volte no.
        ma ce la sto mettendo tutta per non soccombere

      • gelsobianco / Giu 6 2015 12:32

        “Non illudiamoci, non è dato all’umano il volo.”
        Concordo, Mauro. Non è concesso il volo all’umano.

        Cristina ci dona il volo della poesia però.
        E’ un volo che ci porta oltre oltre, è “un sussurro pensoso sugli aspetti ignorati dell’esistenza e un’esplorazione su quelli invisibili (o quasi invisibili)”
        Che grande è il volo che la poesia di Cri ci fa provare!
        E così anche noi umani voliamo. Sì:-)

  5. gelsobianco / Giu 4 2015 22:39

    “Io però vedo, settimana dopo settima, a furia di poesie, la persona prendere rilievo. E il filo d’oro che continua a allungarsi.”
    Oh, Mauro, è così.
    E grazie a te che rendi possibile tutto questo.
    Grazie per questo tuo post profondo.
    Un sorriso vero
    gb

    • miglieruolo / Giu 4 2015 23:58

      I gelsi, specialmente quelli bianchi, sorridono sempre. Chi ha visto l’albero sa della sua sincerità.

      • gelsobianco / Giu 6 2015 13:33

        Grazie, Mauro:-)

    • cristina bove / Giu 9 2015 11:20

      spero che tu stia bene, cara gb.
      grazie dei tuoi bei commenti.
      ci sentiamo presto
      cri 🙂

  6. gelsobianco / Giu 4 2015 22:42

    “t’essere o non t’essere”
    ❤ per te, Cri
    gb

    Chiedo scusa per i miei molti commenti, ma ho colto moltissimo.

  7. lementelettriche / Giu 7 2015 03:10

    L’ha ribloggato su lementelettriche.

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