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6 giugno 2015 / miglieruolo

Una donna come me

(“I Could Have Been Mary Jane Veloso” dichiarazione alla stampa di Erwiana Sulistyaningsih – Asia Pacific Forum on Women, Law and Development – http://apwld.org/ – 11 maggio 2015, trad. Maria G. Di Rienzo.

Erwiana è una lavoratrice migrante che è stata vittima del traffico di esseri umani. La donna di cui parla, la filippina Mary Jane Veloso, è stata condannata a morte in Indonesia per traffico di eroina. La condanna è stata “congelata” all’ultimo momento, con Mary Jane davanti al plotone d’esecuzione. Ma la donna potrebbe essere giustiziata in uno qualsiasi dei prossimi giorni.)

Erwiana

Mary Jane Veloso è una lavoratrice domestica migrante, proprio come me. Proprio come me, Mary Jane è stata costretta a diventare una lavoratrice domestica migrante a causa della povertà, a causa dell’impegno a sostenere la propria famiglia, perché non aveva altra scelta. Come me, ha sofferto abusi. Come me, per poco non è morta.

Quando lavorava come domestica a Dubai, Mary Jane fu assalita e finì in ospedale. Dopo un mese in ospedale e il processo per stupro al suo aggressore tornò a casa. Ma non poteva guadagnare soldi, a casa, per sostenere i suoi bambini, e non ha avuto altra scelta che vendere quel poco che possedeva ed indebitarsi con un intermediario che diceva di essere suo amico e migrare di nuovo: le fu detto che avrebbe lavorato in Malesia, come molte altre domestiche indonesiane. Non andò così. Le diedero vestiti nuovi e una valigia e la mandarono in Indonesia, dove avrebbe dovuto restare sino a che non le trovavano un lavoro.

Come me, Mary Jane non era nella posizione di far domande agli intermediari che avevano resto la sua migrazione possibile. Come me, era in debito con loro. Come me, si è fidata di persone che avevano promesso di aiutarla. Come me, non sapeva parlare la lingua locale. Come me, ha dovuto destreggiarsi in un sistema legale che non parlava la sua, di lingua, e che lei non capiva. Ma a differenza di me Mary Jane era un’imputata. E a differenza di me Mary Jane non ha avuto sostegno.

Mary Jane è stata accusata di traffico di droga. Ma a tutti gli effetti è stata Mary Jane ad essere trafficata. Come centinaia di migliaia di altre donne in tutto il mondo, Mary Jane era controllata e costretta a viaggiare come cargo umano per il profitto di altri.

Persino la Commissione Nazionale Indonesiana sulla violenza contro le Donne ha detto che Mary Jane avrebbe dovuto essere trattata come una vittima del traffico di esseri umani, e non come una criminale. Accusata ingiustamente, ha dovuto partecipare ad un processo che non era in grado di capire. Le è stato assegnato un avvocato che ha visto solo durante il processo suddetto.

Le hanno dato un interprete, uno studente che sta imparando l’inglese. Ma Mary Jane non parla inglese, parla tagalog. Quando le hanno chiesto se era pentita di quel che aveva fatto, lei ha risposto “No.”, perché credeva le stessero chiedendo se aveva commesso un reato.

Mary Jane è esattamente come me. E’ come una dei tre milioni di donne indonesiane che sono migrate per lavoro. Migriamo perché dobbiamo farlo. Non abbiamo potere, non abbiamo denaro e siamo messe nelle posizioni più vulnerabili a livello fisico, legale ed economico. Ci sono 278 indonesiani nei bracci della morte delle galere in giro per il mondo. Molti di loro sono come Mary Jane e me stessa. Persone disperate in circostanze disperate.

Il nostro Presidente ha detto che governa per noi, per i meno potenti. Ha detto che non vuole forzare le donne indonesiane a migrare nella vulnerabilità. Ma se veramente vuol fare qualcosa per noi dovrebbe garantire a Mary Jane un processo giusto, perché lei è proprio una di noi. Se dovesse giustiziarla, farebbe del male a noi tutte. Non saremmo più in grado di chiedere giustizia per le migranti indonesiane.

Oggi io voglio chiedere al nostro Presidente: Ucciderebbe una donna come me? O ci dimostrerà che sta ascoltando e Mary Jane avrà un processo giusto?

Mary Jane

Salvare Mary Jane potrebbe essere d’aiuto nel salvare i 278 indonesiani nei bracci della morte. Ma potrebbe anche fare di più. Il suo caso dovrebbe indurre il nostro governo a ripensare i sistemi giudiziari che falliscono nei confronti dei migranti. Il governo delle Filippine è intervenuto così tardi da essere quasi fatale. Il nostro governo deve provvedere completa assistenza legale ai lavoratori migranti e perseguire i veri trafficanti, alcuni dei quali lavorano ufficialmente nel settore immigrazione. Noi sappiamo che potremmo salvare vite e riunire famiglie.

Ma è necessario che il nostro governo faccia di più. Il nostro governo, in primo luogo, dovrebbe impegnarsi in azioni concrete affinché persone come me e Mary Jane non siano più costrette a migrare. Se il nostro governo ci assicurasse lavori decenti a casa, mettesse fine agli espropri di terre e garantisse giustizia nello sviluppo, noi non avremmo bisogno di migrare, non dovremmo affrontare lo sfruttamento, non diventeremmo vittime del traffico di esseri umani e non rischieremmo condanne a morte – da parte dei sistemi legali o per mano dei nostri datori di lavoro.

Con l’aiuto dei movimenti popolari io ho ottenuto giustizia (Ndt.: Erwiana soffrì abusi e torture da parte dei suoi datori di lavoro a Hong Kong). Chi mi ha attaccato e torturato è dietro le sbarre, non io.

Mary Jane è identica a me. Con l’eccezione del fatto che io sono libera. E non riposerò sino a che Mary Jane e tutte le donne saranno libere.

 

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