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10 giugno 2015 / miglieruolo

Chiedete e vi sarà dato… di Maria G. Di Rienzo

… voglio dire, provateci.

Egregio candidato / egregia candidata,

le scrivo per aver conferma della sua posizione sulla violenza di genere e del suo impegno al contrasto della stessa: si tratta di violenza domestica, violenza sessuale e abusi di cui le donne sono la stragrande maggioranza delle vittime. Gli studi più recenti dell’Unione Europea riportano che una donna su tre, in Europa, fa esperienza di violenza fisica e/o sessuale; la violenza contro donne e bambine è allo stesso tempo causa e conseguenza della diseguaglianza di genere e resta una delle maggiori minacce globali ai diritti umani.

Il clima culturale che giustifica e alimenta la violenza di genere è completamente visibile nei media italiani (“Violence against women and media: advancements and challenges of a research and political agenda” – Unesco 2014): essi riproducono ad oltranza stereotipi sessisti che associano l’identità maschile con violenza, aggressione, potere e indipendenza, mentre le donne – usualmente stereotipate come oggetti sessuali o persino come mere parti del loro corpo – sono mostrate vulnerabili e dipendenti dalle azioni degli uomini: di conseguenza la sessualità femminile diventa mera disponibilità per il “consumo” maschile. Mentre in Italia ci si rifiuta persino di parlare di questo, i commentatori esteri trasecolano: “Scarsamente vestite ed alterate chirurgicamente per ottenere la “perfezione”, stanno prive di voce accanto a presentatori stagionati e ammiccanti. Le loro lunghe gambe, le vite minuscole e i larghi seni sono accentuati dalle angolature delle riprese, più adatte alla pornografia che a trasmissioni pubbliche. Queste sono le donne che sfilano sugli schermi della televisione italiana in prima serata, oggettificate in una proporzione che non ha parallelo nelle altre reti televisive europee. Se le informazioni sulle donne italiane derivassero unicamente dalla visione che ne hanno i loro media, si dedurrebbe che le donne esistono solo come oggetti sessuali da svilire e umiliare. (…) Nella tv italiana è impossibile trovare la rappresentazione di una donna apprezzata per qualcos’altro che non sia la sua apparenza. In modo allarmante, tali immagini si sono mosse fuori dalla televisione e si manifestano nelle realtà della vita italiana. L’Italia è fra i paesi peggiori d’Europa per quel che riguarda il divario di genere.” Elizabeth Cotignola per “Fusion”, 16.12.2014

Infatti, solo per fare un esempio, una professionista di qualsiasi tipo in Italia guadagna in media il 41% in meno del suo collega maschio: a parità di qualifiche e di ore lavorate. Ma non basta. In Italia negli ultimi due anni sono aumentati maltrattamenti e violenze contro donne e bambine, sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile (dati del Ministero dell’Interno 2015).

Il brodo di coltura della violenza di genere ha trovato ambiente favorevole nelle nuove tecnologie informatiche. Internet ha 4 milioni e 200.000 pagine che offrono pornografia: 100.00 di esse offrono pornografia infantile. E’ un’industria da 97.06 miliardi di dollari l’anno a cui è direttamente collegato il traffico sessuale di donne, bambine e bambini. “A questo punto, possiamo dire che ridurre le donne ad oggetti sessuali e renderle disponibili per il consumo tramite la comunicazione e le tecnologie informatiche sembra essere la più drammatica delle espressioni dell’era digitale.” (Vega Montiel, 2013). Ma in Italia non vogliamo parlare neppure di questo, perché timorosi del coro delle vestali della “libera espressione”, che è in realtà il libero sfruttamento e la libera brutalizzazione di esseri umani. Sugli schiavi sono solo gli schiavisti a guadagnare.

A proposito. In Italia le politiche economiche attuali, con i tagli al welfare e le rottamazioni delle tutele al lavoro e delle reti sociali di sostegno, hanno avuto un impatto sproporzionatamente alto sulle donne, spingendone molte in condizioni di disoccupazione e povertà (e già in precedenza il nostro tasso di impiego femminile era il più basso d’Europa): questo ha una relazione negativa diretta con la possibilità per una donna di sottrarsi alla violenza – senza indipendenza economica, senza rifugi (ne mancano il 92% di quelli appena necessari, come il Consiglio d’Europa continua inutilmente a ricordarci), senza specifici programmi d’assistenza, le donne sono vieppiù forzate a restare con chi abusa di loro.

A questo punto, egregio candidato / egregia candidata, ho qualche domanda per lei:

Intende denunciare pubblicamente la sessualizzazione delle donne e delle bambine come alimentatore della violenza nei loro confronti?

Riconoscerà pubblicamente che questa violenza esiste, che i suoi numeri in Italia sono allucinanti, che le vittime sono in maggioranza assoluta di sesso femminile e i perpetratori in maggioranza assoluta di sesso maschile?

Si impegnerà pubblicamente affinché l’educazione sessuale e l’educazione al genere diventino materie fisse nella scuola pubblica?

Intende impegnarsi pubblicamente affinché le vittime della violenza domestica abbiano completo accesso a programmi e mezzi di sostegno (il che significa in primis stanziamento di fondi e adeguamento ai parametri europei in materia)?

Riconoscerà pubblicamente la necessità di addestrare polizia, magistratura, operatori sanitari e del sociale, sulla violenza di genere?

Nello specifico: cosa intende fare al proposito, in Veneto? Per esempio: i fondamentalisti anti-abortisti usciranno o no dai consultori pubblici? Gli ospedali garantiranno finalmente l’accesso all’interruzione di gravidanza in maniera professionale, o le donne saranno ancora costrette a pellegrinaggi in cerca di un medico che faccia il medico e non il propagandista religioso?

Ci faccia sapere, grazie. Maria G. Di Rienzo.

 

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