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6 giugno 2015 / miglieruolo

Alessandra Daniele Vintage – 11

due racconti brevi, accoppiati sotto il titolo “Futuro Breve X” di Alessandra Daniele (1 gennaio 2008 – Carmilla on line)

*

1- ALIENOIR
Quando Ned riprese conoscenza, era bloccato alla sedia e aveva la canna di una pistola pulsar 4G puntata al centro della fronte. Baz lo fissava torvo, col dito sul grilletto.
– Perché? – biascicò Ned, con un brivido violento che gli tagliò il respiro.
Senza scostare la pulsar dal bersaglio, Baz estrasse dalla tasca un cd. Ned non riusciva a capire.
– Cos’è?…
– Quante copie ne hai fatte?
– Ma di cosa?
Baz spostò di scatto la pulsar all’altezza del petto di Ned, e sparò. L’onda di pulsazione gravitazionale sollevò Ned mandandolo a sbattere contro la parete di fondo. La sedia si sfasciò, ma il dolore gli impedì di approfittarne. Rimase a terra finché Baz non tornò a puntargli l’arma alla fronte.
– Adesso dimmi quante copie hai fatto di “Diario Alieno” o la prossima cosa a sfasciarsi al muro sarà il tuo cranio.
Ned finalmente capì
– E’ solo un romanzetto!…
– E’ la cronaca dettagliata della nostra missione come osservatori di Dramen sulla terra! – ringhiò Baz – C’è tutto! Dalle modifiche genetiche che abbiamo subito per sembrare umani, al modo che usiamo per trasmettere le informazioni al comando, a come siamo costretti a sopravvivere senza aiuti dalla base usando la pulsar solo per le emergenze, fino allo scopo finale della nostra ricognizione!
– Ho bisogno di soldi! – urlò improvvisamente Ned. – E non ce la faccio più a fare lavori di merda per tirare avanti su questo pianeta del cazzo! Non ho intenzione di tradire, o di vendere la nostra tecnologia, so bene cosa mi farebbe il comando! E’ solo che, come vedi, ho acquisito sufficiente padronanza di questa lingua terrestre per fare quello che qui chiamano il “ghost writer”. – Indicò il cd. – Quella cosa lì è solo una storia, la venderò come romanzo, sarà pubblicata a nome del terrestre Ben Drown, e io potrò sopravvivere qualche mese senza spacciare crack da un tombino o succhiarlo ai preti di quattro religioni diverse!
– Ma sputtanerai la missione, stronzo! – gridò Baz, mostrando altrettanta padronanza della lingua.
– Ma no! E’una storia che nessuno crederà reale, qui sono abituati a inventarsene parecchie così, la chiamano “Fantascienza”.
Baz sembrò riflettere per un attimo. Poi appoggiò la pulsar sulla fronte di Ned.
– Mi dispiace. – disse in tono solenne, – non posso permetterti di mettere in pericolo la missione.
– Aspetta! – strillò Ned alzando le mani, – ho un’idea! Posso vendere lo stesso la mia storia senza sputtanare niente! Basta cambiarla un po’… renderla meno realistica.
Baz scostò la pulsar di poco.
– Come?
– Invece di osservatori alieni sulla terra potremmo essere… agenti infiltrati in una feroce mega organizzazione criminale… agenti corrotti, violenti e doppiogiochisti che si spiano anche a vicenda…– Baz grugnì. Ned continuò: – Ma sì! Possiamo riscriverlo insieme, e venderlo come thriller-noir!
– E il tuo cliente, quel Wron Dumb, se lo comprerebbe lo stesso?
– Certo! E lo pagherebbe anche di più, il thriller-noir si vende molto meglio della fantascienza!
Baz accennò uno strano sorriso.
– Sì, in effetti può funzionare. Ci si può ricavare un po’ di denaro.
Premette il grilletto della pulsar. Il cranio di Ned esplose.
– Però – disse ripulendo con cura il cd schizzato di sangue – preferisco spenderlo da solo. Questo pianeta di merda è troppo costoso. Meno male che stiamo per spazzarlo via.

*

2 – SOTTO LA CUPOLA
Paul era sicuro che stavolta ci sarebbe riuscito. Avrebbe finalmente smascherato quella cospirazione mediatica, e svelato al mondo che la missione Ares11 era un falso. In realtà nessun uomo aveva mai messo piede su Marte.
Si aggirò soddisfatto per la piccola cupola, calpestando lo strato di sabbia rossastra. L’ambiente marziano pareva ricostruito con la massima cura. “Sicuramente il tipo più solido di plasma olografico che si possa modellare” pensò, toccando una roccia sporgente. Uno sfrigolio improvviso lo fece voltare di scatto.
Un uomo in grigio lo fissava.
Paul estrasse con mani tremanti la pistola-lettore mp3 iGun.
– Ormai che sono arrivato fin qui non riuscirete più a fermarmi! – Armeggiò con l’oggetto luccicante. – Non fermerete la verità!
L’uomo in grigio si infilò lentamente un paio di occhiali dalla montatura pesante.
– Quale verità?
– Quella su questo posto!
– E’ solo un set televisivo.
– Appunto! – sogghignò Paul, spianando l’iGun in faccia allo sconosciuto. – Che ci fa un set televisivo nel perimetro della Space Agency? – indietreggiò, indicando con la testa una roccia sormontata da una rigida bandierina.
– Che ci fa qui questa roccia?! L’ultima volta che l’abbiamo vista in tv non era su Marte?
L’uomo in grigio sospirò.
– E’ una riproduzione, per i documentari…
– Stronzate! – disse Paul, puntando l’iGun – Tutto quello che ci raccontate è falso! Approfittate del fatto che nessuno alza più il culo dal divano per andare a verificare di persona le cazzate che raccontate in tv. Ma è ora di fare luce sulla vera attività della Space Agency!
L’uomo cambiò espressione. I suoi occhiali mandarono uno strano riflesso violaceo. L’iGun diventò incandescente. Paul fu costretto a gettarlo con un urlo.
– Quello che devo dirti ti dispiacerà.
Rimasto per un attimo spiazzato, Paul si scosse, e sferrò un pugno dritto in faccia allo sconosciuto. La sua mano l’attraversò come nebbia. Oloplasma a densità variabile.
Sbilanciato, Paul cadde contro le rocce. Si rialzò, e corse verso il tunnel pneumatico che l’aveva condotto alla cupoletta, saltandoci dentro. In breve si ritrovò a sbucare sulla collinetta da cui era partito.
L’uomo in grigio lo stava aspettando.
– Ti stai sbagliando – riprese, – la Space Agency è davvero arrivata su Marte.
Paul si precipitò alla sua macchina, l’aprì, frugò convulsamente sotto il sedile.
– Marte è la realtà – continuò lo sconosciuto, in tono incolore, – a essere falsa è la Terra. Quella vera è stata distrutta secoli fa. Tu adesso sei su Marte. La cupoletta pressurizzata che hai appena visitato è l’unico ambiente naturale che tu abbia mai visto.
Paul estrasse da sotto il sedile un piccolo Dissolver a scarica elettrica. L’uomo in grigio continuò:
– Un gruppo di privilegiati, in parte responsabili della distruzione, ebbe la possibilità di trasferirsi in tempo in questa grande cupola dove sei nato, l’unico posto su Marte dove era stato ricostruito con successo l’ambiente terrestre, con l’aiuto dell’oloplasma. Ma non riuscirono ad adattarsi. Claustrofobia, paranoia. Forse rimorsi. Così decisero di alterare la loro memoria, mentire ai loro figli. E programmare una serie di Ologuardiani del sistema come me. La nuova Space Agency.
Paul puntò il Dissolver contro la sagoma in grigio, gridando:
– Altre bugie!
– Mantenere questa cupola attiva e credibile è la vera attività della Space Agency – continuò l’Ologuardiano. – La Terra è perduta. Là fuori c’è il vero Marte, però i terrestri preferiscono continuare a crederlo solo una vaga meta futura. Potrebbero rimodellare in qualsiasi forma questo ambiente oloplasmatico, ma hanno scelto di perpetuare le loro antiche illusioni. Il compito per il quale mi hanno programmato è preservare la loro pace immemore. Quindi, visto che insisti a minacciare la segretezza del sistema, devo eliminarti.
Paul azionò il Dissolver, la scarica colpì la sagoma, trasformandola in una informe nube grigiastra.
Paul saltò in macchina, e partì sgommando. Dalla nube scaturì un lampo violaceo.
La macchina inchiodò di colpo, ribaltandosi. Poi rotolò giù dalla collina, ed esplose.
– Pace immemore – ripetè la massa grigiastra, riassumendo forma apparentemente umana.

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